Clan Ullero: oltre 150 anni di carcere per un’associazione mafiosa che ha strozzato l’economia locale
Cardito, un piccolo centro alle porte di Napoli, è stato al centro di un’importante operazione della DDA che ha portato alla luce la rete di estorsioni e traffico di droga orchestrata dal clan Ullero. La sentenza di oggi, emessa dal gup Alessandra Zingales, ha inflitto pene severissime, superando in totale i 150 anni di reclusione per i membri della consorteria, responsabili di aver sconvolto la vita economica della comunità.
Tra le condanne più significative, spiccano i 18 anni inflitti a Giuseppe De Simone, considerato il nuovo leader delle piazze di spaccio, e i 16 anni e 6 mesi a Rocco Chianese, genero del boss e figura di spicco del clan. La loro condanna segna un passo importante nella lotta alla criminalità organizzata, come riferito da www.cronachedellacampania.it.
Le indagini hanno avuto inizio nell’estate del 2021, rivelando un’organizzazione ben radicata che si estendeva oltre i confini di Cardito, coinvolgendo anche comuni limitrofi come Frattamaggiore e Crispano. La ricostruzione ha svelato un sistema di estorsioni sistematiche, in particolare nei settori edile e commerciale, dove i clan imponevano un “tariffario” modulato sulle capacità dei commercianti.
Questa operazione ha messo in luce un clima di paura e omertà che ha da sempre afflitto la zona. La condizione di impiegati e imprenditori, spesso costretti a cedere a intimidazioni e minacce per garantirsi la tranquillità, è emersa con forza dalle intercettazioni. “Se vuoi lavorare tranquillo, porta questi soldi”, era l’avvertimento perentorio rivolto alle vittime.
Un episodio emblematico riguarda la gestione di un ristorante dove il proprietario, in crisi economica, è stato costretto a fornire gratuitamente il locale per festeggiamenti di elementi del clan. Solo pochi hanno trovato il coraggio di denunciare; uno di questi, un titolare di un’agenzia di scommesse, è stato vittima di un tentativo di estorsione da parte di Carmine Polito, ex braccio destro di Ullero, ad agosto 2021.
L’impatto di tali atti sulla vita quotidiana dei cittadini è devastante. L’assenza di un supporto adeguato da parte delle autorità ha alimentato la rassegnazione degli imprenditori e dei residenti. “Fino a quando dovremmo vivere con questo terrore?”, è la domanda che circola tra le strade di Cardito. I residenti si sentono abbandonati e chiedono risposte, mentre la città continua a subire le conseguenze di un sistema di illegalità ben radicato.
L’attività del clan, come dimostrano le indagini, non si fermava solo alle estorsioni ma coinvolgeva anche un traffico di droga ben organizzato, con accesso a ingenti somme di denaro. Le microspie hanno catturato un clima di inquietudine, in cui i membri del clan confermavano l’intenzione di rinforzare il loro controllo sul territorio.
Il processo continua, con Francesco Ullero, il capo supremo, che ha fino ad ora scelto di affrontare il dibattimento in aula, cercando di ribaltare le accuse supportate dalle testimonianze di collaboratori di giustizia. La sua difesa si presenta come una delle ultime possibilità di sfuggire a una giustizia che sembra sempre più intransigente.
Con il futuro del clan Ullero che appare incerto, il dibattito su come garantire sicurezza e legalità a Cardito rimane aperto. Le istituzioni sono chiamate a rispondere alle richieste di aiuto e rassicurazione dei cittadini, che aspirano a un quotidiano privo di minacce e intimidazioni. L’inchiesta ha smosso le acque, ma la lotta contro la camorra è solo all’inizio.
