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Cronaca

Quarto, ‘Non ci dava i soldi della pensione’: 25 anni ai due fratelli per l’assassinio del padre

La seconda sezione della Corte di assise di Napoli, presieduta da Maurizio Conte, ha condannato a 25 anni di reclusione ciascuno i fratelli Andrea e Michele Di Gennaro, imputati dell’omicidio del padre Antonio, 72 anni, consumatosi…

Quarto, ‘Non ci dava i soldi della pensione’: 25 anni ai due fratelli per l’assassinio del padre

La seconda sezione della Corte di assise di Napoli, presieduta da Maurizio Conte, ha condannato a 25 anni di reclusione ciascuno i fratelli Andrea e Michele Di Gennaro, imputati dell’omicidio del padre Antonio, 72 anni, consumatosi a Quarto il 3 giugno 2025.

La pubblica accusa, rappresentata dal pm Monica Campese, aveva chiesto l’ergastolo per entrambi, ma i giudici hanno concesso le attenuanti generiche, valorizzando l’atteggiamento collaborativo degli imputati e la confessione resa prima dell’arresto.

La dinamica: sonnifero, soffocamento, occultamento

Secondo la ricostruzione accusatoria, il delitto è scattato nel corso dell’ennesima lite in casa della madre, nel parco Russolillo a Quarto, dove il padre si era recato per seguire alcuni lavori di ristrutturazione.

I due figli lo avrebbero prima narcotizzato versando un potente sonnifero nel caffè, poi lo avrebbero soffocato (nelle diverse ricostruzioni si parla di cuscino o, in alcune sintesi, di sacchetto di plastica), legando infine il cadavere per riuscire a stiparlo in una cassapanca. Il contenitore è rimasto per quasi tre giorni sul balcone/terrazzo dell’abitazione.

Il depistaggio e la caduta della menzogna

Dopo l’uccisione, i fratelli hanno tentato un depistaggio: alla compagna della vittima hanno inviato messaggi dal cellulare del 72enne, facendo credere che l’uomo si trovasse in Inghilterra.

La bugia è durata poco. Convocati dai carabinieri, Andrea e Michele Di Gennaro hanno confessato. Il fermo è scattato il 6 giugno 2025; il giudice ha poi convalidato l’arresto e disposto la custodia in carcere per entrambi.

Movente: soldi della pensione e tensioni familiari

L’inchiesta ha indicato un movente economico: i due figli non accettavano più il rifiuto del padre di consegnare loro i soldi della pensione di reversibilità della madre, deceduta alcuni anni prima. A ciò si sommavano ruggini legate alla gestione dell’eredità materna e un rapporto conflittuale con il genitore, ex insegnante di inglese.

La Procura ha contestato l’omicidio volontario aggravato dal legame familiare e, in primo momento, dalla premeditazione, oltre all’occultamento di cadavere.

In aula: la difesa contesta la premeditazione

La linea difensiva, affidata per gran parte del dibattimento al penalista Giacomo Pace, ha contestato la premeditazione, sostenendo che le modalità con cui il corpo fu stipato nella cassapanca dimostravano l’improvvisazione e l’impulsività del gesto. La Corte, pur riconoscendo la gravità del fatto, ha comunque applicato le attenuanti generiche, arrivando alla condanna a 25 anni per ciascuno invece dell’ergastolo richiesto.

La vicenda, data e arresti

Vittima: Antonio Di Gennaro, 72 anni, professore di inglese in pensione.

Data del delitto: 3 giugno 2025, nell’abitazione materna in parco Russolillo, Quarto (Napoli).

Indagati/arrestati: i figli Andrea Di Gennaro (34 anni, personal trainer) e Michele Di Gennaro (42 anni, ingegnere biomedico), fermati il 6 giugno 2025 e poi incarcerati.

Accusa: omicidio volontario aggravato (movente economico e legame familiare) e occultamento di cadavere; ipotesi iniziale di premeditazione.

Sentenza: 25 anni di carcere a testa, niente ergastolo; attenuanti generiche per collaborazione e confessione.

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