Titolo: Castellammare, dall’ospedale al tribunale: arrestate domiciliari per una dottoressa e sospensioni per altri professionisti in un’indagine sulla morte di un neonato
Castellammare di Stabia, ospedale San Leonardo – Un caso di parto finito male è diventato un fascicolo penale che coinvolge direttamente il vertice del reparto di Ostetricia e Ginecologia. L’ordinanza emessa ieri dalle Guardia di Finanza, su delega della Procura di Torre Annunziata, dispone misure restrittive contro figure di peso nel nosocomio: arresti domiciliari per la dottoressa Eutalia Esposito, 71 anni, allora primaria pro tempore del reparto, e sospensioni dall’esercizio professionale per dodici mesi per tre colleghi e un’ostetrica.
Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, l’inchiesta prende le mosse da una vicenda che risale al marzo di due anni fa, quando una madre in travaglio dava alla luce Salvatore Abrunzo, figlio di una coppia di Torre Annunziata. Il neonato affrontava gravi complicanze post-parto e, dopo un breve periodo in terapia intensiva neonatale, cessava di respirare. L’indagine, nelle prime fasi, ha messo in fila la versione clinica ufficiale con quanto emerso successivamente nei controlli delle Fiamme Gialle, e ha messo in luce incongruenze che hanno catalizzato l’intero svolgimento processuale.
L’accusa, formulata dalla Procura oplontina, ruota attorno a un presunto errore medico seguito da una gestione della vicenda finalizzata a depistare le piste investigative. Sarebbe stata prospettata una “scenografia” della fatalità: per giustificare l’ipotesi di una sofferenza neonatale non attribuibile a cause esterne, avrebbero potuto essere create condizioni apparenti che andassero a supportare una narrazione di impossibilità terapeutica. Tra gli elementi al centro dell’imputazione, l’ipotesi di un nodino sul cordone ombelicale viene citata come parte della ricostruzione difensiva, ma non è detto che venga confermata in giudizio: l’indagine ha rilevato, tra l’altro, la distruzione di reperti biologici e di parte della documentazione, nonché la modifica di orari e di sequenze operative nella cartella clinica.
Le risultanze della Guardia di Finanza hanno anche evidenziato una rete di coordinamento interno al reparto: le verifiche hanno riguardato non solo i documenti, ma anche i tabulati e le deposizioni iniziali, rivelando una tendenza a presentare versioni concordate per evitare contraddizioni con le evidenze cliniche. Il quadro descritto dalle investigazioni porta a parlare di una gestione rigida dell’unità di reparto e di una dinamica che, secondo alcune testimonianze, avrebbe assunto tratti “dittatoriali”. Al centro dell’attenzione restano la responsabilità professionale e la conformità alle norme, nonché il dovere di verità nei confronti della famiglia della vittima e della comunità sanitaria.
Dopo l’ipotesi iniziale di archiviazione formulata nel 2024, l’indagine ha riaperto il fascicolo: le intercettazioni e l’analisi incrociata di registri d’ingresso hanno permesso di ricostruire una sequenza di fatti che contrasta con la versione “fatalistica” presentata in prima battuta. L’efficacia dell’istruttoria ha portato, ieri, alle misure cautelari che ora aprono la strada al confronto in sede giudiziaria, dove la procura dovrà dimostrare la fondatezza delle imputazioni di omicidio colposo in ambito sanitario, falso materiale e ideologico commesso da pubblico ufficiale, frode in processo penale e depistaggio.
La famiglia di Salvatore Abrunzo, per due anni affidatasi al dubbio, vede ora un passaggio chiave nel percorso di verità: la giustizia, seppur ancora nell’orizzonte della fase preliminare, tra le aule e i registri della Procura, dovrà fare luce su quanto è accaduto e su chi debba rispondere delle conseguenze. Il caso, al momento, resta una questione di responsabilità professionale e di trasparenza della sanità pubblica, mentre gli inquirenti proseguono gli accertamenti, e le parti si preparano a difendere o contestare le proprie posizioni nel dibattimento che verrà.
