Sole Investigazioni di Napoli: svelato l’uso illecito delle banche dati pubbliche come bancomat privato

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Inchiesta su un Associazione Illegale di Spionaggio dei Dati Sensibili in Italia

Due settimane fa, il giudice per le indagini preliminari Giovanni Vinciguerra ha firmato un’ordinanza cautelare che ha rivelato l’esistenza di un’associazione a delinquere operante nel mercato nero delle informazioni riservate. Secondo le indagini, condotte da procure locali e supportate da perquisizioni informatiche, questa rete operava in Italia, trasformando le banche dati pubbliche in strumenti di spionaggio per chiunque fosse disposto a pagare.

Al centro dell’inchiesta vi sono le agenzie di investigazione “Sole Investigazioni e Sicurezza s.r.l.” e “Signal”, guidate da Mattia Galavotti e Giuseppe Picariello. Le indagini hanno mostrato un’organizzazione piramidale, attiva per oltre tre anni, in grado di raccogliere informazioni sensibili come dati bancari, carichi pendenti e redditi, semplicemente tramite un clic e un bonifico.

L’infrastruttura tecnologica utilizzata dall’associazione era sofisticata: i clienti accedevano a un’area web dedicata per effettuare ordini di dati, che venivano poi forniti tramite una piattaforma condivisa nota come “workarca”. Questo sistema ha permesso di elaborare e caricare report dettagliati, dimostrando come l’organizzazione fosse diventata un fornitore all’ingrosso di informazioni illecite per il mercato investigativo italiano.

Le indagini hanno rivelato che membri delle forze dell’ordine, tra cui Giovanni Maddaluno, Piermassimo Caiazzo e Alfonso Auletta, hanno fornito accesso abusivo al Sistema d’Indagine del Ministero dell’Interno, utilizzando utenze personali per estrarre dati. Questi funzionari hanno alimentato il giro d’affari delle agenzie attraverso visure reputazionali e accesso a dati previdenziali e fiscali.

Un elemento chiave per il riciclaggio dei proventi illeciti è emerso dal ruolo del commercialista Pietro De Falco, che ha emesso fatture false per operazioni inesistenti. Le indagini indicano che le somme illecitamente guadagnate venivano successivamente trasferite ai pubblici ufficiali corrotti tramite ricariche di carte prepagate e pagamenti in contante.

Il giudice Vinciguerra ha sottolineato la stabilità e l’organizzazione della rete, evidenziando che non si tratta di episodi isolati, ma di un’associazione strutturata che sfruttava un’attività legale per finalità criminose. Le agenzie coinvolte, operando sotto false pretese, hanno acquisito un vantaggio competitivo sfruttando la facilità di accesso a dati sensibili altrimenti inaccessibili.

Attualmente, le indagini proseguono per identificare ulteriori complici e strutture coinvolte nella corruzione. Le autorità stanno esaminando come questa rete abbia potuto operare così a lungo senza essere rilevata, suscitando preoccupazioni sulla sicurezza dei dati sensibili e il suo impatto sulle indagini in corso su criminalità e sicurezza pubblica.

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