Titolo: Pegaso: una rete interna di gestione e di titoli facili al centro dell’inchiesta napoletana
Napoli, ottobre 2026 — Una rete consolidata nel mondo accademico telematico avrebbe trasformato l’offerta formativa in un asset commerciale, gonfiando iscrizioni e certificazioni senza i passaggi didattici previsti. È questa la cornice dell’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, che entra nel merito della gestione dell’Università Telematica Pegaso e mette in luce una presunta strategia di sistema. Secondo quanto riferito, l’inchiesta riguarda anche una parallela indagine su Multiversity, coordinata dalla Guardia di Finanza con perquisizioni avvenute il 6 ottobre 2026. La vicenda è stata ricostruita anche da cronachedellacampania.it.
L’orizzonte dell’accusa principale dipinge Danilo Iervolino come l’elemento di vertice del presunto sodalizio, indicato dai magistrati come capo e promotore di un’associazione per delinquere finalizzata a reati contro la pubblica amministrazione e la fede pubblica. La tesi è che l’imprenditore avrebbe guidato l’intero dispositivo, restando al centro di una struttura che, fino a una cessione formale dell’ateneo, avrebbe orchestrato il progetto criminoso. L’ipotesi degli inquirenti è che l’organizzazione funzioni da catena decisionale, con ruoli e responsabilità ben definiti, orientati a favorire crescita e profitti dell’ente, anche a costo di irregolarità gestionali.
L’elemento chiave della ricostruzione riguarda l’“architettura” operativa: una fitta rete di poli di orientamento territoriali, gli E-Learning Center Point, concepiti per ampliare la base studenti e, secondo l’accusa, per garantire una remunerativa logica di crescita. In questa cornice, l’obiettivo commerciale avrebbe prevalso su ogni controllo, guidando una dinamica in cui l’intero meccanismo giustificava e sosteneva l’aumento di immatricolazioni e di entrate per la struttura.
Tra i capi d’accusa che emergono dall’indagine, spiccano i meccanismi relativi ai “titoli facili”. Le investigazioni hanno evidenziato percorsi formativi ritenuti fittizi, con percorsi scolastici e professionali non corrispondenti a requisiti legali. In particolare, i corsi ALFO per Educatori, legati alla Legge Iori, sarebbero stati usati per immatricolare candidati privi dei requisiti minimi: una tesi breve e un solo esame finale per un titolo che avrebbe garantito l’accesso al secondo anno di laurea triennale L19, con un conseguente incremento di crediti senza la corretta pratica didattica. A questa dinamica si aggiungerebbero Master ritenuti inesistenti nel settore sanitario, con rilascio di titoli senza lezioni e senza materiale didattico.
Un’altra dimensione cruciale riguarda i tirocini obbligatori, con particolare riferimento a un Master di primo livello in Management delle professioni sanitarie: attestazioni di tirocinio completato risultavano falsificate, offrendo agli studenti crediti sostanzialmente per esami mai svolti sul campo. L’indagine descrive una gestione amministrativa interna, guidata da ordini impartiti dall’alto, che avrebbe inserito i candidati in piattaforme con marcature come “convenzione terzo settore” o “codice Genius”, facilitando l’iscrizione e la progressione accademica senza verifiche adeguate.
Sul fronte interno, la macchina operativa avrebbe contato su una rete di collaboratori e funzionari che, secondo l’impianto accusatorio, avrebbero agevolato pratiche irregolari e attestato in modo non conforme i requisiti degli studenti. Tra i nomi finora emergenti figurano figure chiave legate all’area scuola e alla gestione di rete ECP Centro-Sud, oltre a funzionari deputati alle prevalutazioni e ai corsi post-laurea, accusati di aver certificato l’esistenza dei requisiti formali in modo non conforme.
La dinamica resterebbe in fase di verifica anche dopo l’uscita della gestione di Iervolino, con continuità delle pratiche descritte nel contesto del fondo Multiversity-CVC. L’inchiesta segnala che la nuova governance avrebbe mantenuto invariati i criteri di esame da remoto e avrebbe mancato di sanare posizioni di studenti con carriere palesemente irregolari, nel timore di compromettere profitti e bonus legati alla crescita delle immatricolazioni. Sarebbe persino emersa la volontà di creare una rete parallela di supporto mediatico per attenuare l’impatto giudiziario della vicenda.
Resta, naturalmente, da chiarire quante di queste informazioni possano consolidarsi in una prova definitiva. C’è, da parte della DDA, la ferma evidenza di una continuità del disegno criminoso anche oltre la gestione di Iervolino, ma va ribadita la presunzione di innocenza per tutte le persone coinvolte. L’indagine prosegue con accertamenti in corso su figure apicali, strutture interne e relazioni con gruppi esterni all’ateneo, per definire responsabilità, margini di azione e sviluppi prossimi.
