Bossi arrestato: 5 anni e 9 mesi di cumulo pene tra RDC, appropriazione indebita e altre condanne
È stato arrestato nelle scorse ore Riccardo Bossi, figlio del fondatore della Lega Umberto Bossi, e accompagnato nel carcere di Busto Arsizio, in provincia di Varese. L’intervento dei carabinieri è stato disposto da un ordine di carcerazione firmato dal procuratore di Busto Arsizio, Carlo Nocerino, per un cumulo di pene pari a 5 anni e 9 mesi, relative a diversi procedimenti ormai definitivi. Secondo quanto riportato, l’esecuzione del provvedimento si è basata su condanne accumulate nel corso degli anni, tutte appertenenti a carriere giudiziarie già chiuse.
Il quadro delle condanne confluite nel cumulo è articolato e definito. Tra le voci principali figurano 1 anno e 8 mesi per appropriazione indebita aggravata, legata a circa 158mila euro della Lega destinati, secondo l’inchiesta, a spese personali tra il 2009 e il 2011. A questa si aggiunge una pena di 9 mesi per truffa e insolvenza fraudolenta. Una porzione consistente della totalità riguarda poi la vicenda del reddito di cittadinanza: Bossi è stato condannato a 2 anni e 6 mesi per indebita percezione del beneficio, con una sentenza diventata definitiva lo scorso giugno, dopo l’inammissibilità del ricorso proposto dalla difesa in Cassazione. Secondo le risultanze investigative, l’importo indebitamente percepito ammonterebbe a circa 12.800 euro tra il 2020 e il 2023, basandosi su un’attestazione ritenuta falsa.
Secondo quanto emerso dall’inchiesta, non rientra nel cumulo la condanna a 1 anno e 4 mesi per i presunti maltrattamenti nei confronti della madre. La sentenza è stata confermata dalla Corte d’Appello di Milano, ma non è definitiva: la Cassazione dovrà pronunciarsi, e per tale motivo il relativo procedimento è stato escluso dall’ordine di carcerazione eseguito nelle scorse ore. Stando a quanto riportato, dunque, la posizione legata a quel filone rimanerebbe in sfera giudiziaria separata, non ancora definita.
La notizia arriva in un contesto di passaggi giuridici che ad oggi rimangono in parte aperti. L’intervento delle autorità ha, al contempo, chiarito che il provvedimento ha riguardato esclusivamente le condanne definitivamente accertate e non pregiudica altre situazioni pendenti in ambiti diversi. L’operazione è stata portata avanti con la regia della procura, nel rispetto delle norme che regolano l’esecuzione delle pene.
Secondo le informazioni disponibili e riportate da cronachedellacampania.it, la magistratura ha tratto la decisione di applicare un cumulo di pene per un periodo complessivo superiore ai cinque anni, con riferimenti specifici a reati economici legati a gestione di risorse e a misure di sostegno pubblico. L’arresto e l’ingresso in cella segnano quindi una tappa cruciale nel percorso giudiziario di Bossi, che vede intrecciarsi responsabilità definite e altri filoni ancora in discussione.
Cosa resta da chiarire resta legato agli sviluppi dei singoli procedimenti residui, inclusi quelli non inclusi nel cumulo e quelli ancora pendenti davanti alle nostre corti. Le prossime settimane potrebbero fornire ulteriori chiarimenti su eventuali impatti futuri, anche alla luce delle eventuali pronunce delle corti superiori sui capi di imputazione rimanenti.
Fonte: Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it.
