Strage di Bologna, la confessione di Fioravanti: ‘Falcone mi indagò perché costretto, poi mi fece proteggere in carcere’

Ultime News

Napoli, a processo un uomo accusato di aver tentato di uccidere il fratello per l’eredità

Il 25 marzo avrà inizio il processo immediato a...

Cassazione annulla condanna per omicidio Di Marzo nel caso La Gatta: nuovo colpo di scena

Annullata la Condanna per l'Omicidio di Giuseppe Di Marzo:...

Secondigliano, il ras del Berlingieri controllava lo spaccio con un paniere alle cinque del mattino

Secondigliano, smantellata una rete di spaccio: i dettagli dell'operazione...

Come fece Francesca Mambro, anche Valerio Fioravanti nel corso della sua ultima giornata di testimonianza nel processo a Gilberto Cavallini ha parlato di Giovanni Falcone e del suo coinvolgimento nel delitto Mattarella. “Due o tre giorni dopo la puntata di ‘Samarcanda’ in cui Leoluca Orlando disse che Falcone aveva le prove contro i fascisti ma le teneva nascoste – ha detto l’ex capo dei Nar – il magistrato mi chiamo’ e mi disse: ‘Fioravanti io non credo a questa cosa, ma lei si rende conto che a questo punto se non procedo divento anch’io della P2′”. A quel punto, ha spiegato l’ex Nar, “io ragionai cosi’: so cosa si vuole da me, se avessi un mandante da proteggere confesserei, direi di aver commesso l’omicidio con un amico, magari morto, inventerei un mandante, tutti sarebbero contenti e non avrei nulla di cui vergognarmi. Ma decisi di non farlo”.Poi, ha chiuso Fioravanti, Falcone “mi fece trasferire nella ‘gabbia di vetro’, una cella con una parete di vetro e quattro agenti che ti sorvegliano, e per sei mesi sono stato cosi’, perche’ l’assunto era che dovevo essere protetto”.

Cronache della Campania@2018

- Advertisement -