Da Bardellino ai collusi: verbali secretati di Francesco Schiavone

La notizia del pentimento del boss dei Casalesi, Francesco Schiavone, noto come “Sandokan”, sta circolando sul web in tutto il mondo da stamane. Il potente capoclan, tra i fondatori della cosca che per anni ha inquinato la Campania a livello ambientale, si è ora impegnato a collaborare con la giustizia, diventando il secondo vertice a prendere questa decisione dopo Antonio Iovane. Restano irriducibili Michele Zagaria e Francesco Bidognetti.

Francesco Schiavone, di 70 anni, è detenuto da 26 anni in carcere, molti dei quali in regime di isolamento. Attualmente risulta essere malato e si trova nel carcere di massima sicurezza de l’Aquila. La sua decisione di pentirsi potrebbe essere stata influenzata dal pentimento dei suoi figli Nicola e Walter, entrambi coinvolti con la giustizia.

Dal pentimento di Schiavone risalente agli inizi di marzo, sono stati mantentuti segreti i dettagli dei verbali illustrativi. Durante i primi incontri con i magistrati della Direzione Nazionale Antimafia, vengono ammessi solitamente i crimini più gravi commessi. Le confessioni di Schiavone potrebbero includere dettagli sulla sua ascesa alla leadership del clan dei Casalesi e sull’assassinio di Antonio Bardellino, nonché sui suoi legami con la politica e gli imprenditori di Caserta e provincia.

Francesco Schiavone, noto come Sandokan per la sua somiglianza con l’attore Kabir Bedi, è stato per anni il leader del clan dei Casalesi. Dopo una lunga carriera nel crimine, culminata con varie condanne all’ergastolo, ha deciso di collaborare con la giustizia dopo essere stato detenuto per 26 anni. La sua decisione segue l’esempio dei suoi figli Nicola e Walter, diventando così il secondo capoclan dei Casalesi a pentirsi.

Libera Campania ha commentato positivamente il pentimento di Schiavone, auspicando che possa contribuire a fare luce sulle connessioni politiche e imprenditoriali del clan dei Casalesi, così come sui numerosi crimini commessi nel corso degli anni. Il referente di Libera Campania, Mariano Di Palma, ha sottolineato l’importanza del pentimento nel contrastare la criminalità organizzata e nel portare alla luce fatti altrimenti nascosti.

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