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Cronaca Giudiziaria

Blitz a Torre Annunziata contro i clan Gionta e IV Sistema; neomelodico tra gli arrestati

Rottura tra clan Gionta e IV Sistema: arresti e minacce in Campania, tra rissa al Maximall e una nuova generazione sotto inchiesta Nel cuore della provincia di Napoli, una faida tra due anime della criminalità organizza…

Blitz a Torre Annunziata contro i clan Gionta e IV Sistema; neomelodico tra gli arrestati

Rottura tra clan Gionta e IV Sistema: arresti e minacce in Campania, tra rissa al Maximall e una nuova generazione sotto inchiesta

Nel cuore della provincia di Napoli, una faida tra due anime della criminalità organizza un puzzle di violenza che tocca luoghi di pubblico dominio e persone apparentemente distanti dai sistemi tradizionali delinquenziali. Torre Annunziata è al centro di una operazione della Polizia di Stato, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, che ha portato all’emissione di misure cautelari verso esponenti di due fazioni rivali: il clan Gionta e il gruppo definito IV Sistema. L’effetto è una decapitazione di livelli di comando e di nuove leve, in una dinamica che gli inquirenti descrivono come una fase cruciale di una guerra in evoluzione. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la vicenda si intreccia con atti di intimidazione, violenza di gruppo e attacchi mirati al tessuto commerciale della zona.

L’indagine, condotta dalle volanti della Polizia di Stato — Squadra Mobile di Napoli e il Commissariato di Torre Annunziata — su input della Dda, ha trovato una cornice chiara: una rissa esplosa nel maggio 2025 ha segnato l’inizio di una nuova fase, in cui la disputa tra le due fazioni si sposta dalla mera contesa territoriale a una spinta aggressiva orientata a dimostrare controllo e pronta risposta. Il gip del Tribunale di Napoli, Marco Discepolo, ha firmato un’ordinanza di custodia cautelare che riguarda sia figure veterane sia figure appartenenti alla cosiddetta “terza generazione” del IV Sistema, aprendo la strada a una serie di provvedimenti repressivi, tra carcere e domiciliari, in un quadro ancora aperto dall’indagine.

La miccia della violenza viene fatta brillare dall’episodio del 19 maggio 2025, quando una maxi-rissa al centro commerciale Maximall ha messo in luce una nuova modalità di confronto tra i gruppi rivali: presenza massiccia di avventori terrorizzati, ignore della vigilanza e l’uso di oggetti comuni come arnesi di attacco. Le ricostruzioni degli investigatori evidenziano come i protagonisti avessero scelto una zona che rappresenta la roccaforte di turno e l’area di influenza di riferimento, con la dinamica che il tempo stesso rendeva particolarmente pericolosa. Per elementi emersi, la tensione non si è limitata all’episodio iniziale ma ha innescato una serie di follow-up, con episodi di minaccia e di repressione del commercio locale, volte a garantire un controllo sulle attività della zona.

La risposta degli inquirenti arriva immediata e su scala: le indagini hanno riguardato anche il fronte delle ritorsioni, con aggressioni a persone ritenute vicine al IV Sistema e tentativi di chiusura forzata di esercizi commerciali. Il 20 maggio 2025 una nuova escalation si è materializzata con una “stesa” a colpi di arma da fuoco, eseguita a bordo di scooter per disseminare terrore tra i filoni rivali. Un dato filettato dagli accertamenti: l’escalation non è solo una questione di violenza, ma di controllo territoriale rimodulato all’epoca della cosiddetta terza generazione.

Nel quadro processuale, spicca la figura di Marco Scognamiglio, 25 anni, noto anche come Marco Marciano, cantante neomelodico legato a una delle fazioni. Ai domiciliari, secondo l’ordinanza, è ritenuto partecipe ai raid punitivi condotti contro gli appartenenti al gruppo avversario. Accanto a lui figurano Ernesto Gionta, 22 anni, anch’egli agli arresti domiciliari. Le misure più severe hanno interessato invece i clan Gionta con i loro protagonisti di vertice: Valentino Gionta, 35 anni, tra i destinatari della custodia in carcere; insieme a lui sono stati arrestati Jonathan Falanga (23), Salvatore Iovene (23), Salvatore Malvone (38), Vincenzo Di Salvatore (35), Vincenzo Della Ragione (33) e Luigi Sperandeo (34). Un altro Valentino Gionta è invece ricercato, indicato negli atti come rampollo dell’omonimo clan e attualmente irreperibile al momento del blitz.

Il quadro che emerge è quello di una criminalità che muta pelle: dalla gestione di attività illecite e del controllo di aree ne nasce una dinamica più aggressiva, con coinvolgimento di figure periferiche e nuove generazioni in una sorta di transizione tra vecchia e nuova struttura criminale. In questo contesto, la magnitude delle indagini resta ancora aperta: restano da chiarire i contorni di responsabilità individuali, la rete di supporto che ha reso possibili gli atti di intimidazione e la reale estensione della rete di contatti tra le diverse componenti.

Per adesso, la Dda e le forze dell’ordine confermano che l’indagine prosegue, con ulteriori verifiche su collegamenti e eventuali complici rimasti nell’ombra. Il quadro della camorra torrese-complanare resta in fase di definizione, con l’attenzione puntata sui possibili sviluppi giudiziari e sull’eventuale allargamento delle misure cautelari, in relazione a nuove prove che dovessero emergere. La situazione resta sotto stretto controllo, in attesa di ulteriori dettagli che potrebbero definire nuove direzioni delle indagini e eventuali ulteriori provvedimenti.

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