Bimbi in schiavitù costretti a chiedere l’elemosina in tutto l’Agro: tre rom alla sbarra

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Tratta di persone e riduzione in schiavitù: processo i tre rumeni che portavo connazionali in Italia tenendoli come schiavi e sfruttarli come mendicanti. Il pm Rocco Alfano ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato per Zoltan Kozak, 48 anni, Mihaly Matyas, detto Miu, di 22 anni e Cornel Comaniciu, 56 anni, difesi dagli avvocati Giovanni Conte e Antonio De Donato. I tre con base in un campo nomadi a Nocera dovranno comparire a settembre prossimo dinanzi ai giudici del tribunale di Nocera Inferiore come stabilito dal gip Pietro Indinnimeo. Furono arrestati dai carabinieri del reparto territoriale di Nocera per aver fatto arrivare clandestinamente in Italia 32 persone, di cui due minori (alcuni dei quali affetti da menomazioni e disabilità fisiche e alloggiati nel campo nomadi) costretti a mendicare nei pressi di supermercati, chiese e incroci semaforici dell’Agro e della provincia e a consegnare il denaro ottenuto ai membri dell’organizzazione subendo violenze fisiche e privazioni in caso di rimostranze. Gli schiavi dovevano versare ai capi dell’organizzazione dai 10 ai 15 euro al giorno per estinguere il debito di viaggio e alloggio offerto dalla gang. I tre in concorso con altri tre connazionali, tra i quali anche il figlio minore di Kozak – secondo l’accusa – erano un vgruppo criminale che reclutavano connazionali in Romania per portarli in Italia e indurli a mendicare. Quando le povere vittime provavano a ribellarsi venivano picchiate e costrette a ritornare in strada per fornire ai capi la paga quotidiana. A occuparsi del trasporto in Italia dei connazionali Cornel Comaniciu che prendeva dai paesini più poveri del paese, diseredati ai quali paventava la possibilità di una vita migliore. Ma giunti in Italia, i rumeni – donne e uomini – venivano assegnati a una zona nella quale dovevano chiedere l’elemosina per pagare il viaggio in Italia e fornire al gruppo criminale lauti guadagni. Le vittime venivano ospitate in un campo nei pressi dello Stadio San Francesco, costretti all’accattonaggio e a vivere in una situazione di degrado e povertà. L’ospitalità e il viaggio in Italia dovevano essere pagati con turni estenuanti dinanzi ai semafori, o davanti ai luoghi di culto e negozi qualsiasi fossero le condizioni meteorologiche. Il debito non si estingueva mai e gli schiavi erano costretti per anni a sottostare alle richieste del gruppo criminale. Fino a febbraio scorso, quando i carabinieri arrestarono i tre. (r.f)

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