Barra, Napoli Est – Una rete di spaccio operante ininterrottamente tra le Case Gialle di via Mastellone è stata smantellata grazie a un’ampia indagine della Squadra investigativa del commissariato San Giovanni-Barra. L’operazione, che ha portato all’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare, ha visto coinvolti nomi pesanti della camorra locale e ha messo davanti agli occhi della comunità un sistema di vendita capillare, con basi operative nel labirinto di scale e cortili dell’isolato B2. L’intervento ha preso corpo tra gennaio 2025 e l’odierno nostro aggiornamento, con la misura restrittiva firmata dal giudice per le indagini preliminari Valentina Giovanniello. La notizia, al centro della cronaca di quartiere, rivela una dinamica criminale radicata nel tessuto urbano, ma anche una risposta decisa delle forze dell’ordine per restituire sicurezza alle famiglie della zona.
Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la centrale operativa della rete era situata a ridosso dell’abitazione di Salvatore Ambrosanio, 33 anni, noto nei vicoli con l’alias ’o nonnetto, figlio di Gennaro Ambrosanio, figura apicale e braccio armato del clan Aprea. Accanto a lui è finito in carcere lo zio materno Ferdinando Liccardi, 52 anni, ritenuto luogotenente operativo, mentre ai domiciliari è finito Antonio De Rosa, 35, zio di Francesco Pio Valda, giovane detenuto e parte del processo per un brutale omicidio avvenuto agli chalet di Mergellina. Tre altri indagati – Filippo Ciscognetti, 47 anni; Cosimo Loffredo, 28; Francesco Argentato, 30 – restano a piede libero pur figurando nel fascicolo.
La ricostruzione dell’inchiesta evidenzia due canali di vendita concepiti per garantire una pressione continua sul mercato locale: uno fisso, che prevedeva l’accesso diretto degli acquirenti al cortile dell’immobile, e uno mobile, con appuntamenti serali lungo via Mastellone. L’organizzazione gestiva i turni in modo quasi militare: Liccardi, sul fronte mattutino, coordinava le consegne e l’attesa nel cortile, mentre al calare del sole e durante la notte il traffico veniva presidiato da pusher ausiliari in rotazione, per assicurare copertura 24 ore su 24. Le intercettazioni descrivono una routine quotidiana apparentemente ordinaria, resocontata tra le mura di uno degli edifici popolari della zona.
Tra gli elementi che hanno convinto gli investigatori a chiedere misure cautelari ci sono anche le registrazioni ambientali e i filmati acquisiti da una telecamera piazzata vicino all’ingresso dell’immobile. Periodi di scambio veloci, transazioni in contante e la ripetuta presenza di clienti abituali sono stati documentati con frame nitidi, che hanno contribuito a fissare i contorni del quadro accusatorio: associazione per delinquere finalizzata al traffico continuato di sostanze stupefacenti, supportata da numerosi episodi di cessione.
La dinamica delle indagini, pur definita, resta comunque da completare in alcuni passaggi processuali. La difesa dei tre indagati non trattenuti in carcere – rappresentata da avvocati e penalisti – valuterà i tempi e i modi per l’accesso a nuove forme di verifica. Nel frattempo, il Tribunale del Riesame è chiamato a pronunciarsi sui contenuti della misura, mentre la Procura prosegue gli accertamenti per definire i profili di responsabilità e le eventuali articolazioni interne al sodalizio.
Per la comunità di Barra, l’esito di questa pagina di cronaca appare doppiamente significativo: da un lato la conferma della presenza di un sistema di smercio articolato in una zona densamente popolata; dall’altro, la sensazione che la macchina giudiziaria stia occupandosi con rigore delle criticità locali. L’ombra del crimine resta, però, e la città resta in ascolto: quali sviluppi emergeranno nelle prossime settimane, e quale ruolo avranno le istituzioni per garantire sicurezza e fiducia ai residenti di un quartiere che vive quotidianamente tra passato e presente della criminalità organizzata? Le risposte arriveranno con i prossimi capitoli di questa inchiesta, che resta aperta agli elementi che gli atti dell’indagine continueranno a restituire.
