Con gli arresti avvenuti due settimane fa a Giugliano del gruppo degli scissionisti del clan Mallardo si è avuta la certezza della rottura nel clan, della faida e soprattutto della morte del boss Michele Di Biase detto ‘Paparella’ , padre di Aniello, uno dei promotori della scissione. Nell’ottobre del 2015 Michele Di Biase sparisce dalla circolazione: la sua auto verrà ritrovata a Napoli in via D’avalos all’Arenaccia. All’interno evidenti tracce di sangue che già all’epoca fecero supporre, in ragione anche del luogo del ritrovamento (la zona del Vasto-Arenaccia è la roccaforte del clan di Eduardo Contini o’ romano cognato e alleato di ferro dei Mallardo con i quali insieme ai potenti Licciardi della Masseria Cardone ha fondato l’Alleanza di Secondigliano) che Di Biase potesse essere rimasto vittima di lupara bianca. L’inchiesta della Dda di Mapoli denominata “Metamorfosi” parte dal lontano 2104 con l’uscita dal carcere del boss Francesco Mallardo (ma sottoposto alla misura degli arresti domiciliari in sostituzione della precedente custodia cautelare in carcere) la cui intenzione è quella di ripristinare gli equilibri interni al gruppo. A spiegare ai magistrati quella fase è stato il collaboratore di giustizia Attilio Pellegrino:”Biasone mi raccontò che a Giugliano in quel periodo c’era un gran casino perchè erano saltati tutti gli equilibri a causa della detenzione di esponenti di vertice storici del clan come Feliciano Mallardo, Giuseppe Dell’Aquila, Francuccio ‘o Napulitano, Michele Di Nardo, Giuliano Amicone… In particolare…omissis…insieme ad un altro suo parente legato a Biagio Micillo , si era messo a fare la droga a Giugliano. Biasone mi precisò che Ciccio Mallardo, essendo da poco uscito dalla casa lavoro, stava mettendo tutte le cose a posto, nel senso che aveva preso in mano la situazione e le redini del clan ridistribuendo ruoli e posizioni. Ciccio Mallardo aveva dato ordini rispetto alla droga: quelli che facevano la droga dovevano immediatamente smettere; Ciccio Mallardo aveva anche detto che, se qualcuno lo avesse fatto nonostante il divieto, se ne sarebbero prese la responsabilità”. Michele Di Biaese e quelli che lo seguivano finirono subito sulla black list dell’anziano boss. Michele Di Biase ‘Paparella’ aveva fiutato per primo il business della vendita dell’hashish nell’area giuglianese. Nonostante il divieto di Feliciano Mallardo. Il particolare emerge da alcune conversazioni contenute nell’ordinanza e intercettate tra Domenico Chiariello e Francesco Di Nardo e nelle quali si evince che Di Biase senior aveva corrisposto ad Aniello Di Biase e Giuseppe Mele la consistente somma di 100mila euro per consentire loro di avviare il traffico di sostanze stupefacenti.”Qualcosa di soldi in mano a qualcuno li ha dati. Il padre quando hanno cominciato con il fumo , me l’ha detto stesso lui, disse:’Io l’unica cosa che ho fatto, io ho cacciato centomila euro per far iniziare e guagliun”. Da questo momento inizia la guerra tra il gruppo storico e quello emergente delle Palazzine. I ‘Paparella’ ovvero Michele e Aniello Di Biase riunirono attorno a sè gli scontenti del clan Mallardo, quelli che nel corso del tempo erano stati esclusi dalla storica famiglia criminale e giovani rampolli che si erano fatti le ossa tra furti e rapine. Michele Di Biase finì, insieme a Gennaro Catuogno ‘o scoiattolo, nel mirino dei Mallardo.
Non a caso in una chiara intercettazione riportata nell’ordinanza di custodia cautelare due pregiudicati, che sapevano delle pressioni che il boss Francesco Mallardo aveva rivolto a Michele Di Biase affinchè aderisse alle sue disposizioni parlano tra di loro senza sapere di essere ascoltati: “E’ arrivata l’imbasciata? Vicino a Paparella ha detto ora comandi tu”, dice il primo. E il secondo di rimando: “Ma quello basta che non lo stendono proprio”. E allora la convinzione: “Di mano a Ciccio?”. Secca la risposta: “Si, si”. E il primo conferma:” Ha detto che se succede qualcosa, stavolta ti abbiamo avvisato per tuo figlio, facciamo finta che non è successo niente, a tuo figlio digli che si mette a lavorare, viene a finire che se ne va da Giugliano”. e proprio Aniello Di Biase insieme con Domenico Chiariello, recepita l’imposizione del boss Francesco Mallardo di fermare lo spaccio di droga a Giugliano entro il 30 aprile, avevano intenzioni di dedicarsi rispettivamente al contrabbando di sigarette e prostituzione. In una conversazione tra i due si ascolta: “Dobbiamo vedere di fare qualcosa…le sigarette…ci possiamo prendere i soldi delle put…? Deve essere una nostra capacità prenderceli, ci possiamo gestire questa cosa?”, afferma di Biase a Chiariello che replica: “Tutte le case di appuntamento a Varcaturo, Lago Patria..le facciamo chiudere tutte quante..scendiamo una mattina…deve essere una bravura nostra a prenderceli…”. Tra gli obiettivi della cosca anche le gare di appalto del Comune e l’imposizione delle buste nel mercato del giovedì.Ma sono arrivati gli arresti e le loro mire espansionistiche e di autonomia sono finite. Anche se probabilmente con il carcere hanno avuto salva la vita, almeno per il momento.
Antonio Esposito
