Disagio e reti di ascolto: la professoressa racconta Martina Carbonaro e stimola una riflessione sulle scuole
Nel corso del processo per la morte di Martina Carbonaro, la quattordicenne di Afragola scomparsa il 26 maggio 2025 in un edificio abbandonato, emergono elementi utili a capire il contesto relazionale della ragazza. In aula è intervenuta Emilia Marino, docente tirocinante all’epoca dei fatti, unica testimone presente all’udienza di oggi. Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, la professoressa ha descritto Martina come una ragazza solare ma bisognosa di rassicurazioni, con un rapporto di fiducia che andava oltre il contesto strettamente scolastico.
La relazione tra Martina e la docente non si limitava alle ore in aula. Marino ha ricostruito un legame di fiducia, fatto di spiegazioni e ascolto, ma con una soglia di spazio personale che la ragazza teneva per sé. In questa cornice è emersa la difficoltà di comprendere fino in fondo il disagio vissuto dalla giovane, che emergeva soprattutto in momenti di confidenza e non sempre trovava la chiave per esprimerlo pienamente.
Un’anticipazione dolorosa resta impressa nei ricordi della professoressa: l’ultimo incontro a scuola, poco prima della scomparsa. Martina si era avvicinata per salutarla dicendole che avrebbe voluto confidarsi su alcune cose, ma la docente, impegnata con la discussione della propria tesi, ha dovuto lasciare la scuola prima del previsto. La promessa di un confronto nel pomeriggio non si è concretizzata, e la docente ha spiegato di aver tentato di contattarla senza riuscire a parlare con lei.
Il mattino successivo, 27 maggio, Marino ha appreso la notizia della scomparsa della ragazza dai colleghi: “ero agitata, la vedevo lontana”, ha riferito. In quel frangente ha anche ipotizzato un possibile coinvolgimento di Federico, un ragazzo con cui Martina intratteneva una relazione solo virtuale. Nonostante i tentativi di contatto, la docente ha inviato un messaggio per offrire la possibilità di parlare in qualsiasi momento, una porta rimasta apparentemente aperta in attesa di risposte che non sono arrivate.
Un altro elemento doloroso emerso dall’aula riguarda un episodio risalente a pochi giorni prima della morte, il 16 maggio, quando Martina aveva lasciato un messaggio chiedendo una chiamata urgente da parte della professoressa. L’audio è stato ascoltato oggi come parte del racconto, aggiungendo un peso emotivo al quadro già grave. Marino ha insistito sull’impostazione di un confine tra fiducia e riservatezza, spiegando che la ragazza si confidava ma non rivelava tutto.
La coincidenza che ha colpito particolarmente la docente è stata la sua laurea, conseguita il giorno in cui Martina venne ritrovata senza vita, con una tesi dedicata proprio alla giovane vittima. Al termine dell’udienza, l’avvocato della famiglia Carbonaro ha sottolineato, insieme a Marino, la necessità di rafforzare nelle scuole reti capaci di intercettare precocemente segnali di disagio tra gli adolescenti. Una prospettiva che il legale ha esteso anche alla possibilità di istituire centri di ascolto in grado di collegare i ragazzi in difficoltà con famiglie e professionisti, proponendo addirittura che minorenni possano chiedere supporto psicologico autonomamente, senza l’assenso dei genitori, sollecitando una revisione delle regole attuali.
Il processo proseguirà con una serie di udienze: il 30 ottobre la testimonianza del ragazzo con cui Martina aveva una chat, l’11 o 10 novembre l’udienza intermedia per completare l’escussione dei testimoni della Procura, e il 24 novembre l’udienza chiave in cui sarà ascoltato Alessio Tucci, imputato per l’omicidio della tredicenne. Tucci ha fatto sapere tramite il proprio legale di voler rendere dichiarazioni nel corso della seduta, un passaggio che potrebbe aggiungere elementi al quadro investigativo mentre la procura continua a ricostruire le ore precedenti al tragico evento.
In questa cornice processuale, l’attenzione resta rivolta non solo all’esito delle accuse, ma alla domanda di fondo: quali segnali sulla salute psico-sociale degli studenti arrivano dalle scuole e come è possibile intervenire tempestivamente per proteggere i ragazzi prima che situazioni difficili diventino irreparabili? La cronaca giudiziaria continua a restituire pezzi di verità, ma è la cornice di interventi preventivi — reti di ascolto, accesso a supporti psicologici e coinvolgimento delle famiglie — a dare una direzione concreta alla lotta contro il disagio giovanile.
