Processo Greco, il figlio Luigi fu eletto consigliere senza appoggi ‘anomali’


Torre Annunziata. “La bomba al supermercato è stata captata anche dalla casa di Greco”. Le microspie, istallate dagli investigatori a casa dell’imprenditore Adolfo Greco hanno captato anche l’esplosione della bomba al supermercato di Via Pietro Carrese di proprietà dei fratelli Apuzzo. E’ uno degli argomenti, questo, trattati nel corso dell’udienza del processo ordinario Olimpo che si è svolta nell’aula “Siani” del tribunale di Torre Annunziata questa mattina alla presenza del Pubblico Ministero, Cimmarotta, e del collegio giudicante presieduto dal giudice Iannone della Seconda Sezione Penale del Tribunale Oplontino. Assente, ancora una volta, l’imprenditore Adolfo Greco. L “imputato di spicco” dell’inchiesta, rinchiuso nel carcere di Secondigliano, ha rifiutato di partecipare al collegamento in videoconferenza. Presenti, invece, chi in aula e chi in collegamento dalle rispettive prigioni tutti gli altri imputati: Michele Carolei, Raffaele Carolei, Umberto Cuomo, Luigi Di Martino e Attilio Di Somma. L’intera mattinata è stata impiegata per concludere l’esame del teste di polizia giudiziaria Mario Savarese, ispettore in servizio al Commissariato di Castellammare di Stabia. L’ultimo argomento trattato è stato quello dell’esplosione di una bomba al supermercato “Sole 365” per la cui vicenda dovranno rispondere Luigi Di Martino e Attilio Di Somma. Il primo quale mandante e il secondo quale, secondo gli investigatori, esecutore materiale. Inoltre, come si legge anche dall’ordinanza di custodia cautelare, Luigi Di Martino per indurre Michele Apuzzo a consegnare parte della somma, non meglio specificata, pari a oltre 30 mila euro, che la suindicata società avrebbe incassato in forza di un accordo con una piattaforma distributiva di prodotti, incaricava Attilio Di Somma di far esplodere una bomba-carta presso il supermercato “Sole 365””. Tutto questo “a al fine di agevolare l’attività della organizzazione di stampo camorristico dei Cesarano”.
Durante il controesame degli avvocati difensori si è trattata ampiamente la vicenda relativa all’assunzione di Domenico Carolei, figlio di Raffaele Carolei, presso l’azienda di Irollo, cognato di Adolfo Greco. Nel corso delle indagini tra le utenze monitorate dagli agenti del commissariato di Castellammare di Stabia, un team di circa cinque persone, vi era anche l’utenza del figlio di Adolfo, Luigi, che all’epoca dei fatti era in piena campagna elettorale per le elezioni amministrative a Castellammare. E’ il 2013 e Luigi Greco riesce ad ottenere, con la lista Scelta Civica, un seggio in consiglio comunale anche se all’opposizione. Gli avvocati della difesa, tirando in ballo l’argomento, hanno provato a fare chiarezza anche su questo argomento. Il risultato ottenuto nel corso del dibattimento è la totale estraneità della criminalità organizzata al sostegno del giovane Greco in corsa per uno scranno a Palazzo Farnese. Nel corso delle intercettazioni non sarebbero emersi episodi che avrebbero inquinato il voto ed alcuna richiesta di voto alla criminalità organizzata. Non ci sono stati, inoltre, deferimenti all’autorità giudiziaria ed inoltre è emerso come non ci siano stati flussi di voti sospetti nelle sezioni elettorali dei quartieri ritenuti a “rischio”. Luigi Greco “ha ottenuto preferenze generalizzate su tutto il territorio cittadino” e non ci sarebbe stato nessun coinvolgimento diretto con ambienti criminali finalizzati all’elezione. Greco nel 2013 ha ottenuto 677 voti.(eda)
Cronache della Campania@2019

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