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Cronaca Giudiziaria

Melito di Napoli: sequestro patrimoniale da oltre 12 milioni tra immobili, aziende e conti legati al Parco Primavera

Patrimonio sequestrato oltre 12 milioni: Rostan, Parco Primavera e la rete di asset tra aziende e immobili Un’ordinanza della Seconda Sezione Penale – Sezione per l’applicazione delle Misure di Prevenzione del Tribunale di Napoli, presieduta da…

Melito di Napoli: sequestro patrimoniale da oltre 12 milioni tra immobili, aziende e conti legati al Parco Primavera

Patrimonio sequestrato oltre 12 milioni: Rostan, Parco Primavera e la rete di asset tra aziende e immobili

Un’ordinanza della Seconda Sezione Penale – Sezione per l’applicazione delle Misure di Prevenzione del Tribunale di Napoli, presieduta da Teresa Areniello, traccia un confine netto tra un accumulate illecito di risorse e una rete di interessi imprenditoriali legati al “Parco Primavera” di Melito di Napoli. L’azione colpisce il nucleo familiare di Giuseppe Rostan e le aziende riferibili ai figli Stefano e Valentina Rostan, in una cornice in cui la lottizzazione abusiva ha generato un intreccio tra attività economiche private e trafficanti di un territorio segnato dalle faide di camorra.

Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, al centro del sequestro patrimoniale c’è una struttura di fatto: una holding immobiliare e societaria che amalgama attività abitative, commerciali e finanziarie gestite dalle società riconducibili al gruppo Rostan. Il tribunale ha disposto il sequestrointegrale delle partecipazioni e del patrimonio aziendale di CRS S.p.A. (Centri Riabilitazione Sanitaria), Immobiliare Generale S.r.l. e Immobiliare Melitese S.r.l., con quote intestate a membri della famiglia Rostan e con intersezioni significative tra le procedure societarie. In particolare, CRS S.p.A. vede il 100% del capitale sociale affidato o intestato ai Rostan, così come Immobiliare Generale al 100% e Immobiliare Melitese al 50% (l’altro 50% era già stato confiscato a un socio esterno).

La mappa logistica dell’indagine rende visibile un patrimonio immobiliare articolato: centinaia di unità censite in categorie F/3 che vanno da appartamenti a spazi commerciali, laboratori e depositi, sparsi tra Melito di Napoli, Napoli, Marino e Mugnano di Napoli. Si va dagli immobili residenziali in vie centrali di Melito a strutture direzionali e sedi operative, con una rete di box auto e magazzini legati ai complessi gestiti dalle stesse aziende del gruppo Rostan. È una geografia patrimoniale che, secondo le autorità, serve a sostanziare una leva economica capace di sostenere una espansione edilizia controversa.

Anche i veicoli entrano nel quadro del provvedimento: tra i mezzi sequestrati compaiono una BMW K50 intestata a Stefano Rostan, autocarri e furgoni di CRS S.p.A. (Fiat Scudo, Peugeot Boxer, Ford Transit, Renault Trafic) e autovetture di servizio intestate a Immobiliare Generale S.r.l. L’insieme veicolare riflette una gestione di asset strategici e operativi, funzionali a una presenza diffusa nel tessuto imprenditoriale locale.

Il fronte finanziario non resta fuori: i conti correnti e i rapporti finanziari restano freezes, con blocco di saldi attivi, depositi titoli e mandati fiduciari presso istituti come Generfid, RB Fiduciaria e Sirefid. Le polizze assicurative e di risparmio con banche di rilievo (Allianz Bank, Banca Generali, Intesa Sanpaolo Private Banking, tra le altre) risultano assoggettate a sequestro a fronte di una sproporzione stimata in oltre 12 milioni di euro tra il 1999 e il 2016. L’eccesso tra redditi dichiarati dal nucleo familiare e uscite/investimenti nei periodi presi in esame costituisce il perimetro su cui si fonda l’intervento di prevenzione.

Al centro della vicenda c’è la cosiddetta lottizzazione abusiva dell’area di Melito di Napoli, in via Madonna delle Grazie, che ha dato origine al celebre Parco Primavera. I giudici descrivono un’operazione mastodontica nata da una convergenza di interessi tra amministratori pubblici infedeli, tecnici comunali e un circuito imprenditoriale legato anche alla criminalità organizzata dell’area nord di Napoli. Rostan, secondo l’ordinanza, operava all’interno di questa cornice in cointeressenza con Alfredo Cicala, ex sindaco di Melito e condannato per associazione mafiosa come fiancheggiatore del clan Di Lauro; tra i soci era presente al 50% della Immobiliare Melitese. A fianco di loro figure imprenditoriali vicine ai clan, come Antonio Passarelli e Carmine Chianese, vengono citate come punti chiave del sistema.

Nonostante alcune vicende penali siano giunte a prescrizioni o assoluzioni per specifici reati di lottizzazione, la giurisprudenza di legittimità e delle Sezioni Unite è richiamata dal Tribunale per sottolineare che l’azione di prevenzione conserva la capacità di fotografare una pericolosità economico-reattiva. Il quadro che emerge dipinge Rostan come un aggregatore di risorse e un possibile riciclare di capitali provenienti da dinamiche criminali consolidate nel tempo, in un territorio segnato da tensioni tra fazioni rivali.

La decisione di sequestrare uomini, aziende e patrimoni alimenta un percorso di raffreddamento di una macchina economica che, secondo l’ordinanza, non può essere alimentata da redditi dichiarati modesti rispetto all’entità degli investimenti realizzati. Restano da chiarire gli sviluppi futuri delle attività patrimoniali e giudiziarie, mentre l’attenzione delle procure e della Guardia di Finanza resta puntata sui fili che legano asset pubblici e privati in una delle aree più complesse della Campania.

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