Campania Crime News
Cronaca Nera

Gragnano: tre arresti e Mirante collabora per chiarire l’omicidio Cesarano legato al clan Di Martino

Gragnano, memoria e controllo del territorio: rimosso l’altarino abusivo dedicato ad Alfonso Cesarano, tra indagini e processo Gragnano, un altare votivo abusivo dedicato ad Alfonso Cesarano è stato rimosso dai carabinieri. Il manufatto, apparso il 29…

Gragnano: tre arresti e Mirante collabora per chiarire l’omicidio Cesarano legato al clan Di Martino

Gragnano, memoria e controllo del territorio: rimosso l’altarino abusivo dedicato ad Alfonso Cesarano, tra indagini e processo

Gragnano, un altare votivo abusivo dedicato ad Alfonso Cesarano è stato rimosso dai carabinieri. Il manufatto, apparso il 29 agosto 2025 in via Cappella della Guardia, comprendeva due lumini, fiori e una mattonella con la fotografia della vittima, uccisa in pieno giorno. Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, l’operazione di eliminazione è stata effettuata nell’ambito di controlli mirati a fronteggiare la criminalità organizzata e la presenza di simboli legati a ambienti criminali.

L’episodio assume contorni particolari nel contesto delle dinamiche criminali dei Monti Lattari. Cesarano era ritenuto vicino al clan Di Martino e, nonostante fosse agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, aveva avuto l’autorizzazione per uscire per motivi di lavoro. L’altarino, oltre a evocare una memoria privata, richiama pratiche comuni in alcune realtà della provincia di Napoli dove memorie e simboli territoriali possono intrecciarsi con riferimenti a gruppi criminali. L’operazione di rimozione è stata coordinata dai carabinieri della Stazione di Gragnano, nell’ambito di una cornice investigativa affidata alla Procura di Torre Annunziata e alla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli.

La ricostruzione dell’agguato del 29 agosto 2025 riporta Cesarano, 34enne originario di Lettere e figlio di una famiglia dedita all’arte pastaria, ucciso in via Cappella della Guardia mentre tornava a casa in sella al suo scooter. Cinque colpi di pistola hanno messo fine alla sua corsa, colpendo anche il cane al suo seguito. Cesarano aveva già attraversato momenti critici: nel 2023 era stato ferito in un episodio legato al traffico di droga e agli interessi criminali dell’area.

Lo sviluppo investigativo ha portato all’arresto, nel settembre 2025, di tre persone: Aniello Mirante, Salvatore Bifulco e Rita Letizia Maugeri. L’impianto accusatorio sembra attribuire a Mirante il ruolo di esecutore materiale, a Bifulco quello di guidare lo scooter utilizzato per raggiungere la vittima e a Maugeri quello di basista, occuparsi della logistica. Le forze dell’ordine hanno ricostruito i movimenti del gruppo grazie a immagini di videosorveglianza e hanno individuato anche un garage a Boscoreale utilizzato come base per nascondere lo scooter impiegato nell’omicidio. A tutti e tre è stata contestata l’ipotesi dell’omicidio aggravato dal metodo mafioso; resta però da accertare la responsabilità individuale in sede giudiziaria.

Un elemento decisivo dell’inchiesta è arrivato con la scelta di Mirante di collaborare con la giustizia. Secondo quanto emerso, il presunto killer avrebbe ammesso di aver sparato contro Cesarano e di aver fornito agli investigatori indicazioni utili, inclusa la pista sull’arma impiegata. Mirante avrebbe anche indicato i ruoli di Bifulco e Maugeri nel piano e nell’esecuzione. Le dichiarazioni del collaboratore sono ora oggetto di verifiche approfondite e di incroci probatori.

Sul fronte processuale, la Direzione Distrettuale Antimafia ha ottenuto nel febbraio 2026 il giudizio immediato per Mirante, Bifulco e Maugeri, con accesso diretto alla fase dibattimentale e l’accusa di omicidio aggravato dal metodo camorristico. In questo passaggio il tribunale dovrà stabilire responsabili, movente e complicità, mantenendo ferma la presunzione di innocenza fino a prova contraria.

Il caso resta emblematico anche dal punto di vista simbolico: la rimozione dell’altarino richiama il tema della memoria privata intrecciata con la realtà del controllo del territorio. L’indagine prosegue per identificare chi abbia effettivamente installato l’edicola e per fare luce su eventuali mandanti e moventi, oltre a chiarire se altri elementi della vicenda possano emergere nel corso delle prossime settimane. L’attenzione resta focalizzata sul raccordo tra memoria locale e dinamiche criminali in una zona abitualmente segnata da tensioni legate al traffico di droga e agli equilibri tra fazioni.

Nota: quanto riferito nella presente trattazione si fonda sull’articolo pubblicato da cronachedellacampania.it.

Aggiornamenti

Ultime notizie

Tutte le notizie →