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Cronaca Giudiziaria

Santa Maria Capua Vetere: Cassazione ordina riesame per due agenti imputati e rinvia all’appello bis

Nuovo snodo nel maxi-processo di Santa Maria Capua Vetere: Cassazione annulla l’assoluzione di due agenti e dispone un rinvio all’appello bis La Corte di Cassazione ha riaperto un capitolo chiave del contenzioso sulle violenze avvenute nel…

Santa Maria Capua Vetere: Cassazione ordina riesame per due agenti imputati e rinvia all’appello bis

Nuovo snodo nel maxi-processo di Santa Maria Capua Vetere: Cassazione annulla l’assoluzione di due agenti e dispone un rinvio all’appello bis

La Corte di Cassazione ha riaperto un capitolo chiave del contenzioso sulle violenze avvenute nel carcere di Santa Maria Capua Vetere nell’aprile 2020, ordinando un riesame per due agenti della polizia penitenziaria, Angelo Di Costanzo e Vittorio Vinciguerra. L’assoluzione eventualmente pronunciata in precedenza è stata annullata, con la conseguente trasmissione degli atti a una diversa sezione della Corte d’Appello di Napoli per un nuovo giudizio nell’ambito del maxi-processo, tuttora in corso dinanzi alla Corte di Assise del tribunale sammaritano.

I due imputati erano stati gli unici a chiedere di essere giudicati con rito abbreviato, scelta che li aveva distanziati dal dibattimento principale in cui prendono parte altri 105 rinviati a giudizio. All’epoca, la loro posizione appariva meno gravosa rispetto a quella di altri operatori presenti durante la perquisizione straordinaria nel reparto Nilo della struttura carceraria. Tuttavia, la Corte suprema ha ritenuto necessario un nuovo esame, anche tenendo conto degli elementi videoregistrati interni che non fornivano una identificazione chiara dei due agenti né dei loro ruoli negli episodi verificatisi durante l’intervento del 6 aprile 2020.

La difesa di Di Costanzo aveva puntato sulla possibilità di un errore di persona, ipotesi avanzata anche dai legali di Vinciguerra, che avevano evidenziato come solo un detenuto avesse indicato i due, senza alcuna conferma perentoria. Quel detenuto, peraltro, era deceduto poco dopo, avendo posto in essere un suicidio. La Suprema Corte ha quindi ritenuto opportuno affidare il riesame a un’altra sezione della Corte d’Appello di Napoli, senza prefigurare al momento un esito diverso dalla fase di riesame.

La decisione non chiude la vicenda: il maxi-processo resta aperto e la valutazione della responsabilità individuale dei singoli agenti continuerà ad essere scrutinata in sede di appello bis. L’esito potrà contribuire a definire meglio i confini tra l’operato delle guardie penitenziarie e i diritti dei detenuti nei momenti di crisi all’interno delle strutture penitenziarie campane.

La dinamica resta particolarmente delicata: attribuire responsabilità nelle fasi di violenza all’interno degli istituti di detenzione comporta margini interpretativi tali da richiedere verifiche puntuali, tra video, testimonianze e condizioni operative. L’attenzione pubblica resta alta perché la vicenda riguarda una pagina particolarmente controversa della gestione carceraria italiana, con riflessi sulla fiducia nelle istituzioni e sull’efficacia delle procedure di garanzia per le persone detenute. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la ricostruzione evidenzia la complessità di ricostruire ruoli e responsabilità in contesti così delicati.

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