Clan Fabbrocino, tra le vittime anche l’ex presidente della Salernitana, Aniello Aliberti

“La guida carismatica di Mario Fabbrocino non è stata mai messa in discussione”: è questa la conclusione alla quale giungono gli inquirenti avallata dal Gip del Tribunale di Napoli Emilia Di Palma che ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare a carico di 11 esponenti della cosca. Sedici, in tutto gli indagati, nel procedimento che ripercorre gli ultimi anni di vita del clan che opera nei comuni di Ottaviano, San Giuseppe Vesuviano, Poggiomarino e Terzigno con diramazioni nella provincia di Salerno. Un clan ancora potente quello di Mario Fabbrocino, detto ‘o gravunaro, e secondo il gip tra le ‘organizzazioni di stampo camorristico operanti nella provincia di Napoli, maggiormente attive e solide, potendo contare oltre che su di un diffuso clima di omertà e su una fittissima rete di connivenze, su una struttura gerarchicamente organizzata in cui ciascun componente è perfettamente consapevole del ruolo che gli è stato affidato ed è rispettoso delle gerarchie”. Tutti allineati e coperti i vertici del clan che non è mai sparito ed è uno di quelli in cui le ‘defezioni’ per il fenomeno del pentimento sono ridotte al minino. Uno dei motivi per i quali l’organizzazione criminale sopravvive nonostante tutto è stata la ‘costante capacità di assicurare assistenza economica a tutti gli associati e in particolare ai detenuti e alle loro famiglie’. “Una ricchezza delle casse del clan – scrive il Gip – in cui confluiscono non solo i proventi delle attività illeciti ma anche i profitti derivanti dalla condizioni delle attività imprenditoriali intraprese e gestite dal clan con metodi mafiosi”.
Nell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato all’arresto di sette persone e all’obbligo di firma altre 4 e che vede indagate complessivamente 16 persone, vengono ricostruite alcune estorsioni messe a segno negli ultimi anni dagli uomini del gruppo criminale e gli appoggi logistici offerti al latitante del boss Francesco Maturo, poi arrestato ad Angri il 9 maggio del 2014 dai carabinieri di Castello di Cisterna che ne seguivano le tracce. L’arresto di Maturo dà nuovo impulso all’indagine conclusasi con il blitz di ieri mattina.
A promuovere il gruppo criminale secondo la Dda di Napoli, Valerio Bifulco, Salvatore Esposito, Francesco Maturo, Francesco Ranieri, Aniello Cardo, Raffaele Nappo, Antonio Federico e Francesco Tagliafierro. Insieme a loro i capi storici del clan Fabbrocino, come Bernardo Striano, Mario Fabbrocino (cl. 56) detto Maruzzo, Franco Ambrosio, Domenico Cesarano Biagio Bifulco (fratello di Valerio), Cozzolino Franco. A dirigere il sotto-gruppo che operava nei comuni di Poggiomarino e Striano, invece, era il 48enne di San Giuseppe Vesuviano, Raffaele Nappo.
La presenza del clan è documentata dagli anni ’70 e nel corso del tempo, il gruppo criminale ha cambiato numerose facce e fatto affari tra estorsioni e traffico di droga. Ma la cosca è sempre rimasta in vita e secondo il Gip Emilia Di Palma, non è mai diventata anacronistica. Centrale per ricostruire i nuovi equilibri, le indagini sulla latitanza di Francesco Maturo, durata due anni e finita il 9 maggio del 2014 in una villetta a due piani di Angri, dove i carabinieri di Castello di Cisterna e del Ros lo scovarono. Maturo era armato di due pistole ed aveva un documento di identità falso. Prima di arrivare ad Angri dove fu arrestato, Maturo aveva ricevuto appoggio logistico e ospitalità nei paesi in provincia di Salerno e di Napoli. Indagati per favoreggiamento Armando Boccia di Nola, Domenico Cardarelli di San Giuseppe Vesuviano e la scafatese Clotilde Quattroventi che gli avrebbero offerto appoggio logistico durante la fuga. Maturo, all’epoca ricercato per associazione mafiosa, era inserito nell’elenco dei cento latitanti più pericolosi stilata dal Ministero dell’Interno.

Il clan Fabbrocino, secondo il Gip, non si è mai estinto ed continua ad operare grazie alla forza economica che è riuscito a costruire nel territorio vesuviano. Forza economica derivante, in particolare, dalle estorsioni ai danni di numerosissimi imprenditori della zona. Nell’ordinanza che ha portato in carcere i sette presunti affiliati sono ricostruiti numerosi episodi. Tra le vittime anche Aniello Aliberti, ex presidente della Salernitana calcio, e titolare di una notissima azienda di legumi, costretto a dare a Salvatore Esposito – esponente di spicco del clan – somme in danaro e un’auto. Aniello Aliberti della Select di San Giuseppe Vesuviano, azienda specializzata in produzione di legumi. Presidente della Salernitana calcio dal 1994 al 2006, Aliberti viene praticamente costretto a comprare accendini e penne sulle quali affiggere il marchio dell’azienda. Paga un prezzo spropositato: circa 3000 euro. Ma non mancano anche estorsioni a notissimi imprenditori con attività tra Ottaviano e Boscoreale, come il titolare di un mobilificio al quale sempre Esposito chiese la consegna di una cucina che non pagò mai.Dentro questo quadro a tinte fosche, si inserisce il fatto che riguarda Vincenzo Catapano, sindaco in carica di San Giuseppe Vesuviano. Fuori ad un bar, viene insultato pesantemente e minacciato da Salvatore Esposito. Perché aveva promosso atti e denunce contro amici dell’organizzazione criminale, per ripristinare la legalità e punire vari abusi: illeciti edlizi, occupazioni di suolo pubblico e altro.
Nell’ambito delle indagini, è emersa anche la costituzione di costola del clan, quello che farebbe capo ad Antonio Giugliano, organica ai Fabbrocino, capeggiata da Raffaele Nappo, 48enne di San Giuseppe Vesuviano, e dislocata sul territorio di Poggiomarino e Striano almeno fino al giugno del 2011. Nappo sarebbe il braccio destro di Antonio Giugliano, il capo dell’omonimo clan, e di questa organizzazione farebbero parte anche Salvatore De Rosa, Giuseppe Amaniera, Paolo Orlanducci, Michele Capozzi, Langella Gaetano e Carmine Amoruso (poi pentito).
Secondo il Gip gli affiliati del clan non avevano bisogno di minacciare gli imprenditori bastava la loro presenza fisica per convincere i titolari di imprese e negozi a pagare il pizzo, nelle festività ma anche con tariffe mensili: “Le condizioni di assoggettamento e gli atteggiamenti omertosi, indotti nella polazione, costituiscono più che l’effetto di singoli atti di sopraffazione, la conseguenza del prestigio criminale dell’associazione che, per la sua fama negativa e per la capacità di lanciare avvertimenti, anche simbolici ed indiretti, sia accreditata come temibile, effettivo e autorevole centro di potere”, scrive il Gip nell’ordinanza.

Rosaria Federico

ORDINANZA IN CARCERE
Bifulco Valerio 47 anni San Giuseppe Vesuviano
Esposito Salvatore 60 anni San Giuseppe Vesuviano
Federico Antonio 44 anni San Giuseppe Vesvuiano
Nappo Raffaele 48 anni San Giuseppe Vesuviano
Cardo Aniello 49 anni San Giuseppe Vesuviano
Maturo Francesco 47 anni San Giuseppe Vesuviano
Ranieri Francesco 30 anni San Giuseppe Vesuviano

OBBLIGO DI FIRMA
De Liso Giovanni 38 anni Somma Vesuviana
Boccia Anna 43 anni Ottaviano
Boccia Antonio 41 anni Ottaviano
Esposito Pasquale 44 anni San Giuseppe Vesuviano

INDAGATI

Tagliafierro Francesco, 40 anni di San Giuseppe Vesuviano
Boccia Armando, 27 anni di San Giuseppe Vesuviano
Caldarelli Domenico, 53 anni di San Giuseppe Vesuviano
Cozzolino Salvatore, 44 anni di Ottaviano
Quattroventi Clotilde, 46 anni di Scafati

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