Paupisi, una notte che ha spezzato una comunità: Salvatore Ocone, 59 anni, è stato condannato all’ergastolo dalla Corte d’Assise di Benevento per l’omicidio della moglie Elisa Polcino, 49 anni, e del figlio Cosimo, 15 anni, e per aver gravemente ferito l’altra figlia Antonia, nella notte tra il 30 settembre 2025 e l’alba successiva, all’interno dell’abitazione di famiglia. La sentenza arriva a quasi un anno da quei fatti, che hanno segnato profondamente il piccolo centro sannita e riaperto il dibattito sulla sicurezza domestica e sul monitore delle dinamiche familiari.
Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la Corte ha accolto la richiesta della Procura di Benevento, guidata dal procuratore Nicola D’Angelo, disponendo anche otto mesi di isolamento diurno a carico dell’imputato. Sulla parte risarcitoria, il tribunale ha riconosciuto 80 mila euro a Antonia e 50 mila euro all’altro figlio Mario, che all’indomani della tragedia non si trovava nell’abitazione al momento dei fatti.
La dinamica dei fatti, ricostruita con il contributo degli accertamenti medico-legali, è stata uno dei nodi centrali del processo. Il medico legale ha riferito che Elisa fu colpita da un pugno di pietra del peso di circa 12 chilogrammi, prelevata dal giardino di casa, e che Cosimo morì per le lesioni riportate alla testa in tempi rapidi. Le autopsie hanno evidenziato lesioni potenzialmente letali, compatibili con colpi violenti; Antonia subì danneggiamenti gravi, mantenendo però una parte della vitalità necessaria per l’impegno riabilitativo che l’ha accompagnata in questi anni.
Dopo la strage, Ocone fuggì a bordo della propria auto con i due figli. L’inseguimento durò diverse ore; l’intervento di un elicottero dei carabinieri contribuì a localizzare l’auto nei dintorni delle campagne di Ferrazzano, in provincia di Campobasso, dove l’uomo fu arrestato e condotto in carcere. Durante l’interrogatorio ammise le proprie responsabilità e venne formalmente accusato di duplice omicidio aggravato, tentato omicidio e sequestro di persona.
Antonia, l’unica superstite, affrontò un lungo percorso di cura: inizialmente in ospedale, poi al Neuromed di Pozzilli, dove rimase mesi tra condizioni molto critiche e riabilitazione intensiva. Nel marzo 2026 fece ritorno a casa, portando con sé il peso della vicenda che aveva segnato anche la sua vita e quella di tutto il paese. Paupisi ricordò la tragedia con il lutto cittadino proclamato in concomitanza con i funerali, celebrati nella chiesa di Santa Maria del Bosco il 10 ottobre 2025, a cui parteciparono numerosi concittadini e autorità locali: un momento di elaborazione collettiva che ha accompagnato la comunità durante i mesi successivi.
Sul piano giudiziario, la strada del dibattimento ha seguito rapidamente la via del giudizio immediato, con l’apertura dell’udienza il 20 maggio 2026. La difesa aveva richiesto una perizia psichiatrica per valutare le condizioni mentali dell’imputato al tempo dei fatti e la sua capacità di stare in tribunale. La perizia, affidata al dottor Vincenzo Scarallo del Cotugno di Napoli, ha evidenziato elementi di alterazione della realtà ma ha concluso che restavano integri i parametri funzionali essenziali, accertando la capacità di intendere e di volere al momento della strage e la lucidità nel processo. In aula, Ocone aveva riferito di aver agito credendo di liberare la famiglia da una minaccia demoniaca, una versione che, secondo la perizia, non avrebbe rilevato una compromissione della capacità di intendere e volere al momento dei fatti: la descrizione di una small-scale devianza non ha prevalso sull’esito della valutazione clinica.
La sentenza, pronunciata al termine della camera di consiglio, conferma l’ergastolo con otto mesi di isolamento diurno. È il primo punto fermo in un’indagine che ha attraversato autopsie, perizie e un dibattimento concentrato sull’ambito psichico dell’imputato. Resta aperto, naturalmente, l’eventuale grado di appello, che potrà ridefinire elementi ritenuti decisivi durante il processo. Nel frattempo, la comunità di Paupisi continua a chiedere risposte e strumenti concreti per la prevenzione, affinché tragedie simili non trovino terreno fertile nel tessuto quotidiano di una piccola realtà che si è vista improvvisamente al centro dell’attenzione nazionale.
