Napoli. Si cercano i finanziatori con il sistema delle “puntate” oramai consolidato nel mondo del narco traffico internazionale delle otto tonnellate di marijuana sequestrate ieri dalla Guardia di Finanza in un capannone nei pressi del cimitero di Poggioreale. “Il sequestro eseguito dai nostri finanzieri ha impedito che un vero e proprio fiume di droga finisse a disposizione dei giovani di Napoli e provincia”, aveva detto ieri il generale Gianluigi D’Alfonso, comandante provinciale della Guardia di Finanza di Napoli, nell’illustrare la brillante operazione portata a compimento dai suoi uomini. L’inchiesta, che è coordinata dalla Dda di Napoli ha puntato i suoi riflettori sui clan ricchi, quelli che hanno la possibilità di avere grosse somme di denaro a disposizione per una operazione del genere. Ottanta milioni di euro il valore al dettaglio e il danno economico inferto alla camorra partenopea: il più ingente mai sequestrato in una città, avrebbe prodotto otto milioni di dosi da spacciare un po ovunque in Campania. In primo luogo il clan Contini e i soci dell’Alleanza di Secondigliano ovvero i Mallardo di Giugliano e i Licciardi della Masseria Cardone di Secondigliano, sarebbero questi i principali finanziatori di quella ingente partita di “fumo” sequestrata che portava il marchio “Sky”. E poi gli Amato-Pagano, i clan del rione Traiano ma anche il cartello di Marano composto dalle famiglie Orlando-Nuvoletta-Polverino, e ancora i Mazzarella, i Tamarisco di Torre Annunziata con altre famiglie del Vesuviano e quasi certamente il cartello criminale degli ex Pecoraro-Renna del Piana del Sele nel Salernitano e altre famiglie camorristiche del Casertano. Una vera e propria holding criminale creata per il business della droga anche se divisi da interessi territoriali. La sostanza stupefacente sequestrata era di altissima qualità, hanno spiegato gli investigatori. Merce, insomma, di qualità “superiore”. Individuate la rotta e il luogo di partenza: da uno dei porti del Marocco che si affacciano sul Mediterraneo, il carico è transitato per la Spagna e poi è stato condotto fino a Napoli. L’indagine e’ partita dallo sviluppo di una informativa che identificava la zona in prossimità del cimitero di Poggioreale come una delle basi di stoccaggio di ingenti quantita’ di droga. I bancali, arrivati con tir direttamente dalla Spagna, erano stipati in un capannone che si occupa di import-export, la cui titolare e’ stata arrestata. I finanzieri hanno sequestrato 276 pacchi di juta plastificafa, che conteneva 100 panetti di droga con all’interno listelle da 100 grammi. Erano tutte marchiate con la sigla ‘Sky’, che secondo gli investigatori rappresenta una qualità altissima della sostanza stupefacente. “Sono in corso indagini serrate perchè riteniamo che questa droga possa essere anche di più clan – ha detto il comandante provinciale Gianluigi d’Alfonso – siamo soddisfatti perchè riteniamo di aver tolto dalla disponiblità dei giovani un vero fiume di droga”.
