Vincenzo Baia, testimone nel processo per le violenze perpetrate ai detenuti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere il 6 aprile 2020, racconta di essere sopraffatto dalla paura ogni volta che vede avvicinarsi delle guardie alla sua cella. Dopo gli episodi di pestaggi e percosse subite, ha perso la capacità di urinare in piedi.
Durante l’interrogatorio davanti ai pubblici ministeri Alessandro Milita, Daniela Pannone e Alessandra Pinto, Baia interrompe più volte il suo racconto a causa dell’emozione. Il processo coinvolge 105 imputati tra agenti penitenziari, funzionari del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) e medici dell’Asl di Caserta.
Baia è uno dei 14 detenuti che sono stati isolati dopo i pestaggi del sei aprile, in quanto ritenuti i promotori della protesta del giorno precedente. Racconta di essere stato violentemente picchiato da una guardia, identificata come l’agente Stanislao Fusco, all’ufficio matricola del carcere. Anche la sua barba è stata strappata e subisce un’altra aggressione da un agente al piano terra del reparto Nilo.
Durante l’udienza, Baia identifica diversi imputati, ma sorge qualche confusione quando si tratta di riconoscere un agente che lo ha aiutato. Viene contestato il suo racconto da parte del difensore di uno degli imputati, che sottolinea delle incongruenze nelle sue precedenti dichiarazioni. Baia nega di aver firmato una relazione disciplinare che spiegava il suo isolamento nel reparto Danubio a seguito delle proteste del 5 aprile.
Fonte
