Avellino, dentro le mura del carcere si aprono nuove luci e ombre sull’ennesima tragedia. Il gup del Tribunale di Avellino, Antonio Sicuranza, ha stabilito che il ministero della Giustizia non potrà essere ritenuto responsabile direttamente nel procedimento relativo alla morte di Paolo Piccolo, detenuto nella casa circondariale irpina. Piccolo è deceduto il 18 ottobre 2025, dopo quasi un anno di sofferenze legate alle ferite riportate in un pestaggio avvenuto il 22 ottobre 2024 all’interno della stessa struttura.
La decisione del giudice si inserisce nell’udienza preliminare destinata a decidere se rinviare a giudizio dieci detenuti indagati per omicidio aggravato. Secondo la tesi difensiva presentata dall’avvocatura dello Stato, non emergerebbero responsabilità dirette attribuibili al personale penitenziario. Una lettura che, pur non prevedendo responsabilità dirette della struttura, non esclude altre responsabilità individuali eventualmente emerse nel corso dell’inchiesta.
La famiglia di Piccolo si è costituita parte civile nel procedimento, chiedendo di chiamare in causa anche l’amministrazione penitenziaria. La loro posizione non implica automaticamente un risarcimento, ma apre la porta a un possibile contenzioso civile volto a fare chiarezza sulle circostanze della morte.
Come ricostruito agli atti, nella serata dell’aggressione dieci detenuti avrebbero sequestrato due agenti penitenziari in servizio, per poi raggiungere Piccolo nella sua cella e colpirlo ripetutamente con calci e pugni, integrando l’azione con l’uso di bastoni e altri oggetti. Le ferite riportate avrebbero coinvolto soprattutto l’area cranica, contribuendo a un decorso clinico estremamente grave che si è concluso con la morte.
Dopo dodici mesi di agonia, Piccolo si è spento in ospedale, lasciando dietro di sé una vicenda che continua a alimentare dubbi sulle dinamiche di protezione all’interno dell’istituto e sulle responsabilità individuali degli indagati. Tre dei dieci detenuti inizialmente indagati sono stati già condannati in primo grado, mediante rito abbreviato, per tentato omicidio in relazione all’aggressione. Per gli altri profili contestati resta da accertare quali siano le responsabilità effettive, nel quadro di un procedimento ancora in corso.
La pm Chiara Guerriero ha formalizzato la richiesta di rinvio a giudizio dell’intero gruppo di dieci indagati per omicidio aggravato. La decisione finale del gup, attesa nelle prossime ore, potrebbe segnare l’avvio di un nuovo capitolo processuale, con ulteriori implicazioni sia penali sia civili. Le fasi successive dell’inchiesta dovranno fare luce sulle eventuali responsabilità singole e sulle circostanze che hanno preceduto la tragedia.
Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, la vicenda resta nell’alveo di un’indagine ancora in corso, con la necessità di distinguere tra fatti accertati e ipotesi investigative. L’esito del rinvio a giudizio, insieme agli sviluppi civili, determinerà se questa storia segnerà un punto di svolta nelle modalità di gestione delle violenze nelle strutture detentive della Campania.
