Forcella, Napoli: la guerra tra clan tra minacce online e un’aggressione a 14 fendenti; quattro arresti e l’ombra della paranza dei bambini
Una faida tra gruppi della criminalità del centro storico di Napoli è esplosa in una notte, lasciando ferito un ragazzo di 21 anni in Largo al Mercato. Secondo la ricostruzione degli investigatori, la violenza scatenata tra famiglie rivali nasce da una frattura interna agli equilibri criminali maturata quando Carmine Amirante si è allontanato dalla sua cerchia per frequentare una ragazza legata alla fazione avversa. L’indagine ha tratteggiato un contesto di intimidazioni crescenti che sarebbe sfociato nell’aggressione di settembre.
Quattro giovani sono stati arrestati con l’accusa di tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso: Giacomo Amirante, 25 anni, zio della vittima; Antonio Arcopinto, 20; Simone Francesco Cimetta, 18; e un sedicenne identificato con le iniziali A.I., cugino di Carmine. Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, le misure cautelari colpiscono sia gli adulti sia il minorenne coinvolto, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e dalla Procura per i Minori, con i Carabinieri del Nucleo Operativo della compagnia Napoli Stella.
L’ipotesi investigativa mette in luce una dinamica di escalation in cui minacce, incontri clandestini e atti intimidatori hanno progressivamente accompagnato la vicenda fin dall’inizio del 2026. Le indagini hanno ricostruito una sequenza di episodi che includono danneggiamenti all’auto di Carmine con un palo di ferro a febbraio, l’esplosione di una molotov davanti all’abitazione della nonna a aprile, e una stesa con colpi di arma da fuoco ai danni dello stabile il 30 agosto. Un percorso violento che, secondo gli inquirenti, avrebbe alimentato la tensione tra le famiglie in lotta.
La notte del 19 settembre, poco dopo mezzanotte, Carmine Amirante è stato avvicinato e assalito in piazza Largo al Mercato da un gruppo che lo avrebbe atteso tra vicoli e veicoli in sosta, sfruttando l’oscurità e la presenza di passanti minimi. L’aggressione è culminata nel corpo a corpo con un coltello: Amirante avrebbe provato a guadagnarsi la fuga verso via Giacomo Savarese, ma sarebbe stato raggiunto e ferito ripetutamente. Il bilancio definitivo segnala quattordici fendenti; grazie a un intervento chirurgico delicato al Vecchio Pellegrini, il ragazzo è stato salvato.
Elementi chiave dell’indagine sono stati forniti anche dalla nonna di Carmine, che ha assistito alla scena dal balcone di casa, e dalle registrazioni delle telecamere insieme alle intercettazioni telefoniche e ambientali. Secondo gli inquirenti, le conversazioni intercettate in ospedale hanno alimentato ulteriormente la pista relativa a un possibile coinvolgimento dello zio Giacomo, con i rapporti tra i protagonisti che emergono anche dai profili social e da immagini pubblicate online.
Il contesto geografico è noto agli inquirenti: Forcella, Maddalena e via dei Tribunali convivono da tempo con storiche rivalità tra famiglie legate a dinamiche di cosiddette paranze giovanili, tra cui la cosiddetta paranza dei bambini. In questo scenario, gli investigatori guardano a una continuità tra le minacce pubbliche sui social e l’escalation violenta che ha portato all’agguato. Il quadro resta al vaglio della magistratura, che valuterà i ruoli reali e le responsabilità di ciascun indagato nelle prossime fasi processuali.
La Procura per i Minori e la DDA hanno sottolineato che il rispetto della presunzione di innocenza resta fondamentale, così come la necessità di attendere sviluppi investigativi prima di trarre conclusioni definitive. Restano diverse domande da chiarire sui mandanti, sulle dinamiche interne alla famiglia della vittima e sui legami con altre realtà criminali presenti nel tessuto urbano napoletano. Le condizioni della vittima e la prognosi restano oggetto di aggiornamenti ufficiali da parte degli enti coinvolti.
