Titolo: Regeni, tre ufficiali egiziani condannati per rapimento e coinvolgimento nell’omicidio; Sabir assolto. Una sentenza che rischia di chiudere il caso anche sul piano internazionale
Roma – È una svolta rilevante, anche se parziale, per la famiglia Regeni e per il tono con cui l’Italia guarda al dossier: la Corte d’Assise di Roma ha condannato tre ufficiali della National Security egiziana per il rapimento del ricercatore Giulio Regeni del 2016 e ha riconosciuto, in forma non completa, il loro coinvolgimento nella sua morte. Tariq Sabir, generale di polizia al vertice del dipartimento monitoraggio dei sindacati indipendenti, è stato invece assolto. Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, la sentenza arriva 3.890 giorni dopo il ritrovamento del corpo a Il Cairo il 3 febbraio 2016.
La dinamica processuale èstata complessa: tre imputati sono stati riconosciuti colpevoli di rapimento e sono stati condannati a dieci anni di reclusione. La corte ha escluso le aggravanti contestate, ma ha affermato un’intensa responsabilità di tre funzionari legati al servizio segreto egiziano, nonché la presenza di elementi probatori che avrebbero collegato loro la vicenda nella sua fase cruciale. Sabir è stato assolto dall’accusa principale; la dinamica delle motivazioni della sentenza resta da leggere integralmente.
La decisione ha ricalcato, in parte, le richieste della Procura: nonostante una certa ostilità interna e la mancata cooperazione dell’amministrazione egiziana, il procedimento ha potuto chiudersi davanti a una magistratura autonoma e indipendente, con imputati assenti che sono stati opportunamente rappresentati nel dibattimento. Il procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, ha sottolineato che l’impianto accusatorio ha retto, pur auspicando di leggere le motivazioni per avere il quadro completo del ragionamento della Corte. “Si è riusciti a raggiungere questo risultato nonostante una collaborazione non proficua da parte dell’autorità egiziane”, ha aggiunto, evidenziando una vittoria per la dimensione processuale del caso.
L’esito della sentenza ha ricevuto reazioni diverse da parte degli interlocutori: l’avvocata della famiglia Regeni, Alessandra Ballerini, ha detto che lo Stato deve assicurare il risarcimento del danno e rinegoziare i rapporti con un Paese che, a suo avviso, tortura e uccide. Don Luigi Ciotti ha ricordato che la verità senza giustizia resta insufficiente: “La fame di giustizia rimane insaziata”, ha osservato, pur esprimendo gratitudine per l’impegno della magistratura italiana nel portare avanti una verità che Regeni stava cercando nel corso della sua ricerca accademica.
Dal punto di vista giuridico, la sentenza dispone risarcimenti alle parti civili costituite, tra cui i genitori di Giulio Regeni e la Presidenza del Consiglio dei Ministri, con specifiche provvisionali. I tre ufficiali riconosciuti colpevoli sono stati inoltre interdetti dai pubblici uffici in perpetuo e sottoposti a libertà vigilata per tre anni dopo l’espiazione. I dettagli relativi alle cifre dei risarcimenti sono contenuti nel dispositivo della Corte, che ha disposto anche il rimborso di costi di assistenza e rappresentanza legale.
La vicenda resta aperta sul piano procedurale: se uno degli imputati dovesse comparire davanti a un pubblico ufficiale o nominare un avvocato di fiducia, potrebbe aprirsi la possibilità di una rescissione del giudicato. In tal caso si potrebbe avviare un iter che potrebbe sfociare, eventualmente, in una richiesta di estradizione. La sentenza odierna arriva in un contesto normativo segnato dalla riforma Cartabia, che prevede adeguate tutele per le parti e clausole complesse sui contumaci.
In definitiva, la decisione odierna chiude una fase significativa del caso Regeni, offrendo una lettura di responsabilità delicata ma concreta. Restano da chiarire i profili delle motivazioni complete della Corte e le eventuali ricadute politiche e diplomatiche tra Roma e Il Cairo. La famiglia Regeni guarda ora a una verifica puntuale delle ragioni giuridiche della sentenza, convinta che la verità si debba accompagnare a risposte sostanziali e a misure concrete di tutela per la memoria di Giulio.
