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Cronaca Giudiziaria

Senago, Milano: premeditazione confermata; Impagnatiello condannato all’ergastolo con isolamento diurno

Premeditazione accertata nel caso Tramontano: Impagnatiello condannato all’ergastolo per l’omicidio della fidanzata e del bambino in grembo La Corte d’Assise d’Appello di Milano ha confermato l’aggravante della premeditazione nell’omicidio di Giulia Tramontano, incinta al settimo mese,…

Senago, Milano: premeditazione confermata; Impagnatiello condannato all’ergastolo con isolamento diurno

Premeditazione accertata nel caso Tramontano: Impagnatiello condannato all’ergastolo per l’omicidio della fidanzata e del bambino in grembo

La Corte d’Assise d’Appello di Milano ha confermato l’aggravante della premeditazione nell’omicidio di Giulia Tramontano, incinta al settimo mese, e nel delitto che ha coinvolto anche il nascituro. Alessandro Impagnatiello è stato condannato all’ergastolo con isolamento diurno, accompagnato da tre mesi di ulteriore misura di isolamento. La sentenza è stata pronunciata in aula al cospetto della famiglia della ragazza, che ha reagito con un applauso lungo e liberatorio.

Alla lettura del dispositivo, i giudici hanno anche ribadito l’esito del controllo giuridico richiesto dalla Cassazione: la premeditazione non solo era presente, ma è stata ritenuta elemento fondante della dinamica criminale. L’imputato, presente tra il pubblico in prima fila, ha assistito alla definizione della pena che chiude un lungo contesto di indagini e processi intrecciati con la vita privata della coppia.

La ricostruzione delle ore precedenti al delitto è stata delineata in aula dalla sostituta procuratrice generale Maria Pia Gualtieri. Secondo l’ipotesi accusatoria, Impagnatiello avrebbe deciso di agire nel momento in cui ha realizzato che la sua doppia relazione era stata scoperta. Una dinamica che, secondo i magistrati, evidenzierebbe la scelta di passare all’azione per impedire la rivelazione della verità.

Giulia Tramontano e l’altra donna, entrambe ignare dell’esistenza dell’altra relazione, avrebbero scoperto le menzogne poco prima dell’episodio che ha sconvolto Senago e Milano. Tra gli elementi di prova citati dall’accusa, la presenza di cellophane utilizzato per coprire il divano e la riparazione dell’appartamento da eventuali tracce di sangue, oltre a ricerche online effettuate dall’imputato poco prima dell’aggressione. In particolare, tra le parole chiave ricercate emergerebbe una eventuale indicazione di voler eliminare la vittima e di occultare il cadavere; è stato anche evidenziato un tentativo di costruire un alibi attraverso un messaggio inviato alla compagna per conoscere il suo rientro.

La difesa ha tentato di scardinare l’ipotesi di una premeditazione, chiedendo alla Corte di attenersi alle risultanze probatorie e di non trarre deduzioni da elementi che, a loro dire, sarebbero solo congetture. L’avvocata Giulia Geradini ha sostenuto che la somministrazione di un presunto topicida non fosse finalizzata a uccidere, ma a interrompere una gravidanza. Una linea difensiva che ha incontrato la contrapposizione della pubblica accusa, che ha mantenuto l’interpretazione iniziale della vicenda.

Chiara Tramontano, sorella della giovane, ha commentato l’esito del processo valorizzando la partecipazione delle due giudici presenti in aula e insistendo sulla necessità di riconoscere la dignità di Giulia e delle altre vittime di violenza di genere. Ha invitato i giovani a riflettere sull’esempio di comportamento; per lei, la sentenza non è solo una questione di responsabilità penale, ma un richiamo a guardare con serietà ai segnali di allarme legati alle relazioni pericolose.

Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 45 giorni. Nel frattempo, la Corte ha consolidato la narrativa della premeditazione come elemento fondante della condotta, confermando la lettura della procura generale e rafforzando il peso delle prove presentate in aula.

Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la gestione del caso è stata seguita con attenzione anche al di fuori dell’udienza, e la fase motivazionale del verdetto potrà offrire nuove chiavi di lettura sulla dinamica tra relazione sentimentale, piani e conseguenze penali.

Il caso resta un capitolo cruciale nella cornice della cronaca nera italiana, soprattutto per la complessità dell’intersezione tra sentimenti privati, fardelli giudiziari e l’esigenza di una risposta chiara del sistema di giustizia. Il verdetto di oggi continua a porre l’accento sulla necessità di distinguere tra fatti accertati, accuse e dinamiche psicologiche, senza cedere a semplificazioni: la premeditazione, per i giudici, resta il perno centrale della condanna.

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