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Cronaca Giudiziaria

Pozzuoli: casa dichiarata agibile, ma rientro impossibile per un’ottantatreenne sfollata a causa della burocrazia

Pozzuoli: agibilità certificata, ma l’anziana sfollata resta fuori casa tra burocrazia e responsabilità degli enti A Pozzuoli, un’ottantatreenne sfollata continua a vivere altrove mentre, a poche settimane dall’evacuazione, la sua abitazione resta ufficialmente agibile ma non…

Pozzuoli: casa dichiarata agibile, ma rientro impossibile per un’ottantatreenne sfollata a causa della burocrazia

Pozzuoli: agibilità certificata, ma l’anziana sfollata resta fuori casa tra burocrazia e responsabilità degli enti

A Pozzuoli, un’ottantatreenne sfollata continua a vivere altrove mentre, a poche settimane dall’evacuazione, la sua abitazione resta ufficialmente agibile ma non praticabile. Cinquantuno giorni di attesa, tra documenti, pareri tecnici e differenze tra enti, hanno trasformato una situazione di emergenza in un labirinto amministrativo che allontana la signora dalla sua casa di via II Traversa di via Tranvai.

L’episodio principale è stato innescato dall’intervento di sgombero ordinato dal Comune il 13 agosto, non per problemi strutturali dell’edificio privato, ma per il pericolo di crollo della chiesa di Santa Maria della Purificazione, nota come dell’Angelo, situata accanto all’immobile. La parrocchia, fondata nel 1702, è stata al centro di una situazione di fragilità strutturale amplificata dallo sciame bradisismico che aveva già interessato la zona a fine luglio. Da quel momento l’anziana è ospite di terzi, senza potersi permettere il rientro nonostante le valutazioni tecniche positive sull’appartamento.

Dal punto di vista tecnico, però, emergono elementi di difficoltà ben precisi. Il 14 agosto la Soprintendenza ha registrato uno stato di manutenzione gravemente precario, con lesioni già definite gravi prima degli eventi sismici recenti e un rischio di cedimento imminente. La portale della facciata era puntellato prima del 31 luglio, dettaglio che aggiunge complessità alle interpretazioni sulle condizioni dell’immobile e sulle responsabilità di gestione degli interventi. A questa fotografia si associa un rapporto dei Vigili del Fuoco che descriveva un quadro fessurativo molto pronunciato e una concreta probabilità di ribaltamento verso le abitazioni confinanti. Nonostante ciò, l’atto di sgombero ha coinvolto la Diocesi di Pozzuoli, proprietaria dell’edificio di culto, e ha comportato l’emissione di un’ordinanza di messa in sicurezza del sito da parte del Comune.

Negli atti depositati, però, la situazione resta intricata anche dal punto di vista documentale. Alla voce interventi di somma urgenza eseguiti dalla proprietà, il verbale redatto il 23 settembre riporta una sola indicazione: nessun intervento registrato. Una discrepanza che alimenta dubbi sulla gestione della sicurezza immediata e sulle responsabilità degli enti coinvolti. In parallelo, la replica dell’Ufficio Economato della Diocesi è arrivata a fine settembre: l’ente dichiara di essere consapevole della gravità della situazione ma precisa di essere in attesa di definire eventuali iniziative utili, senza addentrarsi in una cronoprogrammazione esecutiva.

«La mia assistita non chiede risarcimenti milionari, chiede soltanto di tornare nella propria abitazione», sostiene l’avvocato Luigi Doronzo, legale della donna. «Ogni settimana di attesa ha un peso incolmabile per una persona di 83 anni» aggiunge, sottolineando che senza una soluzione immediata di riallestimento e di ponteggi la vicenda potrebbe trasferirsi all’autorità giudiziaria. Una prospettiva legale che evidenzia l’incertezza tra chi ha la responsabilità di garantire la sicurezza e chi è chiamato a riconsegnare una casa ai suoi occupanti.

Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la cruda consistenza di questa storia è legata non solo alla validità della certificazione di agibilità, ma al tempo stesso al contrasto tra norme di tutela del patrimonio e urgenze pratiche di chi vive quotidianamente l’emergenza. Il quadro resta aperto: la signora, la cui salute è riconosciuta dall’invalidità civile, attende una definizione che permetta di recuperare una dimensione di normalità dopo mesi di incertezza e di visitare una soluzione che una platea di enti sembra faticare a concordare. Il fronte istituzionale, da parte sua, resta chiamato a chiarire chi deve intervenire, con quali strumenti e entro quali tempi, per restituire a un’anziana persona la possibilità di tornare nel proprio appartamento senza mettere a rischio la sicurezza delle strutture vicine. Le prossime settimane potrebbero offrire una risposta, oppure inasprire ulteriormente la frattura tra norme e bisogni concreti di chi vive di fronte a una condizione di fragilità.

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