Titolo: Scampia e Secondigliano, nuovo segnale di fuoco contro il latitante del clan Abbinante
Nel cuore della zona nord di Napoli, tra Secondigliano e Scampia, si è consumato un nuovo atto intimidatorio: intorno alle 21 di giovedì 1 ottobre 2026 qualcuno ha esploso colpi di arma contro la palazzina di prima traversa Ippolito dove risiede Patrizio Sergio, latitante evaso dagli arresti domiciliari dopo una pesante condanna in appello per associazione camorristica legata al clan Abbinante. Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, l’episodio è stato interpretato dagli investigatori come un avvertimento diretto, una tesa dimostrazione di controffensiva nel contesto di tensioni interne all’organizzazione.
Gli investigatori, intervenuti con prontezza, hanno trovato sul selciato quattro bossoli calibro 7,65. L’azione, descritta dagli addetti alla sicurezza come una “stesa dimostrativa”, sembrerebbe mirata più a inviare un messaggio che a colpire un bersaglio concreto, poiché il presunto bersaglio non era in casa a causa della latitanza. L’esecuzione sarebbe avvenuta in un contesto di segnali reciproci tra fazioni legate al clan, alimentando la cornice di una guerra silenziosa ma palpabile tra gruppi vicini.
Il profilo di Patrizio Sergio non è nuovo alle cronache. Per i racconti del quotidiano Il Roma, Sergio è una figura ben nota agli agenti delle volanti e agli uomini della Mobile partenopea, soprattutto sul fronte giudiziario: il suo nome era riemerso a fine gennaio nel quadro dell’epilogo processuale a carico degli affiliati al gruppo Abbinante, accusati di camorra, traffico di stupefacenti ed estorsioni. La Corte d’Appello aveva confermato un articolato quadro accusatorio che vedeva ventisette condanne complessive, con pene particolarmente rigide per le figure apicali, ma con attenuanti generiche riconosciute a diciannove imputati.
La dinamica degli ultimi mesi sembra incardinarsi su una rete di azioni coordinate che hanno origine da una precedente attività di indagine. L’inchiesta originaria fu costruita grazie a sistemi di videosorveglianza via Monte Rosa, attività di pedinamento e alle testimonianze fornite dai collaboratori di giustizia Luigi Rignante e Giuseppe Ambra. Proprio quelle fonti hanno contribuito a definire gli assetti della cosca Abbinante, offrendo chiavi di lettura sulle logiche di potere interne e sui contatti con la criminalità organizzata della provincia.
Sul piano operativo, l’avvertimento di giovedì sera si inscrive in un arco di eventi ancora in fase di accertamento. Se la natura dimostrativa dell’azione è confermata, potrebbe offrire elementi utili agli investigatori per continuare a leggere il mosaico della rete criminale e per inquadrare eventuali segnali di coordinamento tra latitanti e gruppi a lui collegati. In questo momento, restano aperti numerosi interrogativi: chi sono gli esecutori, quale fosse la reale finalità tattica dell’attacco, e quale ruolo potrebbe avere Sergio nelle dinamiche interne alla cosca Abbinante.
Gli elementi fin qui disponibili indicano un contesto di vigilanza nell’area nord di Napoli, dove episodi di intimidazione tornano a cambiare il tono della cronaca criminale. Le indagini proseguono, e gli inquirenti continuano a verificare ogni elemento utile a ricostruire la sequenza dei fatti, a capire se l’azione sia stata parte di una strategia più ampia e quali possano essere le ripercussioni sul piano giudiziario e sull’equilibrio tra le diverse fazioni interne al clan Abbinante. Nel frattempo, la comunità resta in ascolto, consapevole che ogni dettaglio delle prossime ore potrebbe offrire nuove chiavi di lettura su una storia che continua a evolversi tra asfalto, telecamere e silenzi sostanziali degli interessi criminali.
