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Cronaca Nera

La famiglia di Maria Paola: ‘Chiusi nel dolore per doppia tragedia’. Arci gay Napoli attacca don Patriciello

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il fratello di maria paola

il fratello di maria paolaSono “chiusi nel loro dolore” i familiari di Maria Paola Gaglione, giovane di Caivano morta nella notte tra venerdì e sabato mentre veniva inseguita dal fratello Michele, contrario alla sua relazione sentimentale con Ciro Migliore, ragazzo trans.
 
Franco Gaglione, Pina Amico e Sefora Zanfardino, rispettivamente padre e madre di Maria Paola e Michele, e moglie di Michele nonché cognata di Maria Paola, si sono affidati all’avvocato Francesco Luigi Marini per veicolare le loro comunicazioni in un momento in cui “stanno vivendo una tragedia nella tragedia”: una figlia che non c’è più e un figlio indagato per omicidio preterintenzionale e attualmente in carcere a Poggioreale. Silenzio stampa assoluto quindi, con la sola eccezione di un appello inviato questa mattina “alla comunità gay” affinché, nel giorno dei funerali che si celebreranno oggi alle 16 a Caivano, possa “partecipare non tanto fisicamente quanto emotivamente, insieme a loro, all’ultimo saluto”.
Solo attraverso comunicati diffusi dal legale, viene ribadito, i familiari di Maria Paola nei prossimi giorni risponderanno in merito a notizie di stampa “non veritiere” che stanno circolando in merito alla tragica vicenda della loro figlia e agli “attacchi derivanti dall’onda emotiva” che stanno ricevendo.
Intanto l’associazione Antinoo Arcigay Napoli esprime “tutta la sua amarezza e la sua delusione nel constatare che, in una circostanza gravissima come la morte di Maria Paola Gaglione, un punto di riferimento importante per la comunità del territorio, don Maurizio Patriciello abbia utilizzato le colonne della testata ‘L’Avvenire’ per accusare l’Arcigay di Napoli di voler strumentalizzare la drammatica vicenda di Caivano, attraverso un comunicato stampa, quello diramato per denunciare il fatto sangue, che, a detta del parroco, sarebbe inesatto sin dall’inizio”. E’ quanto si legge in un lungo comunicato dell’Arcigay di Napoli. “Le inesattezze a cui fa riferimento don Patriciello ci sono, è vero – prosegue la nota – e sono relative all’età della ragazza morta e al nome del fratello tratto in stato di fermo. Due errori formali, due refusi per dirlo in termini tecnici, dettati dalla tensione del momento e dalla drammaticità del fatto che ha profondamente scosso l’animo della comunità Lgbt+.
Resta il fatto che non si capisce quale sarebbe la ragione per cui il comunicato di un’associazione di volontariato presente da 36 anni sul territorio, come Antinoo Arcigay Napoli, avrebbe avuto un intento strumentalizzante. Quale interesse personale, ci chiediamo attoniti, avremmo perseguito nel denunciare la violenta storia di sangue che ha colpito una giovane coppia, il cui amore è stato distrutto per il semplice fatto di non essere conforme a standard socio-culturali proprio di un immaginario sessista, maschilista, misogino e patriarcale? Quale forma di manipolazione avremmo agito sui fatti in questione?”.
Secondo Arcigay Napoli, soprattutto in territori socialmente e culturalmente difficili, come quello in cui si è consumato il fatto”.
Inoltre, prosegue Arcigay Napoli, “non è possibile non reagire con un sussulto di sdegno verso il maldestro tentativo di giustificare il gesto di Michele Gaglione che, qualora la dichiarazione riportata da Rai News fosse vera, ‘ridurrebbe’ un atto di violento frutto di immotivato e cieco odio transfobico in una ‘lezione’ finita male, come se fosse possibile avallare, nel 2020, l’ipotesi di un intervento punitivo, di tipo familiare, funzionale a castigare e reprimere, con forza e brutalità, la dimensione affettiva di una ragazza maggiorenne, ‘colpevole’ di vivere un amore non conforme alle attese maschiliste, transfobiche ed eterosessiste della famiglia.
Padre Patriciello, invece di utilizzare le colonne dell’Avvenire per gettare discredito sul lavoro disinteressato e continuo dei militanti Lgbt, facendo riferimento a oscure e imperscrutabili strumentalizzazioni delle notizie, avrebbe potuto chiarire il proprio pensiero, stigmatizzando con fermezza e decisione qualsiasi forma d’odio e di violenza nei confronti delle persone Lgbt+ e consolidando in questo modo quella cultura della legalità e del rispetto per l’altro, di cui ha un vitale bisogno un territorio martoriato dalla camorra”, conclude la nota di Antinoo Arcigay Napoli.
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Cronache della Campania@2016-2020

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