“Qua stanno arrivando mitra, kalashnikov, pistole…”. Aveva un’ampia disponibilità di armi che non esitava a usare il clan Andretta di Acerra, per supportare i suoi business – droga, usura ed estorsioni – ma anche per difendersi quando, malgrado i buoni rapporti, sorgevano attriti con il clan Avventurato.
Emerge da una intercettazione captata dai carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Castello di Cisterna che oggi, al termine di indagini coordinate dalla DDA di Napoli (sostituto procuratore Giuseppe Visone), hanno decapitato due famiglie malavitose guidate, secondo gli inquirenti, da Salvatore Andretta e da Bruno Avventurato.
A parlare è il figlio del boss Andretta che avverte il padre dell’imminente arrivo di un carico d’armi. La conversazione mette anche…
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