Poggioreale, contrabbando hi-tech: drone da 10mila euro intercettato con droga e 15 smartphone, la polizia penitenziaria chiede più uomini
Un drone di grandi proporzioni, valutato intorno ai 10.000 euro, è stato neutralizzato dai sistemi di difesa del carcere di Napoli Poggioreale durante un’operazione che ha impedito l’immissione di materiale illecito all’interno dell’istituto. Il velivolo trasportava un chilo complessivo di droga, hashish, cocaina e marijuana, oltre a un bilancino di precisione e a 15 smartphone completi di cavi e alimentatori. Un nuovo fronte della criminalità organizzata, che si avvale di tecnologie avanzate per aggirare i controlli, come hanno sottolineato le sigle di categoria presenti sul campo. Secondo quanto riportato, l’apparecchio sarebbe stato realizzato in Europa e dotato di caratteristiche tali da permettere trasporti consistenti in breve tempo. L’intervento della polizia penitenziaria ha dunque impedito che stupefacenti e telefoni raggiungessero i detenuti.
A rendere nota l’operazione è stato l’Uspp, il sindacato della polizia penitenziaria, che ha evidenziato la necessità di potenziare gli strumenti a disposizione degli agenti per contrastare il fenomeno. «Tentativi sempre più sofisticati» hanno osservato il presidente dell’Uspp Giuseppe Moretti e il segretario regionale Ciro Auricchio, descrivendo la evoluzione continua dei mezzi impiegati per introdurre materiale illecito nelle carceri. Stando alle loro parole, non si può sottovalutare l’impiego di un drone di tali dimensioni e tecnologia, capace di aggirare i controlli dall’alto se non si rafforzano le difese. «La criminalità organizzata ha trovato una nuova modalità di operare», hanno aggiunto, collegando direttamente la situazione alle capacità economiche e tecnologiche messe in campo dai gruppi criminali.
La denuncia del sindacato non resta sul piano delle constatazioni: per Moretti e Auricchio l’emergenza richiede interventi concreti e immediati, tra cui l’adozione di sistemi anti-drone, formazione specializzata, una maggiore dotazione di personale e strumenti avanzati per la vigilancia interna. L’Uspp riferisce inoltre che a Poggioreale la pianta organica registra un deficit di circa 200 unità, una criticità che, sostengono, rende ancora più esposta la gestione quotidiana della sicurezza all’interno dell’istituto. «Il lavoro degli agenti è essenziale, ma senza un supporto adeguato la missione diventa sempre più complessa», hanno concluso i due rappresentanti.
La ricostruzione aggiorna una catena di episodi già registrati nel mese di settembre: il 9 settembre la polizia penitenziaria aveva intercettato e abbattuto un drone diretto a Poggioreale, contenente un iPhone di ultima generazione e 150 grammi di hashish; le prime risultanze parlavano di un tentativo di alimentare un mercato illecito di telefoni e stupefacenti all’interno del carcere. Il 19 settembre, poi, i carabinieri avevano arrestato tre giovani per un tentativo analogo, con un quarantenne di Boscoreale fermato mentre manipolava un radiocomando; all’esecuzione erano stati sequestrati 15,41 grammi di cocaina, 5,90 grammi di crack, quattro cellulari e un velivolo già predisposto al volo. A quel tempo, i due altri fermati avevano 18 e 20 anni. L’insieme degli interventi evidenzia una continuità nelle modalità operative e la costante ricerca di varchi logistici da parte di forze dell’ordine e organizzazioni criminali.
Secondo le informazioni disponibili e riportate da cronachedellacampania.it, la dinamica recente segnala una differenza minima nell’approccio: dal tentativo di decollo alla cattura di un carico già in volo, entrambe le condizioni mostrano una “guerra hi-tech” in corso tra chi cerca di introdurre strumenti di contrabbando e chi è impegnato a contrastarlo, spesso con risorse limitate rispetto al livello di sofisticazione degli attacchi. La discussione, oltre che sulle singole operazioni, si concentra sul rafforzamento della protezione delle strutture e sulla necessità di una cornice di sicurezza più ampia, capace di mettere in rete controllo, pronti interventi e formazione continua per gli operatori.
Guardando avanti, resta l’interrogativo su quanto sia possibile arginare davvero un’evoluzione tecnologica che tende a superare i tradizionali protocolli di sicurezza. L’amministrazione e le forze dell’ordine hanno ribadito la fermezza dell’impegno, ma chiedono risorse e coordinamento su scala più ampia per rispondere a una sfida che, come sottolinea Moretti, «richiede grande spirito di sacrificio» da parte del personale in servizio. Non si escludono ulteriori sviluppi investigativi né nuove misure precauzionali nei prossimi mesi, nell’ottica di fermare una dinamica che continua a sfidare i sistemi di controllo nelle carceri italiane.
