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Cronaca Giudiziaria

Cantieri Tav Napoli-Bari: caporalato, intrecci tra imprese e clan Belforte nell’inchiesta con 49 indagati

Appalti Tav Napoli-Bari e caporalato: la rete tra imprese, intermediari e clan Belforte Un’inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza e coordinata dalla Dda di Napoli dipinge una scena in cui appalti pubblici, cantieri e manodopera si…

Cantieri Tav Napoli-Bari: caporalato, intrecci tra imprese e clan Belforte nell’inchiesta con 49 indagati

Appalti Tav Napoli-Bari e caporalato: la rete tra imprese, intermediari e clan Belforte

Un’inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza e coordinata dalla Dda di Napoli dipinge una scena in cui appalti pubblici, cantieri e manodopera si intrecciano a dinamiche criminali ben radicate nel territorio. Secondo quanto riportato dall’ordinanza e dalle ricostruzioni in pendenza di processo, la linea Napoli-Bari emerge non solo come progetto infrastrutturale, ma anche come terreno di influenza economica operato attraverso una rete di imprese, intermediari e soggetti legati a gruppi camorristici. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, l’inchiesta coinvolge 49 indagati e punta a chiarire la pluralità di legami tra controparti imprenditoriali e ambienti criminali.

L’indagine, sviluppatasi tra Napoli, Caserta, Avellino e Benevento e riferita al periodo tra il 30 settembre 2024 e il 13 gennaio 2026, individua una mappa di rapporti complessa. Dieci persone sono finite ai domiciliari, altri hanno ricevuto obblighi di dimora o sospensioni dall’attività professionale, in un quadro che va oltre la singola irregolarità contabile per toccare presunte forme di condotta mafiosa legate all’assegnazione di grandi commesse pubbliche. L’impostazione accusatoria parla di concorso esterno in associazione di tipo mafioso per alcuni degli indagati, con riferimento esplicito al clan Belforte di Marcianise, considerato come canale di accesso al circuito degli appalti pubblici attraverso imprenditori e intermediari.

La dimensione centrale della vicenda ruota intorno al menzionato gruppo Areco e ai suoi vertici. Dante e Raffaele Salzillo (legali rappresentanti e soci di Areco Campania) compaiono tra i nomi chiave indicate dall’ordinanza come soggetti in grado di intervenire sull’assegnazione e sull’esecuzione di lavori pubblici, tramite una rete che coinvolge anche i contatti con controparti dei consorzi coinvolti nei lavori Tav e nella rete autostradale. Nacav, Hirpinia AV e Telese, insieme a riferimenti a Xenia (Ferrovie dello Stato) e Amplia (Autostrade per l’Italia), emergono come nodi di una rete di relazioni in grado di facilitare l’ingresso di imprese vicine al presunto gruppo criminale nell’ambito delle procedure a evidenza pubblica. L’obiettivo, secondo l’impostazione accusatoria, sarebbe quello di consolidare l’influenza economica dell’area stipendiando aziende riconducibili o compiacenti al clan Belforte.

L’aspetto più inquietante dell’inchiesta riguarda il capitolo caporalato. Ali Salah Ali Abdelati, dipendente di Areco e indicato come intermediario della manodopera, è al centro dell’accusa per la gestione di lavoratori extracomunitari di origine egiziana impiegati nei cantieri Tav di Nacav, Hirpinia AV e Telese. Secondo l’ordinanza, i lavoratori coinvolti avrebbero operato senza permessi di soggiorno regolari, in condizioni di sfruttamento, con irregolarità su orari, riposi e retribuzioni inferiori ai minimi contrattuali e con violazioni di norme igienico-sanitarie. L’indagine collega il sistema di sfruttamento al clan Belforte e ipotizza che parte del denaro derivante da tali condotte venisse convogliata verso l’acquisto di una proprietà immobiliare in Egitto, tramite una società riconducibile a Domenico Di Lillo, con una stima di circa 300 mila euro.

Un secondo filone emerge dall’ordinanza e riguarda il sodalizio Fabbrocino. Romualdo Lampitelli e Giovanni Fatigati sono indicati in relazione a condotte finalizzate a eludere misure di prevenzione patrimoniali, a partire da una sentenza del Tribunale di Nola nel contesto dell’operazione “Magister”. Secondo l’impostazione investigativa, alcuni beni, tra cui dieci automezzi, sarebbero passati alla U.I.D.A.R. S.r.l., controllata da Lampitelli, in una sequenza di passaggi tra il 2016 e il 2024 volti a svuotare CO.GE.IT. e a favorire la partecipazione alle gare, comprese quelle relative ai cantieri Tav Napoli-Bari. Anche in questo caso è presente l’aggravante di un’operazione finalizzata a supportare l’associazione camorristica Fabbrocino.

Gli sviluppi cautelari fissano un quadro ampio: venti persone raggiunte da misure restrittive, dieci agli arresti domiciliari, cinque obblighi di dimora e tre sospensioni. Tra i destinatari figurano Ali Salah Abdelati, Aristodemo Busillo, Salvatore Francesco Caruso, Piero Centonze, Giandomenico Colella, Alessio De Luca, Antonio Donadio, Maurizio Di Prima, Maurizio Ferroni, Gianfranco Fontana e altri ancora, con ruoli che vanno dal legale rappresentante a direttore di cantiere, passando per responsabili acquisti e intermediari vari. Le misure, va ricordato, non sanciscono alcuna responsabilità definitiva ma definiscono il perimetro di un’inchiesta ancora aperta e in fase di verifica da parte della magistratura.

In definitiva, l’ordinanza cautelare descrive un modello di infiltrazione che non si limita a singole violazioni nelle commesse: sembra configurarsi come un sistema in cui attività imprenditoriali, flussi di manodopera e reti camorristiche convergono per influenzare cantieri di rilievo nazionale. Le verifiche sono in corso e la perimetrazione delle accuse resta subordinata agli esiti delle fasi processuali.

Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, l’inchiesta prende corpo come laboratorio di analisi su dinamiche che vanno dal controllo economico alle distorsioni nelle procedure di affidamento pubblico, con una particolare attenzione all’area Tav Napoli-Bari e al possibile utilizzo di percorsi di criminalità per effetti collaterali nel tessuto imprenditoriale e occupazionale della regione. Le indagini continuano per fare luce sulle responsabilità e sulle eventuali ricadute nelle aziende coinvolte e nei cantieri interessati.

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