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Cronaca Giudiziaria

Caserta e Roma: rete di falsi incidenti e tangenti tra giudici di pace, avvocati e medici

Titolo: Rete di avvocati, giudici di pace e medici: richiesta di condanne per oltre 44 anni di carcere nel caso dei “falsi sinistri” Caserta/Roma – Un intreccio di regali di lusso, denunce farlocche e sentenze pilotate…

Caserta e Roma: rete di falsi incidenti e tangenti tra giudici di pace, avvocati e medici

Titolo: Rete di avvocati, giudici di pace e medici: richiesta di condanne per oltre 44 anni di carcere nel caso dei “falsi sinistri”

Caserta/Roma – Un intreccio di regali di lusso, denunce farlocche e sentenze pilotate emerge come cuore dell’inchiesta sull’asserita fabbrica dei falsi sinistri. L’indagine, originata nel casertano e sviluppata dalla Mobile di Caserta e dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza, sta entrando nella fase conclusiva della requisitoria. Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, oggi il P.M. Alessia Natale ha chiesto condanne pesanti per nove imputati, tra cui tre giudici di pace, quattro avvocati e due medici, per un ammontare complessivo di 44 anni e 8 mesi di reclusione.

La rivoluzione della ricostruzione processuale ha come perno l’ipotesi di un sistema di scorciatoie giudiziarie e consensi risarcitori pilotati, alimentati dall’interesse economico della criminalità organizzata. L’imputazione sostiene che i magistrati onorari avrebbero emesso pronunce favorevoli nonché risarcimenti calibrati per favorire le parti presenti nel sodalizio, in cambio di denaro e beni di lusso forniti dai legali. L’intero fascicolo, pur originando nel territorio casertano, è stato trasferito a Roma per competenza territoriale a causa della partecipazione di figure giudicanti e di professionisti attivamente coinvolti nel presunto schema.

Gli elementi del quadro probatorio, delineati nel corso della requisitoria, hanno definito ruoli e responsabilità all’interno del sodalizio: l’avvocato civilista Giuseppe Luongo è indicato con la pena più alta, 6 anni e 8 mesi di carcere, seguito dai tre giudici di pace. Maria Gaetana Fulgeri sarebbe destinataria di 5 anni e 10 mesi, Rodosindo Martone di 5 anni e 8 mesi, Bruno D’Ur­sio di 5 anni. Per gli altri tre professionisti del foro — Vincenzo Castaldo, Michele Zagaria e Michele Chirico — la Procura ha chiesto 4 anni e mezzo ciascuno. Infine, l’ipotesi contabile si allinea con 4 anni per i medici Giuseppe D’Amico e Michele D’Amico, accusati di aver fornito referti clinici funzionali a blindare le pratiche risarcitorie.

La dinamica investigativa descritta durante la requisitoria presenta una serie di anomalie ricorrenti nelle denunce di incidenti stradali, con meccanismi identici tra loro: pedoni investiti sulle strisce, scontri tra veicoli fittizi e persino sinistri che coinvolgono biciclette tandem. Un capitolo chiave riguarda l’assenza costante delle forze dell’ordine nei luoghi degli impatti presunti, stato che, secondo l’accusa, avrebbe consentito al gruppo di gestire autonomamente la documentazione e di ricorrere a certificati medici compiacenti.

A supporto dell’impianto accusatorio, la Procura indica una rete di “attori” reclutati soprattutto nelle zone periferiche di Casal di Principe: danneggiati fittizi e testimoni venivano pagati per ogni sottoscrizione di una finta denuncia, con un compenso di 150 euro all’atto e un bonus fino a 500 euro al perfezionarsi della pratica. L’insieme dei meccanismi, secondo l’accusa, avrebbe generato oneri economici alle compagnie assicurative prima che gli investigatori riuscissero a interrompere la catena corruttiva.

La fase attuale del processo, che vede coinvolti giudici, avvocati e medici, non esclude che nuove evoluzioni possano emergere nelle prossime settimane. Restano da accertare eventuali sviluppi difensivi e la corretta ricostruzione di ciascun ruolo, nonché l’esatta quantificazione di danni e risarcimenti finiti nel mirino della presunta truffa. Le difese avranno ora modo di articolare le controdeduzioni e di presentare eventuali elementi di dissenso rispetto al quadro probatorio finora delineato.

Contesto territoriale e interpretazioni future restano cruciali: se la casistica indagata trova radici nell’ampio territorio campano, la scelta di Roma come sede processuale suggerisce una centralità delle figure presenti nel presunto sistema corruttivo. Per il momento, l’attenzione resta centrata sulle prove, sui ruoli e sulle responsabilità ipotizzate dall’accusa, con la cautela che richiede la fase processuale in corso.

Fonte: cronachedellacampania.it. Il fascicolo resta oggetto di successive verifiche e confronti tra parti.

Nota: tutte le enunciazioni presentate rispettano la presunzione di innocenza e distinguono tra fatti accertati, ipotesi investigative e richieste di pena, in linea con le norme di cronaca giudiziaria.

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