I racconti dei due pentiti di camorra sul brutale omicidio di Giulio Giaccio avvenuto il 30 luglio 2000 tra le campagne di Pianura e Marano sono agghiaccianti. L’operaio fu ucciso e sciolto nell’acido su ordine del clan Polverino, poiché fu scambiato per un uomo che frequentava la sorella di un boss disapprovato. Attualmente, Salavtore Cammarota e Carlo Nappi sono sotto processo per l’omicidio, con una richiesta di 30 anni di carcere. Anche Raffaele D’Alterio, Luigi De Cristofaro e Salvatore Simioli sono stati arrestati in relazione a questo caso.
La storia del delitto è stata raccontata per prima da Roberto Perrone, ex boss di Quarto diventato collaboratore di giustizia. Perrone ha espresso il suo dissenso per il coinvolgimento in un omicidio che non avrebbe approvato. D’Alterio ha sparato alla testa di Giaccio mentre Cammarota ha tirato fuori il corpo senza vita e lo ha insultato. Nappi successivamente ha sciolto il cadavere nell’acido e ne ha disperso i resti.
Ulteriori dettagli sul delitto sono stati forniti da Giuseppe Ruggiero, un altro pentito del clan Polverino. Ruggiero ha riferito che D’Alterio, Perrone, Simioli e De Cristofaro erano presenti durante l’omicidio e che D’Alterio è stato l’esecutore materiale del crimine. Tuttavia, il boss Antonio Polverino si è sentito tradito dall’atto e ha tentato di scoprire chi fosse responsabile, ma nessuno ha ammesso di saperne qualcosa.
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