La prima sezione della Corte d’Assise d’Appello di Napoli parzialmente riforma le condanne del primo grado contro la federazione mafiosa Reale-Rinaldi-Formicola. Cancellati vent’anni di carcere per i presunti ras Savino e Gianniello, ma per il capozona Marigliano la pena sale a 20 anni.
Un terremoto giudiziario rimodula, senza però scalfirne l’impianto accusatorio centrale, i destini processuali della holding criminale Reale-Rinaldi-Formicola, il colosso di camorra radicato nel rione “Bronx” di San Giovanni a Teduccio e storicamente federato alla corazzata dell’Alleanza di Secondigliano. La prima sezione della Corte di Appello di Napoli ha emesso il verdetto di secondo grado, ridisegnando la mappa delle responsabilità rispetto alla sentenza dell’aprile 2025.
Se in primo grado la terza sezione penale aveva inflitto oltre un secolo di reclusione complessiva, i giudici d’appello hanno optato per una linea che mescola conferme di ferro, sconti di pena strategici e due clamorose assoluzioni. I giudici si sono riservati novanta giorni per il deposito delle motivazioni.
I colpi di scena e i calcoli della Corte
Il verdetto ha riservato ribaltamenti significativi. Il colpo di scena più rilevante riguarda Giuseppe Savino, indicato dagli inquirenti come il “ras del gasolio” , e Domenico Gianniello. Entrambi, gravati in primo grado da una pesante condanna a 10 anni di reclusione a testa, sono stati completamente scagionati: per loro è arrivata l’assoluzione piena «perché il fatto non sussiste».
Di segno diametralmente opposto, invece, la decisione su Antonio Marigliano, blindato dalla difesa degli avvocati Salvatore Impradice e Stefano Montone. Considerato uno dei colonnelli del “Bronx”, Marigliano ha visto la sua spesa penale aggravarsi: partendo da una base di 15 anni e 6 mesi del primo grado, i giudici di secondo grado, nel riconoscere il vincolo della continuazione, hanno disposto un aumento di pena di ulteriori 4 anni e 6 mesi, portando il totale a ben 20 anni di reclusione.
Sconti di pena e conferme blindate
La Corte ha poi concesso le attenuanti generiche a diversi imputati, alleggerendo sensibilmente i verdetti precedenti. La condanna di Mario Reale scende così da 15 a 10 anni di reclusione; Vittorio Folliero passa da 10 anni a 6 anni e 8 mesi; per Giuseppe Milo la sanzione viene rideterminata in 6 anni e 10 mesi (rispetto ai 10 anni e mezzo del primo grado).
Hanno retto invece le accuse principali per Pasquale Esposito, per il quale è arrivata la conferma della condanna a 10 anni, e per il ras Vincenzo Silenzio: per quest’ultimo la condanna è stata confermata nel resto, con una minima spuntata temporale che limita la condotta contestata fino all’anno 2017.
Dal maxi-blitz ai tatuaggi della “46”
L’intera inchiesta affonda le radici nel maxi-blitz scattato a maggio del 2021, un’operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia che portò all’esecuzione di trentasette arresti. Quell’indagine squarciò il velo sulla sanguinosa guerra di camorra combattuta a colpi di “stese” e agguati falliti contro i rivali storici del clan Mazzarella per il controllo del territorio nella periferia est di Napoli.
Un’inchiesta epocale, quella dei pm antimafia, supportata da una fitta rete di intercettazioni telefoniche e ambientali e da un dettaglio antropologico inquietante: i simboli del rione della “46”, il rione di San Giovanni dove gli affiliati più fedeli portavano impresso sulla pelle, come un marchio di fedeltà assoluta al clan, il disegno di un bunker.
I giudici di secondo grado hanno inflitto un totale di 63 anni e 6 mesi di reclusione complessivi (rispetto agli oltre 100 anni del primo grado, complici le due assoluzioni da 10 anni ciascuna e i vari sconti di pena).
Di seguito, l’elenco finale delle condanne
Antonio Marigliano: 20 anni di reclusione (pena aumentata rispetto ai 15 anni e 6 mesi del primo grado per effetto della continuazione).
Mario Reale: 10 anni di reclusione (pena ridotta rispetto ai 15 anni del primo grado).
Pasquale Esposito: 10 anni di reclusione (condanna confermata rispetto al primo grado).
Giuseppe Milo: 6 anni e 10 mesi di reclusione (pena ridotta rispetto ai 10 anni e 6 mesi del primo grado).
Vittorio Folliero: 6 anni e 8 mesi di reclusione (pena ridotta rispetto ai 10 anni del primo grado).
Vincenzo Silenzio: Condanna confermata nel resto, con la sola limitazione temporale della condotta contestata fino al 2017.
Giuseppe Savino: Assolto perché il fatto non sussiste (in primo grado aveva incassato 10 anni).
Domenico Gianniello: Assolto perché il fatto non sussiste (in primo grado aveva incassato 10 anni).
