L’omicidio di Alfonso Fontana: quattro arresti a Torre Annunziata
Torre Annunziata, 8 febbraio 2024 – Si chiude il cerchio intorno all’omicidio di Alfonso Fontana, il 22enne di Castellammare di Stabia ucciso la sera del 7 febbraio. I militari del Nucleo Investigativo del Gruppo Carabinieri di Torre Annunziata, su delega del Procuratore Distrettuale di Napoli, hanno effettuato quattro arresti.
I destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, sono indiziati di concorso in omicidio, detenzione e porto abusivo di armi, aggravati dal metodo mafioso.
Secondo una prima ricostruzione degli inquirenti, il gruppo di complici avrebbe fornito un supporto logistico fondamentale, con uno di essi che avrebbe accompagnato il killer sul luogo dell’agguato e aiutato alla fuga dopo gli spari. Gli altri indagati avrebbero gestito le armi a Castellammare di Stabia, assicurando supporto armato all’operazione.
Il contesto dell’agguato e il movente
L’omicidio di Fontana è avvenuto in un clima di vendetta camorristica. Il giovane, vicino agli ambienti della famiglia Fasano e nipote di ex collaboratori di giustizia, fu inseguito e crivellato con oltre dieci colpi di pistola sul Corso Umberto I, a pochi passi dal Tribunale locale. L’agguato, immortalato dalle telecamere di videosorveglianza, rappresentò una risposta brutale a un torto subito: Fontana era accusato di aver derubato la figlia del suo assassino, sottraendo beni per un valore tra i 100mila e i 300mila euro.
L’esecutore e l’ergastolo
Il killer, identificato in Catello Martino, 53 anni, noto come “‘o Puparuolo” tra gli ambienti della camorra stabiese, era già stato arrestato dai Carabinieri pochi giorni dopo il delitto. Martino, esponente della famiglia “Paglialone”, legata al clan Imparato e vicina ai D’Alessandro, è stato condannato all’ergastolo dalla Corte d’Appello di Napoli nel marzo 2025.
Con gli arresti dei presunti fiancheggiatori, la Direzione Distrettuale Antimafia ritiene di aver disarticolato l’intera rete che ha facilitatato l’omicidio. Tuttavia, come indicato dalla Procura, si tratta di misure cautelari in fase di indagine preliminare. I destinatari dell’ordinanza sono considerati presunti innocenti fino a una eventuale sentenza definitiva. Le indagini proseguono per fare luce sulle dinamiche e sulle eventuali connessioni collegate all’omicidio.
