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Cronaca Giudiziaria

Cassazione rende definitiva la condanna a 30 anni per Luciano Donadio; ex boss dei Casalesi si presenta al carcere di Vicenza

Donadio si consegna a Vicenza: la condanna definitiva di 30 anni chiude una pagina della camorra nel Veneto orientale Dopo quattro giorni di silenzio, Luciano Donadio, ex boss della camorra legato ai Casalesi e attivo a…

Cassazione rende definitiva la condanna a 30 anni per Luciano Donadio; ex boss dei Casalesi si presenta al carcere di Vicenza

Donadio si consegna a Vicenza: la condanna definitiva di 30 anni chiude una pagina della camorra nel Veneto orientale

Dopo quattro giorni di silenzio, Luciano Donadio, ex boss della camorra legato ai Casalesi e attivo a Eraclea, si è presentato al carcere di Vicenza per iniziare l’esecuzione di una pena di 30 anni diventata definitiva con la Cassazione. L’ingresso dell’uomo nel penitenziario è avvenuto nel primo pomeriggio di sabato, quando gli investigatori della Squadra Mobile della Questura lo hanno fermato nei pressi dell’istituto, dove si stava recando per costituirsi.

Formalmente non risultava latitante, ma le ricerche per rintracciarlo sono durate quattro giorni. L’assenza aveva alimentato interrogativi su una possibile fuga all’estero e su timori di gesti estremi. Secondo quanto riferito, prima della sentenza Donadio avrebbe confidato ad alcuni amici che, qualora la Cassazione confermasse i 30 anni, potrebbe aver preso una scelta estrema. Si tratta di ricostruzioni riportate da terzi, che restituiscono il clima di tensione seguito al verdetto senza permettere di chiarire quali fossero le sue effettive intenzioni.

La consegna al carcere vicentino segna una chiusura operativa della fase di ricerca, pur lasciando aperta la dimensione giudiziaria. Donadio ha trascorso la prima notte in cella nello stesso istituto in cui è detenuto anche il figlio Adriano, anch’egli condannato nel medesimo procedimento. Per il padre resta da definire la destinazione della pena residua di 30 anni, al netto del periodo già scontato.

Per comprendere la portata della decisione che ha portato Donadio in carcere è utile tornare al contesto più ampio della inchiesta sul possibile radicamento della camorra veneta. Secondo la ricostruzione accolta dai giudici, l’organizzazione riconducibile all’imprenditore casertano aveva consolidato la propria presenza a Eraclea, sul litorale veneziano, operando per quasi vent’anni con un sistema criminale basato su estorsioni, usura, riciclaggio e altri reati, con l’aggravante mafiosa. La vicenda ruotava attorno a una capacità di proiettare metodi e reti tipiche della camorra al di fuori della Campania.

L’indagine che ha portato al maxi-blitz del 19 febbraio 2019, coordinata dalla Procura di Venezia, ha sanzionato la presenza di una pluralità di soggetti coinvolti su territori diversi, dalla Campania al Veneto. L’impianto accusatorio indicava un’articolazione criminale di origine casalese capace di operare con modalità proprie della camorra anche al di fuori della sua area d’origine. La vicenda ha attraversato diversi gradi di giudizio: nel 2023 il Tribunale di Venezia aveva condannato Donadio a 26 anni; nel 2025 la Corte d’Appello ha elevato la pena a 30 anni, riconoscendo l’associazione di tipo mafioso e rafforzando l’impianto accusatorio.

La vicenda ebbe una tappa cruciale già nel 2023, quando Donadio era stato scarcerato per scadenza dei termini di custodia cautelare e riportato a Eraclea, dove i cronisti parlarono di fuochi d’artificio esplosi da familiari e conoscenti in segno di accoglienza. La libertà, però, non significò la fine della partita giudiziaria: restavano da affrontare l’appello e il ricorso in Cassazione, che ha portato all’esito definitivo del 6 ottobre 2026, con la conferma della condanna e l’inizio dell’esecuzione della pena.

La dinamica dei giorni successivi ha visto una fase di irreperibilità iniziale: Donadio non fu immediatamente rintracciato e, secondo le procedure, non fu automaticamente dichiarato latitante. La vicenda ha quindi assunto contorni di una gestione giudiziaria complessa, culminata nell’intervento di sabato 10 ottobre, quando l’ex boss è stato sorpreso nei pressi del carcere di Vicenza e fermato dagli agenti della Squadra Mobile mentre si dirigeva verso la consegna. Con lui è stato collocato nello stesso istituto il figlio Adriano, che dovrà scontare una parte residua della pena.

La sentenza definitiva segna un capitolo chiuso sul fronte processuale. Secondo l’ordinanza della Cassazione, resta in vigore l’impianto che considera la presenza mafiosa nel Veneto orientale come parte integrante della vicenda giudiziaria, con la condanna di Donadio a 30 anni di reclusione. Rimangono comunque da definire i dettagli dell’esecuzione della pena e la destinazione della collocazione penitenziaria. E resta da comprendere quale impatto questa operazione possa avere su un territorio che, agli occhi delle autorità, ha dovuto fare i conti con una presenza criminale di matrice camorrista fin dalle decadi precedenti. Secondo le informazioni disponibili, la cronaca giudiziaria dialoga ora con l’esigenza di vigilanza e prevenzione, affinché episodi simili non si ripetano nel Veneto orientale.

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