“E ’ vero quello che dicono i pentiti. Ho partecipato all’omicidio dei fratelli Manzo”. E’ la confessione choc resa da Michele Chierchia, boss dei fransuà di Torre Annunziata e alleato dei Gionta. Il ras del rione Provolera davanti ai giudici della Corte d’Assise d’Appello del Tribunale di Napoli ha cercato di alleviare la sua posizione (visto che era condannato all’ergastolo in primo grado per questo delitto) ammettendo la sua partecipazione alle fasi organizzative del massacro che nel 2007 costò la vita a Marco e Maurizio Manzo. Le due vittime vennero colpite a morte in un bar a Terzigno da un commando armato composto dai killer di palazzo Fienga. Ma ilprocuratore generale Alessandro Iazzetti ha chiesto la conferma della condanna all’ergastolo per Michele Chierchia e anche per Francesco Casillo, il boss del Piano Napoli che diede il via libera ai Gionta per uccidere i Manzo. Di recente infatti a confermare questa tesi è arrivata anche la dichiarazione di Luigi Parascandalo neo pentito del piano Napoli di Boscoreale e uomo di fiducia di Casillo, il quale ha dichiarato riferendosi al boss Natale Scarpa o’ chiattone: “…Predetto mi riferì che aveva rotto ogni rapporto a causa di ciò che aveva visto 15-20 minuti prima che avvenne l ‘omicidio dei fratelli Manzo presso la villa del Casillo Francesco, specificando quindi che mentre si trovava li venne subito mandato via dal Casillo in quanto era a suo dire impegnato. In quel frangente lo Scarpa mi riferì di aver visto al! ‘interno della villa del Casillo due motocicli TMAX 500cc e quattro persone li nei pressi, riconosciute dall Scarpa in Onda Umberto, Michele “munnezza “, un certo “rangtiello” ed un altro soggetto tra “à vicchiarella” o tale “chiò chiò” o “già già”. Lo Scarpa sul punto mi riferì di essere convinto che il Casillo aveva fatto da basista per i killer dei fratelli Manzo. Lo Scarpa era molto amico del Manzo Maurizio e quando mi espose questa vicenda era palesemente commosso e amareggiato per ciò che era accaduto ai Manzo, in special modo a Maurizio…”.Le due vittime vennero colpite a morte in un bar a Terzigno da un commando armato composto dai killer di palazzo Fienga. Secondo quanto accertato dalle indagini della Dda acondannare a morte i fratelli Manzo- ritenuti legati a Casillo – sarebbero stati i boss Giovanni Birra e Stefano Zeno per vendicarsi della morte di Giuseppe Infante, parente dei Birra ucciso nel 2001. A quel delitto, secondo i “resinari” parteciparono proprio i fratelli Manzo, che erano ritenuti legati anche al clan Ascione, i nemici storici dei Birra. E così i boss di Ercolano avrebbero bussato alla porta di Chierchia, che viveva proprio nella città degli scavi. Sarebbe stato il ras dei fransuà di Torre Annunziata a chiedere ai Gionta di fare un favore ai suoi alleati. Da qui l’accordo tra i Valentini e Casillo che avrebbe fornito le indicazioni ai killer per colpire i fratelli Manzo. Per questo delitto hanno incassato l’ergastolo i vertici delle 3 organizzazioni criminali coinvolte: Birra, Gionta e Chierchia.
