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Si chiude l’asta: merce sequestrata ad Angelo Napolitano venduta per 286 mila euro

A Napoli si chiudono tre aste telematiche per liquidare un ingente magazzino riconducibile a Napolitano Store, con un incasso complessivo che sfiora i 285mila euro, tra beni sequestrati e contenziosi in corso. L’operazione, promossa dall’Istituto Vendite…

Si chiude l’asta: merce sequestrata ad Angelo Napolitano venduta per 286 mila euro

A Napoli si chiudono tre aste telematiche per liquidare un ingente magazzino riconducibile a Napolitano Store, con un incasso complessivo che sfiora i 285mila euro, tra beni sequestrati e contenziosi in corso. L’operazione, promossa dall’Istituto Vendite Giudiziarie di Napoli, evidenzia una realtà economica intrecciata con un’inchiesta in corso coordinata dalla Procura di Nola, che vede tra i protagonisti l’imprenditore Angelo Napolitano, finito al centro di un procedimento per presunte irregolarità fiscali. Le tre tranche d’asta hanno riguardato maxi-lotti di merce stoccata in depositi e punti vendita, ora trasferita al mercato della liquidazione giudiziaria. Una dinamica che, pur chiudendosi dal punto di vista formale, resta avvolta da interrogativi su responsabilità e scenari futuri dell’indagine.

Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, i beni appartenevano a Am Distribution Srl, azienda al centro dell’inchiesta che interessa il contesto imprenditoriale legato a Napolitano. L’imprenditore ha sempre negato ogni addebito, sostenendo la propria estraneità ai fatti. L’ipotesi investigativa, articolata dalla Guardia di Finanza di Napoli, descrive un meccanismo che avrebbe utilizzato pagamenti in contanti per operazioni al dettaglio, supportate da fatture false intestate a cosiddette “società cartiere” per simulare cessioni all’ingrosso apparentemente esenti da IVA. L’indagine, nata anche grazie a servizi televisivi di attenzione pubblica, ha visto nel settembre 2025 il sequestro preventivo di 5,7 milioni di euro e, a gennaio 2026, l’estensione della misura all’intero patrimonio aziendale.

Nel frattempo, sul fronte operativo delle aste, la procedura ha seguito il suo corso e ha assegnato i tre maxi-lotti al miglior offerente, segnando una chiusura sostanziale ma non priva di ombre. Il lotto che ha visto la più serrata competizione si è concludo Casalnuovo di Napoli con un’offerta finale di circa 79.345 euro. Il secondo pacchetto, comprendente oltre 6.000 articoli, è stato aggiudicato per poco più di 72.000 euro a un unico concorrente, mentre il terzo pacco, relativo a circa 3.500 articoli prelevati dallo storico punto vendita di corso Garibaldi, è stato chiuso a una soglia poco superiore ai 56 mila euro. A questi numeri si aggiunge una funzione vitale del catalogo: l’intero stanziamento comprendeva non solo dispositivi elettronici di consumo ma anche una consistente sezione “linea bianca” con iPhone, MacBook, iPad e console di gioco, oltre a migliaia di accessori e grandi elettrodomestici.

Il bene in questione è stato descritto come un inventario multimediale molto esteso: dai display ai televisori di grandi dimensioni, passando per smartwatch, smartphone Android delle marche più note e un bacino di articoli vari. Una parte cospicua della merce, inoltre, comprendeva elettrodomestici di grandi e piccoli formati, tra frigoriferi, climatizzatori e macchine da caffè, con le cialde in abbonamento a fare da cornice a una paletta di beni destinati al consumo quotidiano. La dimensione della liquidazione testimonia come, anche in contesti di inchiesta, la macchina giudiziaria cerchi soluzioni pratiche per restituire liquidità al sistema pur nel rispetto dei tempi processuali.

L’episodio della settimana precedente alle chiusure delle aste ha acceso un ulteriore fascio di riflettori: un furto in deposito, situato nell’area Asi di Giugliano in Campania, ha coinvolto strumenti di valore legato al Napolitano Store. I Carabinieri, coordinati dalla Procura di Napoli Nord, stanno analizzando i video delle telecamere e non escludono una pista che possa essere stata “su commissione” o studiata da chi conosceva bene il posizionamento dei lotti. Per ora, Angelo Napolitano non risulta indagato per l’episodio del furto all’interno del deposito giudiziario.

Il quadro che emerge è complesso e segnato da un dualismo tra operatività economica e inquietudini giudiziarie. Da una parte, le aste hanno rifinanziato una parte consistente del debito e hanno fornito un quadro chiaro sulla dimensione commerciale della liquidazione; dall’altra, restano da chiarire gli intrecci tra conti, fatturazioni e processi di verifica fiscale che hanno portato alle misure di sequestro. Le autorità continuano a monitorare il fenomeno e a valutare sviluppi futuri: se nuove tranche di beni possano tornare sul mercato o se eventuali ricorsi o nuove prove possano ridisegnare la mappa degli atenei della Ges. Per i cittadini di Napoli e della Campania, la vicenda resta un monito sull’importanza della trasparenza nelle operazioni economy e sull’esigenza di una vigilanza continua sul patrimonio aziendale riconducibile al tessuto criminale-finanziario che attraversa il territorio.

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