Napoli, stesa di via San Sebastiano nuove accuse per il 19enne: «Con il fucile in scooter prima degli spari»

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Nuovi elementi nelle indagini della Dda e della Squadra Mobile sugli spari avvenuti nel cuore del centro storico di Napoli

Le immagini della videosorveglianza documenterebbero il giovane armato all’alba del 18 luglio. Nell’interrogatorio davanti al gip ha ammesso di essere lui nelle riprese, ma ha scelto di non rispondere sul motivo dell’arma e sull’identità dei ragazzi che erano con lui. Intanto entra nell’inchiesta anche un secondo indagato.

Le telecamere svelano un nuovo episodio

Si arricchisce di un nuovo tassello l’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia e della Squadra Mobile sugli spari avvenuti il 25 luglio scorso in via San Sebastiano, nel centro storico di Napoli, episodio durante il quale rimase ferito accidentalmente un cliente incensurato seduto ai tavolini di un bar.

Le indagini hanno portato alla luce un episodio precedente. Analizzando le immagini degli impianti di videosorveglianza, gli investigatori avrebbero individuato Giuseppe Muscariello, 19 anni, mentre percorreva le strade del centro storico in sella a uno scooter con un fucile tra le mani. Le riprese risalgono alle 5.30 del 18 luglio, circa una settimana prima della sparatoria.

L’episodio è stato contestato al giovane durante l’interrogatorio davanti al giudice per le indagini preliminari che, pur non convalidando il fermo, ha successivamente disposto nei suoi confronti un’ordinanza di custodia cautelare.

L’ammissione davanti al gip e il silenzio sul fucile

Secondo quanto emerso dagli atti, Muscariello avrebbe riconosciuto di essere la persona immortalata nelle immagini con il fucile. Assistito dall’avvocata Carla Maruzzelli, ha però esercitato la facoltà di non rispondere quando gli è stato chiesto perché fosse armato e chi fossero le tre persone che viaggiavano con lui su due scooter.

Gli investigatori proseguono gli accertamenti per ricostruire il contesto dell’episodio e individuare tutti i partecipanti.

L’ombra di un precedente agguato

L’inchiesta si concentra anche su un presunto agguato che il giovane avrebbe subito alcune settimane prima nella zona del Cavone. Sarebbe stato lo stesso Muscariello a raccontare agli investigatori della Squadra Mobile di essere stato bersaglio di colpi d’arma da fuoco mentre era in scooter.

Le indagini, coordinate dal pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia Cristina Curatoli e condotte dalla Squadra Mobile diretta da Mario Grassia, puntano ora a verificare eventuali collegamenti tra quell’episodio e quanto accaduto in via San Sebastiano.

C’è un secondo indagato

Nell’inchiesta compare anche il nome di Vincenzo Rubino, 20 anni, indagato in concorso. A suo carico, secondo gli investigatori, vi sarebbero le dichiarazioni rese da Muscariello, le immagini della videosorveglianza e i riscontri ottenuti attraverso il sistema di lettura delle targhe.

Secondo il racconto attribuito al 19enne, Rubino sarebbe stato alla guida dello scooter e sarebbe stato consapevole che il passeggero fosse armato.

La ricostruzione della sparatoria

In una prima fase gli investigatori avevano ipotizzato una “stesa” riconducibile alle tensioni tra gruppi criminali giovanili del centro storico. La successiva analisi delle immagini avrebbe però delineato uno scenario diverso.

L’ipotesi investigativa è che Muscariello abbia esploso alcuni colpi di pistola in aria per aprirsi una via di fuga e intimidire un gruppo di inseguitori, tra i quali vi sarebbe stato anche un familiare di un esponente del gruppo Lepre del Cavone, con cui sarebbero esistiti contrasti precedenti.

Durante l’interrogatorio, il giovane avrebbe riferito di aver riconosciuto, poco prima degli spari, la persona che – a suo dire – alcuni mesi prima avrebbe tentato di ucciderlo nella zona del Cavone. Un incontro che, secondo la sua versione, avrebbe riacceso la tensione culminata nella successiva sparatoria.

Le indagini sono tuttora in corso. Per entrambi gli indagati vale il principio della presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.