Il pentito Illiano: ‘Vi racconto la spaccatura tra gli Amato Pagano e le 5 famiglie di Secondigliano’

Era il guardaspalle di Raffaele Amato junior, figlio di Rosaria Pagano e Pietro Amato, morto d’infarto in Spagna.  Giovanni Illiano, killer e braccio destro del baby boss da sei anni circa è collaboratore di giustizia. I suoi racconti hanno contribuito a svelare i retrocsena, i mandanti e gli esecutori di numerosi omicidi oltre che i gestori del traffico di droga e delle piazze di spaccio. Alcuni dei suoi verbali inediti sono contenuti nell’ordinanza di custodia cautelare firmata due settimane fa dal gip Francesco de Falco Giannone a carcico di esponenti della Vanella Grassi e degli Abete-Abbinante per gli omicidi Tripicchio e Ursillo, per le bombe al lotto G per due tentati omicidi. Illiano conoscitore di prima mano, essendone stato protagonista di persona, ha raccontato alla Dda come avvenne e perchè avvenne la spaccatura tra le famiglie di secondigliano, la Vinella e gli Amato- Pagano:
“…Nel 2011 gli AMATO PAGANO erano ancora una cosa, comandati rispettivamente da AMATO CARMINE e da RICCIO MARIANO, genera di PAGANO CESARE. AMATO CARMINE era capo degli AMATO da sempre, anche in presenza di Amato Raffaele e di Pagano Cesare; Mariano Ricco era molto vicino a ESPOSITO BIAGIO e comandavano loro, nel 2009 dopo il blitz del maggio, mi pare; dopo il pentimento di Biagio Esposito, Mariano Riccio è divenuto il capo assoluto. Intorno a RICCIO MARIANO si sono messi Cerrato Carmine Takendò”, Migliaccio Carmine, a’femmenella, a Melito; per conto di AMATO CARMINE, nel Lotto G c’erano Teatro Raffaele, genero di AMATO RAFFAELE per esser marito di Valentina Amato, e Antonino D’andò’ poi morto di lupara bianca. MARIANO RICCIO aveva mandato al Lotto G anche BAIANO EMANUELE, ma chi comandava erano ANTONINO D’ANDO’ e TEATRO RAFFAELE. A Mugnano eravamo io e Palumbo sabatino , Attanasio Liguori e con noi stava DOMENICO D ‘ANDO ‘, figlio di Antonino D’Andò’ a cui io rispondevo. Su Mugnano vi erano altri affiliati che facevano le estorsioni… omissis..
Ai Puffi c’era STANCHI RAFFAELE e vicino a lui Gegè, Scarola, quello che morì di infarto ed altri che saprei riconoscere in foto; altre zone degli AMATO posso dire che comandavano tutto loro, perché stavano tutti sotto gli AMATO…. Dopo la lupara bianca di D ‘ANDO’ ANTONINO tutti i sottogruppi si misero in agitazione, vedendo che le cose dentro il clan AMATO PAGANO non stavano andando più bene. Ad aprile si verificò l’omicidio FAIELLO, detto AL PACINO . Io lo seppi giù ai Puffi dentro il bigliardo; era sera stavamo io, ed i due BARBATO SALVATORE, cugini, uno soprannominato TOTORE MEZZANOTTE, l’altro o ‘PINGUINO. Seppi dal Pinguino, che arrivò sorridente ‘Hanno ucciso AL PACINO’. Noi la prendemmo a ridere e scherzare perché, essendo un affiliato dei DI LAURO, era pur sempre un nostro awersario. Le circostanze dell’omicidio le appresi dal telegiornale e dai quotidiani. Dal posto in cui era stato ucciso, immaginai che fosse stato qualcuno della Vinella. Qualche giorno dopo, parlando con TEATRO RAFFAELE, ed altri esponenti degli AMATO, alla presenza anche di GUARINO ROSARIO, dell’omicidio F AIELLO, seppi da TEATRO che era responsabile dell’omicidio era stata la Vinella. In seguito Teatro Raffaele disse che FAIELLO era stato sparato da MENNETIA ANTONIO, anzi me lo disse come se avesse saputo lui che era stato ENNINO, che è il soprannome di Mennetta Antonio.
GUARINO ROSARIO venne al Lotto G a parlare con Teatro Raffaele e con MIGLIACCIO GIACOMO e si portarono al’isolato dove abita una parente di GUARINO, detto GIO BANANA, nel’isolato dove sta il bar dei Bastone. Guarino Rosario disse a Teatro ed a Migliaccio che i DI LAURO erano andati a sparare dietro alla Vinella, anzi che lo stesso LELLO DI LAURO figlio di Ciruzzo, aveva sparato; che era presente MUSOLINO RAFFAELE, ovvero, Papele a Moccia; che era rimasto ferito un DE LUCIA, GINO ossia LUIGI DE LUCIA; che Faiello era morto poiché la Vinella aveva risposto al fuoco, ma io credo che fosse una giustificazione. Secondo il racconto di Guarino i DI LAURO erano andati almeno in cinque o sei di loro, con le motociclette ed armati. Ma non so se è vero che i DI LAURO avessero sparato. La realtà era che la VINELLA aveva commesso un omicidio senza ordine. In quel momento la Vinella era sotto gli AMATO PAGANO, comperava la droga dagli AMATO PAGANO, ed era a disposizione per gli omicidi, essendo uno dei gruppi di fuoco degli Amato-Pagano. Nel momento del’uccisione di Faiello Antonello i capi della Vinella erano Mennetta Antonio, Guarino Rosario e Magnetti Fabio. Erano diventati capi dopo la carcerazione di Petriccione Salvatore. omissis…
MIGLIACCIO GIACOMO disse a GUARINO ROSARIO, come ebbe modo di dirmi lo stesso GIO BANANA in due distinte occasioni, fuori da Ciro a Mergellina ed in seguito, comunque dopo l’arresto di ABETE ARCANGELO, ossia quando riprendemmo i contatti noi Amato con la Vinella, come dirò in seguito: “Riservatevi un poco, sttevi quieti, riservatevi”. MIGLIACCIO in quel momento parlava più per i PAGANO e più precisamente parlava per Riccio Mariano; Migliaccio voleva far capire alla Vinella che doveva rinchiudersi nella sua zona e questo fu un ulteriore motivo di spaccatura perché la Vinella si sentiva nel giusto per avere reagito ad una provocazione. Quindi ci fu del risentimento verso Riccio Mariano e verso tutti i Pagano. Dopo pochi giorni, awennero anche altri episodi che, insieme a cose awenute in precedenza, portarono tutti i sottogruppi a schierarsi apertertamente contro gli Amato Pagano. Un episodio riguarda De Cicco Gennaro, cognato di Raffaele Amato jr, detto O’ POLACCO. Costui e Pinuccio Pinguino, cognato di Enzuccio Sce Sce (PAGANO VINCENZO) tengono tutto il servizio in mano, intendo dire che gestiscono tutta la cocaina degli Amato Pagano; sono loro a spartire il carico che arriva, per tutte le famiglie che comprano dagli AMATO PAGANO. Più o meno sempre nel periodo in cui si collocano prima la lupara bianca D ‘ANDO’ e poi l’omicidio Faiello, la Vinella rimane senza cocaina. Qualcuno della Vinella va dal Polacco e manda a dire ci serve lo servizio; il Polacco disse loro che doveva arrivare ma la Vinella seppe che contemporaneamente il POLACCO l’aveva passata la cocaina ad un certo MICHELE PAPI, che l’aveva girata ai DI LAURO. La Vinella disse: ma come, la roba nostra va ai Di Lauro? Tanto vale che la vendiamo noi ai Di Lauro!”. Lo stesso POLACCO andò giù alla Vinella e disse vicino ad esponenti della Vinella, mi sembra proprio a Gio Banana, di non essere preoccupato perché lui ‘Era della famiglia’ intendendo dire che era un AMATO, scatenando altri risentimento nella Vinella che diceva come fosse possibile che il POLACCO potesse girare liberamente mente loro erano confinati nella Vinella…Un altro episodio coinvolse Teatro Raffaele, che minacciò di morte Abbinante Arcangelo, sempre in quel periodo, un po ‘ prima della spaccatura: mi spiegò lo stesso Teatro, ma in precedenza me l’aveva detto lo stesso ABBINANTE ARCANGELO, figlio di Tonino, mentre giocavamo a carte, Arcangelo mi disse che lui poteva morire come tutti gli altri, nonostante si chiamasse ABBINANTE; Teatro mi spiegò che lui stesso lo aveva minacciato, dicendogli ‘ti schiatto la capa · ma non mi disse perché. La cosa non aveva avuto seguito palese, ma era rimasto rancore tra Teatro e l ‘Abbinante…Quando poi venne scarcerato sempre nel 2011, Giovanni Esposito o’ muort, esponente degli Abbinante, cognato di Tonino Abbinante, si lamentò del fatto che aveva fatta la fame, ossia non aveva avuto quanto si aspettava da carcerato. La realtà era che il Lotto G doveva mandare agli Abbinante Arcangelo dieci pacchi di cocaina, con il proventi dei quali Arcangelo doveva assistere la sua famiglia, tra cui i carcerati. Poiché Arcangelo teneva per sé quasi tutto e sperperava, poco era rimasto per i carcerati. ESPOSITO GIOVANNI non credette a noi Amato.Tutti questi problemi portarono alla spaccatura ossia alla scissione tra noi Amato da un lato e le altre famiglie che si allearono contro di noi: la Vinella, gli Abete-Notturno, gli Abbinante, i Marino. In un secondo momento con le famiglie si alleò anche Ernestino Ferone, di Casavatore….”.

Renato Pagano

9.continua

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