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Cronaca Giudiziaria

Napoli-Bari: caporalato nei cantieri TAV, turni fino a 20 ore e fatture inesistenti legate ad ARECO

Sfruttamento nei cantieri dell’Alta Velocità Napoli-Bari: salari di fame, alloggi precari e un giro di denaro che attraversa il Mediterraneo Nei cantieri della linea ad alta velocità Napoli-Bari, un’inchiesta della Procura di Napoli racconta una rete…

Napoli-Bari: caporalato nei cantieri TAV, turni fino a 20 ore e fatture inesistenti legate ad ARECO

Sfruttamento nei cantieri dell’Alta Velocità Napoli-Bari: salari di fame, alloggi precari e un giro di denaro che attraversa il Mediterraneo

Nei cantieri della linea ad alta velocità Napoli-Bari, un’inchiesta della Procura di Napoli racconta una rete di sfruttamento della manodopera immigrata al centro di importanti opere pubbliche. Turni lunghissimi, baracche fatiscenti e retribuzioni al ribasso emergono dalle carte dell’indagine coordinata dal sostituto procuratore Henry John Woodcock. Al centro della ricostruzione figurano ARECO S.r.l., formalmente con sede a Portico di Caserta, e l’intermediario egiziano noto come Salah, ritenuti protagonisti di un meccanismo che coinvolge lavoratori provenienti da diverse province campane e oltre. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, l’inchiesta attraversa Napoli, Avellino e Benevento con basi operative nei consorzi “NACA V” di Afragola, “HIRPINIA AV” di Grottaminarda e “TELESE” di Torrecuso.

Il quadro fornito dalle indagini descrive un sistema dove il reclutamento, l’impiego e lo sfruttamento della manodopera extracomunitaria avvenivano sfruttando la loro condizione di clandestinità e la precarietà linguistica e formativa. L’ordinanza evidenzia come molti lavoratori fossero privi di permesso di soggiorno, privi di formazione in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro e costretti a vivere in condizioni oggettivamente degradanti nei pressi dei cantieri.

Le intercettazioni restituite dalla Procura dipingono una gestione della forza lavoro dal carattere estremamente duro. In una conversazione intercettata l’11 ottobre 2024, Antimo Lugubre commenta la situazione: “È come se avesse i carcerati.” E dall’altra parte, la risposta di Dante Salzillo rivela una logica di controllo totalizzante: turni di 10, 12, 14, 16 e persino 20 ore, notte e giorno senza un giorno di riposo. In un passaggio riuscito a emergere dalle tracce audio, Salzillo fa capire che la quantità di manodopera aveva una funzione essenziale per far girare i cantieri, suscitando una riflessione già ampiamente documentata nelle intercettazioni.

Non solo condizioni di lavoro: l’indagine mette in luce anche una gestione contrattuale discutibile e la complessa frontiera tra salari dichiarati e paga effettiva. In una seconda trascrizione, risalente al gennaio 2026, Salzillo e l’intermediario Salah discutono della strumentazione delle buste paga e della differenza tra importi cartolari e pagamenti effettivi, fatto che evidenzia una dinamica di controllo e redistribuzione del denaro.

A corredo di questa frontiera lavorativa, le indagini delineano anche aspetti di natura economica e criminale: circa 300mila euro sarebbero stati trasferiti in Egitto per investimenti immobiliari e persino per l’acquisto di un centro commerciale intestato a Salah. Le cifre emerse includono riferimenti a bonifici e a una catena di societari cartiere finalizzata a frodare il fisco e a mascherare il reale flusso di denaro. Un tema chiave riguarda la possibilità che tali operazioni servissero a sostenere reti familiari o affiliati nel contesto di una gestione illecita della manodopera.

Il disegno irregolare sarebbe stato supportato da operazioni di emissione di fatture per subappalti inesistenti. Per far arrivare i soldi all’estero, gli inquirenti hanno tracciato un percorso che avrebbe coinvolto la società cartiera NJF S.r.l.s. di Marcianise, la GEOTEC WORK S.r.l.s. di Sesto San Giovanni e un conto presso un istituto di pagamento estero indicato come Qonto, di proprietà della Olinda S.a.s. Le verifiche hanno ostacolato il drenaggio dei capitali, con l’interruzione delle operazioni il 18 ottobre 2024, quando l’istituto di pagamento ha deciso di rescindere unilateralmente il contratto per anomalie segnalate.

L’ipotesi dell’indagine va oltre la semplice violazione delle norme sul lavoro: tra le imputazioni figura anche un’aggravante mafiosa, con l’ipotesi che i reati siano stati finalizzati ad agevolare un clan, fra cui il riferimento al presunto collegamento con Belforte. Le indagini proseguono per verificare eventuali ulteriori responsabilità lungo la filiera dei subappalti legati a una delle infrastrutture più strategiche del Mezzogiorno, in un quadro che mette in luce la distanza sempre più ampia tra modernizzazione e sfruttamento della forza lavoro.

In attesa di sviluppi, resta da chiarire quale sia il peso reale delle dinamiche descritte e quali nuove risposte porranno le autorità per garantire condizioni di lavoro dignitose e regolari nei cantieri di una delle opere pubbliche più rilevanti del Paese.

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