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Cronaca Giudiziaria

Salerno, maxi requisitoria contro il clan Fezza-De Vivo: 820 anni di carcere richiesti per 72 imputati

Holding Fezza-De Vivo nell’Agro nocerino-sarnese: oltre otto secoli di pena potenziale per 72 imputati, nel maxi-rito abbreviato La Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno ha formalizzato una requisitoria di rilievo record contro il clan Fezza-De Vivo di…

Salerno, maxi requisitoria contro il clan Fezza-De Vivo: 820 anni di carcere richiesti per 72 imputati

Holding Fezza-De Vivo nell’Agro nocerino-sarnese: oltre otto secoli di pena potenziale per 72 imputati, nel maxi-rito abbreviato

La Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno ha formalizzato una requisitoria di rilievo record contro il clan Fezza-De Vivo di Pagani. Quarantaquattro parole chiave sintetizzano la vicenda: associazione di tipo mafioso, traffico di droga ed estorsioni, con 72 persone che hanno scelto di essere giudicate con il rito abbreviato. L’obiettivo della pubblica accusa è chiaro: incidere sulle dinamiche criminali riconducibili a una cosca radicata nell’area dell’Agro nocerino-sarnese, capace di estendere la propria influenza anche su territori vicini via minaccia e controllo economico. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la ricostruzione d’insieme descrive una “holding criminale” pronta a imporre la propria autorità con la violenza, orchestrando piazze di spaccio e imponendo tariffe ai commercianti dell’area.

L’impianto accusatorio, depositato in aula a Salerno, individua una catena di responsabilità che va dai capi storici ai gregari, passando per prestanome e persino figure femminili, ritenute fondamentali per mantenere i contatti con affiliati detenuti. La dimensione operativa, secondo l’accusa, si è sviluppata tramite una struttura gerarchica capace di coordinarе attività illecite su vasta scala. Gli esiti delle indagini descrivono un controllo territoriale basato sull’intimidazione, con la gestione diretta di attività illecite e l’esercizio di pressioni anche su presenze commerciali legate al tessuto economico locale.

Tra le richieste di condanna emergono pesanti: venti anni di reclusione per alcuni nomi di vertice. Insieme a loro, la ricostruzione invoca pene verticali anche per altri componenti della cosca e per soggetti coinvolti lungo la filiera illecita. L’indagine è stata condotta in stretto coordinamento tra la Squadra Mobile di Salerno e i Carabinieri, a testimonianza di una sinergia tra forze dell’ordine particolarmente intensa nel contrasto alle reti criminali radicate nel territorio. La complessità del quadro ha reso evidente la necessità di prendere di mira non solo i flux di droga e le estorsioni, ma anche i legami con i detenuti e i soggetti operanti come supporto logistico e finanziario.

Perché il quadro giudiziario si presenta tanto articolato? Perché l’accusa distingue tra i ruoli, dalla leadership ai contatti sul territorio, e perché indica una molteplicità di attori coinvolti nelle diverse fasi della filiera criminosa. In aula, si è consolidata la convinzione che il clan avesse costruito una rete capace di reagire rapidamente alle pressioni esterne, mantenendo al contempo una forte capacità di insinuarsi nell’economia locale. Le prime sentenze, affidate al giudice per le udienze preliminari, saranno anticipate dal confronto tra procura e difesa, mentre il dibattimento iniziale fa già intravedere le prime ripercussioni sul tessuto giudiziario della provincia di Salerno.

Il quadro resta aperto su molteplici fronti: quante altre figure chiave rimangono da indagare, quali sviluppi processuali nasceranno dal rito abbreviato rispetto al rito ordinario e quali scenari potrebbero aprirsi per gli imputati non inclusi nella scelta abbreviata. L’esito delle prossime settimane definirà non solo l’esito di questa tranche del procedimento, ma anche l’equilibrio tra potere criminale e risposta istituzionale in un’area già segnata da dinamiche complesse.

La dinamica della vicenda, così come si presenta, mette in luce una realtà criminale strutturata che ha saputo adattarsi a contesti territoriali diversi, mantenendo saldi i propri strumenti di controllo. L’esito giudiziario, atteso nei prossimi mesi, potrebbe dare indicazioni utili sul fronte anti-mafia in un territorio già al centro di attenzione nazionale.

Note di contesto: la ricostruzione della DDA e le cifre della richiesta di condanna rimangono basate sulle indicazioni fornite dall’autorità giudiziaria e, per completezza di informazione, su quanto riferito dall’inchiesta. Secondo le informazioni disponibili e riportate da www.cronachedellacampania.it, l’indagine ha messo in luce una rete organizzata capace di operare nel territorio pugliese e campano con metodiche comuni a grandi gruppi criminali. La vicenda è ora al centro del dibattimento e della difesa, in attesa delle prime sentenze.

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