Titolo: Caso Caliendo: il Riesame smonta la lettura automatica di colpevolezza e ridefinisce i confini della cautela in sala operatoria
Napoli, 6 ottobre 2026 — L’ottava sezione del Tribunale del Riesame di Napoli mette una pietra angolare sul фatto Caliendo rivedendo la lettura della posizione di Emma Bergonzoni nel contesto del trapianto al Monaldi. La misura interdittiva dalla professione medica, irrogata nei confronti della cardiochirurga, è stata annullata; resta invece in vigore l’interdizione per il primario Guido Oppido. La decisione non chiude il merito della morte di Domenico Caliendo, deceduto il 21 febbraio, ma evidenzia una lettura diversa della dinamica tra i due medici, centrata su rapporti di subordinazione e sulle condizioni operative in sala operatoria.
Secondo quanto emerge dall’ordinanza, la questione centrale non riguardava la falsità del referto operatorio in sé, né l’esistenza di passaggi ritenuti falsi. La Corte ha esaminato piuttosto la sussistenza delle esigenze cautelari nei confronti di Bergonzoni, e ha ritenuto che la sua condotta non possa essere interpretata come una manifestazione di pericolosità autonoma. «Non agì per tutelare la propria situazione» si legge nelle motivazioni, ma piuttosto come una risposta a un contesto di subalternità e di soggezione nei confronti della figura di Oppido, con il quale la giovane medico aveva instaurato un rapporto di formazione e collaborazione.
L’analisi del Riesame è esplicita nel descrivere la relazione professionale tra Bergonzoni e Oppido: era una giovane cardiochirurga al primo incarico affiancata dal superiore, con una differenza d’età e di esperienza ben marcata, oltre al fatto che Bergonzoni era stata anche allieva del primario. In questa cornice, i giudici hanno ritenuto legittimo concludere che Bergonzoni avrebbe operato in funzione di una condotta condizionata dal contesto gerarchico, contribuendo alla ricostruzione del referto in modo conforme alle indicazioni di Oppido. Restano però da chiarire le responsabilità per il merito della morte di Caliendo, tema che dovrà essere approfondito nel processo di merito.
Il referto operatorio, che Bergonzoni non ha firmato materialmente, non viene considerato un’esclusiva espressione della sua azione. Secondo il Riesame, il documento risulta riconducibile al medico che aveva diretto l’intervento: Oppido, primario di ruolo e di responsabilità. L’indagine resta aperta sul piano delle responsabilità effettive per l’esito fatale dell’intervento, ma l’ordinanza delimita la portata della cautela legata alla presenza o meno della guida gerarchica in sala.
Una parte cruciale della pronuncia riguarda il ruolo operativo di Bergonzoni durante l’intervento. La corte sottolinea che non era chiamata a decidere i tempi dell’emergere della circolazione extracorporea, né a stabilire quando avviare la CEC né a decidere il clampaggio dell’aorta. Si tratta, sul piano delle responsabilità pratiche, di una delimitazione che distingue tra le funzioni attribuite all’allieva e quelle del primario, offrendo una lettura diversa della responsabilità tecnica all’interno di un contesto delicato come un trapianto cardiaco.
La decisione del Riesame inserisce il caso Caliendo in una cornice di eccezionalità, elemento chiave per comprendere la valutazione sulle misure cautelari. La magistratura ribadisce che la condotta contestata non appare come espressione di una propensione generale a falsificare referti, ma come una reazione a una situazione lavorativa particolarmente intensa. Con la sospensione di Oppido rimossa, i giudici hanno ritenuto che il contesto aveva mutato le condizioni che avrebbero potuto portare a una reiterazione della condotta contestata verso Bergonzoni.
L’esito della pronuncia non chiude però la vicenda giudiziaria: restano da accertare le responsabilità nel merito della morte di Domenico Caliendo, e la posizione di Bergonzoni viene ora inquadrata all’interno di una relazione di subalternità professionale che, secondo il Riesame, ha condizionato la sua attività in sala operatoria. La procura continuerà le sue verifiche, mentre la comunità giudiziaria osserva come si svilupperanno le prossime fasi del procedimento.
Secondo quanto riferito da cronachedellacampania.it, la decisione del Riesame si concentra sulla dimensione gerarchica e sul contesto operativo, piuttosto che sulla semplice individuazione di un referto ritenuto falso. Le responsabilità di Oppido restano in fase istruttoria, ma la riorganizzazione cautelare, secondo la corte, è stata adeguata al mutato scenario che si è delineato con la sospensione e l’assenza temporanea del primario in sala. Resta da capire quali accertamenti meriterà affidarsi al giudizio di merito e quali sviluppi segneranno la prosecuzione del caso Caliendo.
