Il narcotrafficante internazionale Raffaele Imperiale è stato arrestato a Dubai due anni dopo essere stato latitante. Dopo la sua cattura, è stato consegnato uno dei suoi tesori, un “tesoretto” in bitcoin del valore di 1,8 milioni di euro, alle autorità italiane. Questo ha contribuito a un processo di confisca, il quale è stato orchestrato attraverso una piattaforma di scambio internazionale di criptovalute, da parte di una squadra di specialisti del Gico di Napoli e dello Scico della Guardia di Finanza, affiancati da un consulente nominato dal Tribunale e un istituto bancario italiano. Infatti, il contabile e stretto collaboratore di Imperiale, Corrado Genovese, era latitante dal 25 novembre 2022 ed è stato arrestato il 13 marzo 2023 al suo arrivo a Fiumicino dagli Emirati Arabi Uniti.
Il contabile ha consegnato i codici criptati necessari per accedere a 2 milioni di USDt, una moneta virtuale emessa dalla società Tether Ltd che replica il valore del dollaro USA. Dopo complesse operazioni, la somma, corrispondente a 1,8 milioni di euro, è confluita nel Fondo Unico Giustizia (FUG). Questo denaro deriva principalmente da un residuo di cassa dell’organizzazione di narcotrafficanti capeggiata da Imperiale, pari a circa 1,7 milioni di USDt, mentre il resto costituiva il compenso spettato a Genovese, il quale gestiva i pagamenti della cocaina, i conti correnti e gli investimenti del denaro frutto del traffico di droga.
Questo importante passaggio di fondi rappresenta un duro colpo per l’organizzazione criminale legata al traffico di droga e sottolinea i progressi delle autorità nella lotta al crimine organizzato. La confisca di beni ottenuti illegalmente, inclusi i cripto-tesori, è cruciale per indebolire il potere e le risorse delle attività criminali.
