Interdizione confermata per Guido Oppido: quando la rapidità di un intervento diventa terreno di contestazione etica e investigativa
Napoli – Il Riesame di Napoli ha confermato l’interdizione di un anno dall’esercizio della professione medica nei confronti di Guido Oppido, cardiochirurgo pediatrico del Monaldi, nell’ambito dell’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, deceduto dopo un trapianto di cuore eseguito lo scorso 23 dicembre. La decisione, come riportato anche da cronachedellacampania.it, sottolinea la gravità delle contestazioni mosse dagli inquirenti, concentrate sull’ipotesi di falsità in cartella clinica e sulla gestione temporale dell’intervento.
Al centro della vicenda emergono due elementi chiave che, secondo l’accusa, avrebbero potuto alterare la percezione della dinamica operativa. Da un lato, una presunta sincronizzazione forzata tra l’avvio della circolazione extracorporea e l’arrivo dall’équipe di espianto proveniente da Bolzano; dall’altro, la coincidenza tra l’inizio della cardiectomia, la presenza fisica degli operatori con il contenitore del cuore del donatore e l’apertura della camera cardiaca. Questi dettagli sono stati presentati dai pm come parti decisive per certificare una sequenza dei fatti non rispondente alla realtà, al fine di prevenire possibili ripercussioni disciplinari e legali, pur in presenza di dubbi sull’esito delle perizie.
Secondo i giudici, nel referto del 26 dicembre Oppido avrebbe mostrato “manifesto interesse a tutelarsi” da possibili accuse per aver accelerato i tempi dell’intervento, con l’obiettivo di negare l’anticipazione dei tempi e di attestare una simmetria cronologica. Una scelta che, secondo la lettura della magistratura, mirava a mettere al riparo l’immagine professionale del reparto, anche se, all’atto pratico, l’allestimento di tale versione sembrerebbe contrastare con quanto emerso in subsequenti confronti, come evidenziato nelle motivazioni. Il Riesame segnala inoltre due divergente tra la relazione inviata dal primario e le chiarezze fornite nei verbali di interrogatorio: sulle fasi operative e sulla durata effettiva della cardiectomia, stimata dai magistrati in circa quindici minuti, contro quanto riferito in precedente narrativa.
Il quadro, però, va letti anche in un’ottica di rischio di reiterazione. A fronte di una condotta descritta come “ostinata” da parte dell’indagato, la corte ha ritenuto fondato il timore che, se si presentasse una nuova situazione analoga, Oppido potrebbe reiterare comportamenti di natura simile per allontanare eventuali sospetti. È su questa base che è stata confermata l’interdizione, attestando la tutela della collettività e dell’integrità della professione, anche se la misura cautelare impone limiti oltre il Monaldi: il provvedimento interdittivo vale, infatti, per qualsiasi sede in cui l’indagato potrà operare.
La decisione non ha travalicato l’ambito disciplinare interno dell’ospedale: la cassazione della sospensione per la seconda operatrice in sala, Bergonzoni, è stata respinta nel medesimo contesto di inchiesta, con i giudici che hanno confermato la competenza della misura giudiziaria a distanza di tempo dall’episodio. In ogni caso, l’interdizione disposta dall’autorità giudiziaria vieta l’esercizio professionale ovunque si svolga l’attività.
La vicenda resta ancora al centro di accertamenti in corso. Le ragioni della contestazione e le dichiarazioni delle parti rimangono discusse in tribunale, e la magistratura continuerà a verificare la coerenza tra referti, tempi chirurgici e atti relativi alla gestione del trapianto. Le ricostruzioni rimarranno quindi oggetto di ulteriori verifiche, senza che si possa attribuire a Oppido responsabilità definitive in assenza di una condanna.
La vicenda, oltre a interessare un caso giudiziario, mette sul tavolo un tema delicato per la sanità territoriale: la necessità di una gestione chiara e verificabile delle tempistiche chirurgiche in situazioni ad alto contenuto di urgenza, dove ogni dettaglio della procedura può finire al centro di inchieste complesse e di dibattiti professionali.
Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la dinamica resta al vaglio degli inquirenti e dei giudici, mentre la comunità giudiziaria attende ulteriori sviluppi sulle posizioni delle parti e sull’esito delle indagini.
