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Cronaca Giudiziaria

Napoli: rogo della Città della Scienza, Cammarota condannato a 5 anni e 4 mesi; prescrizione del primo capo

Rogo della Città della Scienza: condanna definitiva dell’ex custode chiude l’ottavo processo Napoli, Città della Scienza di Bagnoli. L’ottavo processo sul rogo che nel 2013 devastò l’impianto culturale di via Coroglio si avvia a chiudersi con…

Napoli: rogo della Città della Scienza, Cammarota condannato a 5 anni e 4 mesi; prescrizione del primo capo

Rogo della Città della Scienza: condanna definitiva dell’ex custode chiude l’ottavo processo

Napoli, Città della Scienza di Bagnoli. L’ottavo processo sul rogo che nel 2013 devastò l’impianto culturale di via Coroglio si avvia a chiudersi con una condanna: Paolo Cammarota, ex custode dell’area, è stato condannato a cinque anni e quattro mesi di carcere per incendio e crollo. La decisione arriva al termine di una lunga stagione giudiziaria avviata dopo il devastante rogo del 4 marzo 2013. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, l’imputato aveva già conosciuto l’assoluzione in appello il 27 novembre 2024 su tutte le accuse, e la successiva impugnazione della sentenza da parte dell’avvocato generale aveva condotto la Corte di Cassazione a rinviare il processo nuovamente ai giudici della seconda sezione della Corte d’Appello, presieduta da Carmela Iorio.

La nuova pronuncia, che richiama il quadro di una vicenda processuale ormai lunga e complessa, ha anche dichiarato la prescrizione del primo capo di imputazione. È un dettaglio che richiede una lettura attenta delle modalità con cui la giustizia ha gestito decine di anni di indagini, ricorsi e verifiche su quanto accadde quella notte: un disastro che ha segnato la storia della Città della Scienza e ha alimentato un lungo dibattito sulla responsabilità penale in contesti complessi e frammentati come quelli legati agli impianti culturali pubblici.

Cammarota, che ha sempre respinto le accuse, ha annunciato di voler continuare il percorso giudiziario: la difesa ha già comunicato la volontà di proporre nuovamente ricorso in Cassazione. La sua linea resta coerente con la strategia fin qui adottata: contestare, punto per punto, le ricostruzioni sulle responsabilità e sul modo in cui si conclusero le varie fasi di indagine, senza cedere sull’esito finale finché non saranno esauriti gli strumenti processuali disponibili.

La vicenda del rogo, che nel 2013 cancellò una tappa simbolo della cultura scientifica cittadina, è entrata in una geografia giudiziaria molto ampia: otto processi finora celebrati legati al disastro. In questo contesto, la sentenza odierna, pur chiudendo una tappa significativa della saga, non chiude automaticamente tutte le questioni generate dall’incendio, né esclude che possano emergere nuove indicazioni in sede di eventuali ricorsi. Il quadro resta dunque articolato, con attori diversi e accuse strutturate in più filoni.

L’esito della condanna odierna non altera, per chi segue la cronaca giudiziaria e la storia della Città della Scienza, la necessità di distinguere tra fatti accertati e ipotesi ancora al vaglio degli inquirenti. L’inchiesta ha attraversato momenti di confronto tra diverse interpretazioni e ha visto la giustizia iterare su ipotesi diverse, fino a giungere a una decisione che, pur importante, si inserisce in una cornice di processi che hanno già segnato profondamente la memoria collettiva della città.

In conclusione, la sentenza odierna non cambia la memoria della notte del rogo né la portata simbolica della Città della Scienza per Napoli. Ma mette nuovamente al centro la partita giudiziaria intorno alle responsabilità e alle procedure seguite, segnando un’ulteriore tappa di una vicenda che, come spesso accade in casi così complessi, non trova una chiusura definitiva senza ulteriori passaggi legali.

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