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Roma, ordigni in diversi quartieri: Del Greco propone una lettura di potere del clan Senese

Ordigni a Roma: la riaffermazione del potere dei Senese secondo una lettura operativa del passato Roma – 11 ordigni disseminati tra agosto e oggi in diverse zone della Capitale hanno acceso una lettura inquietante, avanzata da…

Roma, ordigni in diversi quartieri: Del Greco propone una lettura di potere del clan Senese

Ordigni a Roma: la riaffermazione del potere dei Senese secondo una lettura operativa del passato

Roma – 11 ordigni disseminati tra agosto e oggi in diverse zone della Capitale hanno acceso una lettura inquietante, avanzata da Antonio Del Greco, veterano della Polizia e autorevole osservatore della criminalità organizzata. Per l’ex dirigente della Omicidi, la sequenza di esplosioni e traccianti intimidatori testimonia una volontà di riaffermare il controllo da parte del ramo Senese, anche alla luce di responsabilità e dinamiche maturate in anni tumultuosi della criminalità romana. Del Greco, oggi dirigente operativo di Italpol, ha costruito la propria tesi partendo dalla storia personale e professionale che lo ha visto confrontarsi con i casi più discussi degli ultimi decenni.

La ricostruzione dell’analista parte da una cornice rimasta costante: la lotta per il dominio tra gruppi criminali che operano nel Lazio non è chiusa, ma si è rinnovata in chiave di minaccia fisica e di controllo territoriale. L’attenzione si concentra sui contesti in cui gli ordigni hanno trovato spazio: luoghi spesso affollati, ma anche comparti propri di attività economiche che hanno stretto legami con reti criminali di varia natura. Del Greco ricorda, tra i casi delineati nel corso della sua carriera, come i segnali di intimidazione abbiano spesso accompagnato fasi di riorganizzazione dei gruppi, con ripercussioni sulle dinamiche di potere sul territorio. A rendere più complessa la lettura, aggiunge, è la possibilità che non tutti gli attori coinvolti agiscano in modo omogeneo o coordinato: i frammenti della criminalità possono muoversi in modo autonomo pur obbedendo a una logica di dominio.

Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, l’analisi di Del Greco parte dall’episodio recente di via dei Platani, associato a una società di autonoleggio dei fratelli Costantino, già bersagliata in passato. A quel contesto sarebbero collegati arresti di figure come Calderón, ritenuto legato a un omicidio che ha scosso la vita criminale della zona, e Peppe Molisso, indicato come uno dei riferimenti del clan Senese. La lettura dell’ex dirigente è che tali fatti segnali una “riaffermazione del potere” da parte del gruppo Senese, che avrebbe voluto colmare un vuoto di potere provocato da arresti di rilievo e dal riassetto delle alleanze criminali in periferia. Non tutti gli attori implicati verrebbero dalla medesima mano, avverte Del Greco: il quadro appare sfaccettato, ma la direzione sembra puntare a un rafforzamento del controllo piuttosto che a un semplice sfogo di violenza.

L’analisi mette in evidenza una figura centrale: Michele Senese, definito dall’ex ufficiale una presenza di lungo corso nel panorama della Camorra romana. Una fotografia del 2013 lo mostra in una discussione con Massimo Carminati, figura cui la decrizione di Del Greco attribuisce un ruolo storico nel potere criminale della Magliana e, secondo lui, in successive forme di afferenza illegale al mondo delle cooperative e degli affari illeciti. Questo passaggio serve a inquadrare la rete di alleanze e rivalità che attraversa sia il macro-ambito politico sia quello economico, oltre a spiegare perché Senese risulti ancora una figura di peso nel contesto romano-laziale.

Del Greco insiste sull’idea che la logica del controllo non sia circoscritta a episodi isolati di violenza: la protezione del territorio, il ricatto economico e la gestione di flussi illegali di denaro sembrano intrecciarsi con una dinamica che coinvolge diverse centralità criminali. Egli evidenzia come la figura di Senese, oltre a gestire rapporti di estorsione su una platea ampia di soggetti, sia collegata a reti che spostano limiti e orizzonti di azione, talvolta in dialogo con contesti imprenditoriali o associativi che, a vario titolo, muovono interessi economici legati al crimine.

Resta fondamentale la cautela: si tratta di una lettura, per quanto circostanziata dall’esperienza, che si fonda su indicazioni e su una teleologia interpretativa propria di Del Greco. Le indagini in corso e le verifiche degli inquirenti restano il baricentro della verità processuale, mentre i fatti descritti dall’ex dirigente devono essere valutati attraverso il filtro della prudenza investigativa e della presunzione di innocenza. In attesa di ulteriori sviluppi, la lettura di Del Greco offre una chiave interpretativa utile per comprendere la possibile evoluzione della scena criminale a Roma e nel Lazio.

Fonti: Cronache della Campania.

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