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Cronaca Giudiziaria

Caserta, caporalato nelle campagne tra Villa Literno e Mondragone: otto indagati e turni di 12-14 ore

Titolo: Sfruttamento agricolo nel Casertano: otto indagati in un sistema quotidiano di ricatto e turni massacranti tra Villa Literno e Mondragone Un’indagine coordinata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere e condotta dai Carabinieri del Nucleo…

Caserta, caporalato nelle campagne tra Villa Literno e Mondragone: otto indagati e turni di 12-14 ore

Titolo: Sfruttamento agricolo nel Casertano: otto indagati in un sistema quotidiano di ricatto e turni massacranti tra Villa Literno e Mondragone

Un’indagine coordinata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere e condotta dai Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Caserta ha messo in luce un sistema organizzato per reperire quotidianamente manodopera extracomunitaria e impiegarlala nei campi tra Villa Literno e Mondragone. L’indagine, che si è sviluppata per oltre due anni, si è concentrata sui meccanismi di reclutamento, trasporto e impiego di lavoratori spesso privi di permesso di soggiorno, una dinamica che ha acceso i riflettori sul sussidio di vulnerabilità e sulla mancanza di tutele fondamentali. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, l’inchiesta ha tracciato un quadro articolato di sfruttamento che coinvolge diverse fasi della filiera lavorativa.

Otto persone risultano indagate per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Per quattro di loro il gip di Santa Maria Capua Vetere ha disposto misure cautelari: tre con l’obbligo di presentarsi presso la polizia giudiziaria e uno con l’obbligo di dimora. Le restanti quattro persone hanno invece ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Le cifre e i nomi restano parte dell’inchiesta in fase di approfondimento, ma la descrizione complessiva del quadro lascia emergere una rete capillare di reclutamento e gestione della manodopera.

La ricostruzione degli investigatori indica che i lavoratori venivano reclutati direttamente in strada, in gruppi che potevano raggiungere le 70-80 persone al giorno, per poi essere accompagnati nei campi. Il trasporto veniva affidato a diversi furgoni, alcuni in condizioni fatiscenti e persino originariamente destinati al trasporto di merci, affidati a autisti che operavano per conto di un’impresa agricola con sede a Villa Literno. Nei campi, i braccianti venivano impiegati soprattutto nella raccolta degli ortaggi, spesso senza regolare contratto e su turni particolarmente pesanti.

Le ore di lavoro descritte dall’inchiesta rasentano le dodici-sei ore quotidiane, arrivando anche a 12-14 ore consecutive e, in alcuni casi, a sette giorni su sette. La retribuzione sarebbe estremamente variabile: paghe comprese tra 0,80 e 1,50 euro per ogni cassetta raccolta, oppure compensi orari tra 3 e 4 euro. Per alcuni lavoratori, la paga giornaliera si attestava su circa 30 euro, con aumenti solo per chi lavorava da tempo. Una dinamica parzialmente ribaltata dall’esigenza di garantire la produttività a ogni costo, anche quando le condizioni di lavoro diventavano proibitive.

Sotto il profilo della tutela, la ricostruzione evidenzia un controllo costante sui braccianti: l’assunzione di assenze per malattia veniva scoraggiata o impedita, così come l’uso del telefono durante l’attività lavorativa. La pressione veniva esercitata anche attraverso la minaccia di perdere l’impiego in caso di rendimento ritenuto insufficiente, malattia o mancata collaborazione durante eventuali controlli delle forze dell’ordine. Le condizioni climatiche avverse non interrompevano il lavoro: pioggia e calore estremo non sembravano fermare la macchina produttiva, creando un contesto di vulnerabilità accentuato dalla presunta violazione dell’ordinanza regionale sul contrasto al lavoro agricolo durante le ondate di caldo emanata dalla Regione Campania l’11 luglio 2024.

Un capitolo a parte riguarda la sicurezza e la tutela dei lavoratori. Sarebbe stata rilevata l’assenza di visite mediche preventive, dispositivi di protezione individuale, servizi igienici e punti di ristoro nei luoghi di lavoro. Secondo l’impostazione accusatoria, tali condizioni avrebbero contribuito a rendere particolarmente esposti i braccianti, soprattutto quelli in condizioni di maggiore fragilità sociale ed economica.

L’indagine ha fatto leva su una vasta attività tecnica e operativa: sopralluoghi nei campi, pedinamenti, osservazioni, riprese fotografiche e video, alcune delle quali realizzate anche tramite droni. Il coordinamento è stato realizzato con il contributo dell’Ispettorato territoriale del lavoro di Caserta e dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni, nell’ambito del progetto Alt Caporalato Tre, finanziato dal Fondo Fami 2021-2027. Particolarmente significativo è stato anche l’apporto offerto dai braccianti che hanno fornito dichiarazioni ritenute utili e che sono stati localizzati in contesti protetti, avviati a percorsi di protezione e di inserimento socio-lavorativo.

Questo ricostruzione, oltre a evidenziare le contestazioni penali nei confronti degli otto indagati, richiama una volta di più l’attenzione sulle condizioni di lavoro nel Casertano e sulla necessità di interventi strutturali per impedire che simili dinamiche possano ripetersi. Le indagini, come spesso accade in situazioni complesse che coinvolgono la fascia vulnerabile della forza lavoro, sono ancora in corso e potrebbero emergere ulteriori dettagli nelle prossime settimane.

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