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Asl Benevento: Procura chiede giudizio per De Girolamo

Arriva davanti al gip l’inchiesta sulle presunte irregolarità nella gestione della Asl di Benevento che, il 26 gennaio 2014, ha portato alle dimissioni di Nunzia De Girolamo da ministro delle Politiche agricole dopo la pubblicazione di colloqui privati registrati da un indagato all’insaputa degli interlocutori, fra i quali la stessa de Girolamo. Al termine delle indagini preliminari, la Procura della Repubblica di Benevento ha chiesto il rinvio a giudizio della parlamentare (all’epoca Ncd e ora Forza Italia) e di altre cinque persone. I reati ipotizzati, a vario titolo, sono abuso di ufficio, turbativa di gara e offerta di utilità per ottenere il voto elettorale e fanno riferimento a provvedimenti adottati dall’Asl di Benevento fra il 2010 e il 2013. Oltre a De Girolamo, il procuratore della Repubblica Giovanni Conzo e il sostituto Nicoletta hanno chiesto il rinvio a giudizio del direttore sanitario della Asl Gelsomino Ventucci, del direttore generale Michele Rossi, dell’ ex capo della segreteria di De Girolamo, Luigi Barone (oggi componente del Direttivo Nazionale di Ncd), di un altro collaboratore della deputata, Giacomo Papa, e del sindaco di Airola (Benevento), Michele Napoletano. Le richieste saranno esaminate dal gup il prossimo 29 aprile. De Girolamo dice di non essere “sorpresa dalla richiesta di rinvio a giudizio per tutti i reati” che la Procura le contesta “avendo da tempo maturato il convincimento – spiega – che la conduzione delle indagini da parte dei due pm di Benevento sia avvenuta in palese violazione di precise norme processuali che ho da tempo sottoposto alla valutazione sia del gip, sia della Procura generale e del Ministero di Grazia e Giustizia”. “La celerità nel richiedere il mio rinvio a giudizio – attacca De Girolamo – senza neanche attendere le decisioni del gip che ha già fissato una udienza camerale per il 23 marzo per decidere sulla richiesta di inutilizzabilità delle registrazioni abusivamente effettuate nel mio domicilio e sulla sorprendente richiesta di archiviazione di Arnaldo Falato (dirigente della Asl di Benevento, ndr) e Pisapia è inspiegabile e non potrà non essere oggetto di ulteriori iniziative da parte dei miei legali”. Nei giorni scorsi il gip Flavio Cusani ha respinto le richieste dei pm di archiviazione per Pisapia e per Arnaldo Falato. La vicenda comincia il 27 dicembre 2013 quando quattro imprenditori finiscono in carcere e due dirigenti della Asl di Benevento vengono colpiti da provvedimenti cautelari con l’accusa di truffa aggravata e continuata in concorso e peculato ai danni della Pubblica Amministrazione per aver causato un danno da 700 mila euro all’Asl da cui avrebbero intascato decine di mandati di pagamento in cambio di prestazioni mai erogate. Al centro dell’inchiesta c’è la figura dell’ex direttore amministrativo Pisapia, sottoposto agli obblighi di dimora e licenziato a fine 2012. E’ lui a registrare i colloqui degli incontri tenuti nell’estate del 2012 a casa del padre di De Girolamo. Nelle registrazioni – pubblicate dai giornali nel gennaio 2014 – si parla di pressioni sul direttore generale dell’Asl Michele Rossi perché disponga dei controlli al Fatebenefratelli di Benevento, ospedale religioso convenzionato, e per la gestione, appaltata a una cugina di De Girolamo, di un bar all’interno dello stesso ospedale. Registrazioni che portano il gip Cusani a parlare di un “direttorio partitico-politico” che “in funzione di interessi privati e di ricerca del consenso elettorale”, si occupava “con modalità a dir poco deprimenti e indecorose – scrive il gip – di ogni aspetto della gestione della Asl”.

Arriva davanti al gip l’inchiesta sulle presunte irregolarità nella gestione della Asl di Benevento che, il 26 gennaio 2014, ha portato alle dimissioni di Nunzia De Girolamo da ministro delle Politiche agricole dopo la pubblicazione di colloqui privati registrati da un indagato all’insaputa degli interlocutori, fra i quali la stessa de Girolamo. Al termine delle indagini preliminari, la Procura della Repubblica di Benevento ha chiesto il rinvio a giudizio della parlamentare (all’epoca Ncd e ora Forza Italia) e di altre cinque persone. I reati ipotizzati, a vario titolo, sono abuso di ufficio, turbativa di gara e offerta di utilità per ottenere il voto elettorale e fanno riferimento a provvedimenti adottati dall’Asl di Benevento fra il 2010 e il 2013. Oltre a De Girolamo, il procuratore della Repubblica Giovanni Conzo e il sostituto Nicoletta hanno chiesto il rinvio a giudizio del direttore sanitario della Asl Gelsomino Ventucci, del direttore generale Michele Rossi, dell’ ex capo della segreteria di De Girolamo, Luigi Barone (oggi componente del Direttivo Nazionale di Ncd), di un altro collaboratore della deputata, Giacomo Papa, e del sindaco di Airola (Benevento), Michele Napoletano. Le richieste saranno esaminate dal gup il prossimo 29 aprile. De Girolamo dice di non essere “sorpresa dalla richiesta di rinvio a giudizio per tutti i reati” che la Procura le contesta “avendo da tempo maturato il convincimento – spiega – che la conduzione delle indagini da parte dei due pm di Benevento sia avvenuta in palese violazione di precise norme processuali che ho da tempo sottoposto alla valutazione sia del gip, sia della Procura generale e del Ministero di Grazia e Giustizia”. “La celerità nel richiedere il mio rinvio a giudizio – attacca De Girolamo – senza neanche attendere le decisioni del gip che ha già fissato una udienza camerale per il 23 marzo per decidere sulla richiesta di inutilizzabilità delle registrazioni abusivamente effettuate nel mio domicilio e sulla sorprendente richiesta di archiviazione di Arnaldo Falato (dirigente della Asl di Benevento, ndr) e Pisapia è inspiegabile e non potrà non essere oggetto di ulteriori iniziative da parte dei miei legali”. Nei giorni scorsi il gip Flavio Cusani ha respinto le richieste dei pm di archiviazione per Pisapia e per Arnaldo Falato. La vicenda comincia il 27 dicembre 2013 quando quattro imprenditori finiscono in carcere e due dirigenti della Asl di Benevento vengono colpiti da provvedimenti cautelari con l’accusa di truffa aggravata e continuata in concorso e peculato ai danni della Pubblica Amministrazione per aver causato un danno da 700 mila euro all’Asl da cui avrebbero intascato decine di mandati di pagamento in cambio di prestazioni mai erogate. Al centro dell’inchiesta c’è la figura dell’ex direttore amministrativo Pisapia, sottoposto agli obblighi di dimora e licenziato a fine 2012. E’ lui a registrare i colloqui degli incontri tenuti nell’estate del 2012 a casa del padre di De Girolamo. Nelle registrazioni – pubblicate dai giornali nel gennaio 2014 – si parla di pressioni sul direttore generale dell’Asl Michele Rossi perché disponga dei controlli al Fatebenefratelli di Benevento, ospedale religioso convenzionato, e per la gestione, appaltata a una cugina di De Girolamo, di un bar all’interno dello stesso ospedale. Registrazioni che portano il gip Cusani a parlare di un “direttorio partitico-politico” che “in funzione di interessi privati e di ricerca del consenso elettorale”, si occupava “con modalità a dir poco deprimenti e indecorose – scrive il gip – di ogni aspetto della gestione della Asl”.