Napoli: truffa dei cuccioli di piccola taglia smantellata, 5 misure cautelari e 43.000 euro sequestrati
Un’indagine coordinata dalla Sezione V Ambiente della Procura della Repubblica e condotta dai Carabinieri del Comando CITES ha portato alla luce un sistema criminale che lucrava sulla sofferenza degli animali e sulla fiducia delle famiglie. A Napoli e a Torre Annunziata sono state eseguite misure cautelari nei confronti di cinque persone: tre sono in carcere e due ai domiciliari. Decine di complici risultano indagati a piede libero, mentre una parte dell’attività è stata sequestrata tra tre rivendite e quattro negozi complessivi, con un tesoretto illecito stimato in 43.000 euro. La ricostruzione, al di là dei nomi, descrive una catena di montaggio della truffa che ha coinvolto numerosi acquirenti nel corso degli ultimi mesi. Stando alle verifiche, la procura ha raccolto elementi che definiscono l’organizzazione come una struttura consolidata, nonché l’apertura di varchi tra diversi esercizi commerciali della zona.
Il cuore del meccanismo investigativo è emerso già dai primi elementi raccolti: una rete che, partendo da tre rivendite tra Napoli e Torre Annunziata, gestiva un giro di cani di piccola taglia provenienti dall’Est Europa. L’indagine ha evidenziato come i cuccioli fossero spacciati per esemplari di “pura razza certificata” e venduti con attivi profili social e annunci online, nonostante i documenti originali fossero falsificati. I passaporti stranieri e i libretti sanitari venivano compilati a mano dagli indagati, mentre il pedigree ENCI veniva sostituito da attestati contraffatti.
Secondo quanto emerso e riportato anche dai magistrati, la parte più grave della truffa riguardava la salute degli animali. Molti cuccioli giungevano in condizioni sanitarie compromesse: infezioni gravissime, patologie tipiche dei viaggi forzati e delle condizioni di detenzione, già prima di essere immessi sul mercato. Per mascherare temporaneamente il deterioramento, l’organizzazione ricorreva a una somministrazione sistematica di farmaci pesanti, tra cui antibiotici e antinfiammatori, così da non far emergere immediatamente lo stato di salute precario degli animali.
La dinamica della vendita prevedeva modalità di pagamento studiate per eludere i controlli: contanti o ricariche su carte prepagate intestate a prestanome, con l’assenza di ricevute fiscali e con consegna dei cuccioli spesso senza microchip. Il copione era studiato nei minimi dettagli, fino a includere la gestione delle liti con i clienti e la ritorsione contro chi chiedeva rimborso o assistenza veterinaria: accuse di incompetenza ai professionisti consultati, minacce e proposte di sostituzione del cucciolo con un ulteriore conguaglio in denaro.
Il peso delle prove non si limita alle testimonianze delle vittime: la scienza ha fornito una conferma indipendente della gravità delBusiness criminale. Le carcasse recuperate dai reparti di Polizia Giudiziaria sono state autoptiche e anatomopatologiche dal Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Le analisi hanno accertato la discrepanza tra l’età biologica reale dei cuccioli e le date dichiarate sui documenti, confermando che la morte degli animali era una diretta conseguenza del trasporto, della detenzione in condizioni non idonee e dell’incuria programmata dall’associazione a delinquere.
La complessità dell’inchiesta è testimoniata non solo dai sequestri ma anche dall’imponente quadro di indagini: decine di complici risultano indagati a piede libero, con ulteriori sviluppi possibili nelle settimane a venire. E se la misura cautelare ha segnato un punto cruciale, restano da chiarire aspetti relativi all’estensione del fenomeno, alle eventuali collaborazioni tra i negozi e alle responsabilità specifiche all’interno della rete di distribuzione.
Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, l’indagine ha rivelato un’architettura ben orchestrata, capace di trasformare una truffa in un meccanismo di profitto su valori familiari e affettivi, senza alcun scrupolo per la sorte degli animali e per le difficoltà delle famiglie che hanno creduto alle promesse di cura e di provenienza certificata. Napoli e Torre Annunziata restano al centro di questa indagine, ma gli inquirenti non escludono sviluppi che potrebbero allargare il perimetro dell’operazione.
La magistratura, al momento, mantiene la presunzione di innocenza per tutti gli indagati e prosegue con le verifiche necessarie per definire ruoli e responsabilità in sede processuale. L’intera vicenda resta sotto osservazione, con l’attenzione che resta alta sulle possibili ricadute sociali e sui controlli futuri nei mercati di animali domestici della regione.
